Notiziario FLP Difesa n. 17 del 08 marzo 2024 –
Torna puntuale la Festa della donna, una festa che col cambiare delle stagioni mantiene la sua valenza sulle tematichedi genere, come ha dimostrato quest’anno l’enorme successo di critica e di pubblico ottenuto dal film “C’è ancora domani”, che racconta una donna degli anni ’40, che ha vissuto il primo dopoguerra, il primo voto alle donne (80 anni fa), un odioso rapporto col marito violento che ha fatto piangere le sale di tutta Italia per la verosimiglianza di quella storia con un passato non troppo lontano e riscoperto nella memoria collettiva. Per quel film Paola Cortellesi si è aggiudicata il premio Afrodite, che celebra il talento femminile nella cultura e nello spettacolo, insieme a Carolina Crescentini, premiata a sua volta per il film “Unfitting”, che denuncia con ironia il fenomeno del “body shaming” (la violenza psicologica esercitata sulle donne che in sede di selezione vengono valutate per l’aspetto fisico e/o l’età, anziché per il loro talento).
Un tema attualissimo quello della violenza di genere al giorno d’oggi: è stato notevole il clamore mediatico destato dal femminicidio di Giulia Cecchettin, una giovane studentessa veneta che stava per laurearsi in ingegneria, uccisa dall’ex fidanzato che non voleva saperne di lasciarla andare e che l’ha ritenuta una sua proprietà, senza accettare il fatto che la gelosia non è un segno d’amore. Il problema è che il 30% degli adolescenti recentemente intervistati da Save the Children pensa che la gelosia sia un segno d’amore, non rendendosi conto di togliere significato e valore a sé stesso, che il possesso è un tentativo di compensare la mancanza di autostima, e che le relazioni dovrebbero essere il frutto di una scelta e non di un bisogno. E drammatico è che nello stesso rapporto di Save the Children sia emerso anche che un adolescente su 5 ritiene normale che in una relazione ogni tanto scappi uno schiaffo, una spinta, alimentando così quel maledetto circolo vizioso.
Da dieci anni si rinnova la mostra “Com’eri vestita” con la campagna sulla violenza di genere “Io lo chiedo,-il sesso senza consenso è stupro” . “Com’eri vestita” è la domanda che viene regolarmente posta alle presunte vittime, senza evidentemente chiedersi se potrebbe mai bastare cambiare i vestiti per porre fine agli stupri… La mostra è arrivata in Italia grazie ad Amnesty International, e dimostra come non sia l’abito che si indossa la causa di una violenza sessuale, ma è una persona la causa del danno. E il non riuscire a sottrarsi all’abuso si presta, agli occhi di ascolta, a non escludere che la vittima possa in realtà essere complice. La domanda “Com’eri vestita” è sbagliata e violenta anch’essa; invece di chiedere alla vittima perché si sia lasciata violentare, bisognerebbe semplicemente chiedere perché le sia stata usata violenza, e chi ne sia responsabile.
Camminando fra quei vestiti è capitato che le visitatrici si siano sentite fortunate per aver indossato indumenti simili a quelli esposti, ed essersela cavata con molestie di rango inferiore, come una carezza (foriera di altre intimità), una pacca sul sedere, l’invito a cena con sottinteso dopo cena (nella convinzione che quell’abito presupponesse una facilità all’arrendevolezza). Invece quegli abiti parlano delle donne che li portavano al momento dello stupro: vicino ad un abito corto, rosso, le parole della ragazza: ”volevo solo passare una bella serata e divertirmi insieme a mia sorella. Invece mi ha stuprata non so quante volte”.
Cogliamo dunque ancora una volta l’occasione per una riflessione sugli spunti offerti da questa giornata, che non sono evidentemente superati.
Auguroni a tutte le colleghe!!!
LA COORDINATRICE GENERALE – Maria Pia BISOGNI
Notiziario FLP Difesa n. 16 del 8 marzo 2021 –
Oggi è l’8 marzo, la giornata dedicata alla riflessione sulla condizione delle donne nel mondo e nel lavoro: le statistiche continuano ad essere impietose: oggi in Italia lavora il 50% circa delle donne, un po’ meglio che all’inizio della pandemia, molto di meno della media europea, che arriva al 65%, con picchi dell’80% risalendo verso nord; in gran parte a tempo determinato/part-time, dunque poco retribuito e precario, nonostante un discreto livello culturale medio. Una sconfitta per il paese, che sperpera un potenziale di cervelli importante sul piano economico e sociale. Come investire su Federica Brignone e poi farla giocare nella squadra di sci parrocchiale. Guardiamoci, ora che arrivano i soldi del PNRR, non sprechiamo un’altra occasione.
Dopodiché, vogliamo anche le mimose…
Ma questa riflessione si svolge mentre, dopo le angosce di due anni di COVID, ci siamo addentrati, senza soluzione di continuità, in quelle di questa indicibile guerra che si sta perpetrando vicino casa nostra, in Europa. Una guerra voluta per ottenere la neutralizzazione dell’Ucraina, il riconoscimento dell’annessione della Crimea alla Russia, e il riconoscimento dell’indipendenza del Donbass. Una guerra che non è lampo, perché il territorio ucraino è molto esteso, e perché il suo popolo si sta battendo incredibilmente per la sua libertà. Una guerra che vede i civili costretti a nascondersi come topi nei sotterranei cittadini sotto i boati incessanti delle bombe. Le cronache di questi giorni documentano l’eccidio: una intera famiglia, una mamma con due bimbi, sterminata da un colpo di mortaio a Irpin; muoiono sotti i colpi tanti bambini innocenti, Kirill, Polina, Semion, e tanti altri, e gli ospedali non hanno strumenti per salvarli. Non si trova più acqua né pane, i negozi e i camion dell’Unicef sono presi d’assalto. Si blocca la corrente elettrica, sono bloccate le telecomunicazioni; gli ospedali non hanno più medicine; sono più di 1 milione e mezzo i profughi, (fanno specie gli ex bimbi di Chernobyl che tornano in Italia come profughi); e i corridoi umanitari sono bloccati. Sono tante le manifestazioni di aiuto e solidarietà, che gli ucraini non si aspettavano, ma intanto Il presidente Zelensky si appella all’Occidente responsabilizzandolo: “Se non ci date la no-fly zone, almeno forniteci aerei, altrimenti anche voi volete che ci uccidano lentamente”.
Ieri era la domenica del Perdono per i cristiani, ma il presidente ucraino ha urlato al mondo il dolore del suo popolo martoriato: “Noi non perdoneremo le centinaia e centinaia di vittime, le migliaia e migliaia di sofferenze. E neanche Dio lo perdonerà. Ne oggi, né domani, né mai. Al posto della giornata del Perdono, il giorno del Giudizio”.
Si tratta di una guerra moderna, con incursioni “cyber”, dove la comunicazione può diventare anch’essa strumento di lotta psicologica, con le fake news, con la creazione di siti che forniscono informazioni sui prigionieri di guerra russi altrimenti impossibili. Per questo la Russia adotta contromisure quali la legge sulle fake news, che prevede fino a 15 anni di carcere, e quali la chiusura di tv, radio e social network. E sono migliaia gli arresti per reprimere le manifestazioni contro la guerra.
Il resto del mondo sanziona economicamente la Russia; -7% la perdita del PIL russo stimata da Moody’s nel 2022; sia grandi marchi della moda che Ikea hanno chiuso contemporaneamente i loro negozi in Russia annunciando lo stop di tutte le operazioni ma garantendo lo stipendio alle loro migliaia di dipendenti russi; le carte di credito smettono di funzionare e il Cremlino ha proibito bonifici all’estero sopra i 5000 dollari. VISA, Mastercard e American Express si ritirano dalla Russia, rimandando tutti all’età del contante; i maggiori produttori di hardware e software, da Microsoft a Nvidia, ritirano l’appoggio ai clienti russi; sono proibite manutenzione e vendita di ricambi per gli aerei russi. E molti cittadini russi stanno scappando, spesso senza una lira.
Oggi siamo sospesi nella condizione della “quiete prima della tempesta”, poiché le truppe russe si sono ammassate vicino a Kiev. Tutto il mondo sta manifestando per la pace, ed esprimendo solidarietà al popolo ucraino, agli uomini che stanno combattendo una lotta impari contro il colosso militare russo, alle donne che sono chiamate a fuggire per provvedere alla sopravvivenza dei loro bambini e dei loro vecchi, e a quelle che, anch’esse, restano in patria insieme ai loro uomini sul fronte della guerra.
Facciamo nostre le parole di Papa Francesco nell’Angelus di domenica: “In Ucraina scorrono fiumi di sangue e lacrime, non si tratta di una operazione militare, ma di guerra, che semina morte, distruzione e miseria. La guerra è una pazzia”.
E riflettiamo sulla nostra memoria corta: abbiamo assistito alle atrocità di un’altra guerra, più vicina, nella ex Jugoslavia, abbiamo negli occhi le cronache delle vicissitudini dei profughi afgani e di quelli siriani in fuga da altre guerre; abbiamo letto le testimonianze del genocidio degli armeni, e i ricordi delle due guerre mondiali del 900 con la persecuzione degli ebrei.
Se lo stupro è una violenza contro la volontà di una persona che non vuole appartenere al suo stupratore, la guerra è una immane violenza che si consuma tra popoli.
Vogliamo pensare che forse oggi qualcosa è cambiato, forse non diremo ancora dei profughi “aiutiamoli a casa loro”; facciamo ciascuno qualcosa di concreto, e alimentiamo la memoria perché le tragedie non si ripetano.
Intanto siamo ancor di più vicine con tutto il cuore alle donne ucraine, oggi che dovrebbe essere anche la loro festa. Che l’8 marzo possa essere un giorno che annuncia PACE.
Auguri a tutte le donne
p LA SEGRETERIA NAZIONALE FLP DIFESA
M.Pia BISOGNI – M.Teresa CAMPARA – Leonia CARDONE – M.Teresa D’URZO – Enza TEOFILI
Notiziario FLP DIFESA n. 23 dell’ 8 marzo 2020 –
Si festeggia oggi la giornata mondiale dedicata alle donne, nel clima surreale creato dal diffondersi della epidemia da coronavirus, con numeri sempre più importanti di persone toccate dal virus, di malati gravi, e, a Dio piacendo, anche di persone guarite.
La politica si è sforzata di farci comprendere che il problema più grosso è la gestione delle emergenze, limitate in percentuale, ma sufficienti a sovraccaricare oltremodo le strutture ospedaliere e in particolare quelle dedicate alle terapie intensive, e che per questo l’obbiettivo primario della collettività intera è di ridurre al massimo le possibilità ed i numeri del contagio. E a tal fine nel corso dei giorni sono stati emanati i provvedimenti necessari per coordinare gli interventi su tutto il territorio nazionale.
Fra questi, di particolare interesse è, per tutto il pubblico impiego, la Direttiva della Funzione Pubblica con la quale viene incentivato il ricorso allo smart-working. Questa modalità di lavoro a distanza nasce per conciliare lavoro e vita privata, per salvaguardare in particolare le situazioni di carico familiare, di handicap, di svantaggio, di volontariato; supera il vincolo di presenza sul posto di lavoro e di rigidità dell’orario, valorizza la autonomia nella gestione del proprio lavoro, e si fonda su una costante collaborazione anche a distanza col proprio ufficio. La legge istitutiva, la 124/2015 imponeva a tutte le P.A. di garantire entro il 2018 la possibilità di avvalersi delle citate modalità di lavoro flessibile” ad almeno il 10% del proprio personale, ove lo avesse richiesto, e prevedeva che i relativi Dirigenti venissero valutati per la loro azione propulsiva.
Nel corso del 2018 nella Difesa si è proceduto ad una sperimentazione, cui è seguita una fase di monitoraggio utile al fine di verificare le potenzialità della norma in ambito nazionale. Il progetto sperimentale era contenuto in un Regolamento presentato da Segredifesa quale risultato ”…dell’accurato e proficuo approfondimento…” a cura degli Organi Programmatori, che aveva coinvolto un contingente di sole 83 unità, di cui 43 unità dell’Area Tecnico/Amministrativa, (17 ripartite fra Segredifesa e Direzione Nazionale degli Armamenti; 26 a Persociv), 40 per l’area Area Tecnico-Operativa (9 per SMD, e i restanti per SMM, SMA, e altri Enti centrali quali COMLOG EI, COMANDO SANITA’ E VETERINARIA, etc.) . Significativa è stata la clamorosa assenza di progetti per l’intera periferia, l’area della Giustizia, l’area dell’Agenzia Industrie Difesa. In ogni caso la sperimentazione 2018 ha fatto da battistrada per un più ampio accesso al lavoro agile da parte di lavoratrici e lavoratori su tutto il territorio nazionale, avendo dimostrato che è possibile darvi attuazione, fra l’altro, superando le prevedibili resistenze alla perdita del controllo visivo e diretto della presenza e della prestazione del sottoposto.
Oggi la emergenza da coronavirus ci mette davanti alla necessità di arginare il rischio di contagio, e dunque il ricorso al “lavoro agile” costituisce anche uno strumento forte per affrontare il problema, risolvendo al contempo esigenze private di gestione di figli in età scolare, di genitori anziani ad alto rischio, di sovraesposizione nelle zone maggiormente colpite dal virus, di pendolarismo, di handicap, e di tutela del nostro personale, la cui età media è sufficientemente elevata da far sentire forte il bisogno di una maggior cautela rispetto ai lavoratori più giovani.
Ma nonostante le sollecitazioni che provengono dal Governo e dalla Funzione Pubblica, la nostra Amministrazione procede a macchia di leopardo: Segredifesa vi ha dato seguito con propria circolare attuativa, operante per la sola area tecnico amministrativa, e dunque per il Centro; il personale militare ha la possibilità di assentarsi dal servizio mediante il ricorso al congedo straordinario per un notevole arco temporale, senza intaccare ferie e altre tipologie di permessi; invece la stragrande maggioranza del personale civile può solo ricorrere alle ferie e agli altri permessi retribuiti previsti dall’ordinamento, che certamente da soli non bastano a coprire la durata di questa imprevedibile vicenda.
Basterebbe un intervento più specifico dei nostri vertici politici e militari per trovare soluzioni efficaci, per superare difficoltà e comprensibilissime ansie, che riguardano tutti, a partire dalla popolazione femminile che mediamente porta i maggiori carichi di cura familiare; perciò ancora vogliamo loro rappresentare la necessità di superare gli ostacoli ad un’ampia attuazione dello smart working, anche alla luce dei benefici che porterebbe nella situazione cogente prima di tutto a questa Amministrazione, e di riflesso all’intera collettività.
Auguri ancora a tutte le lavoratrici della Difesa!
IL COORDINAMENTO NAZIONALE (Maria Pia Bisogni)
Notiziario n. 25 dell’ 8 marzo 2018 –
Alla vigilia della festa dell’8 marzo, ci è pervenuta dalla collega Maria Pia Bisogni, nostra rappresentante in seno al CUG del M.D., la seguente riflessione che proponiamo alle colleghe e ai colleghi.
” Anche quest’anno arriva la ricorrenza della Festa delle donne, e sempre più spesso si sente dire dalle stesse che non credono più al valore di questa giornata. Questo probabilmente non perché siano certe che la parità sia stata raggiunta, quanto piuttosto perché si sono convinte della inutilità della battaglia.
Sta di fatto che le cronache continuano a bombardarci di notizie che confermano che la parità e le pari opportunità sono ben lontane dall’essere raggiunte, che le molestie sessuali e lo stalking sono uno sport ancora molto praticato, e che il bilancio delle vittime di femminicidio è ancora molto alto, e non solo non accenna a diminuire, ma sembra continuamente aumentare.
Quanto alle molestie, ha provocato uno scandalo mondiale il caso del produttore americano molestatore seriale di attrici di calibro internazionale, che, dopo la denuncia da parte di una delle vittime che ha documentato la cruda verità, è stato accusato da una quantità di altre attrici di calibro internazionale che hanno trovato, a distanza di anni dai fatti, il coraggio di esporsi in massa.
Fa specie che le reazioni siano state clamorosamente contrastanti: da un lato sono scattate iniziative di sostegno al “molestatore”, e dall’altro fortunatamente sono state sottoscritte iniziative, quali quella vista nella recente cerimonia di premiazione degli Oscar americani, o quella italiana di “DISSENSO COMUNE”, atto di testimonianza e solidarietà di numerosissime e famose attrici italiane nei confronti delle colleghe che in Italia e nel mondo hanno avuto il coraggio di denunciare. In tale documento si ribadisce che il fenomeno non può essere circoscritto di volta in volta, attribuendo il ruolo di capro espiatorio al singolo e creando le condizioni perché, passata l’ondata di sdegno, non si cominci a chiedersi perché sia successo, e se le persone “molestate” non abbiano una qualche responsabilità nell’accaduto: non deve essere confuso il “gioco della seduzione” con la molestia sessuale, non deve essere trascurata la volontà di ciascuna delle persone coinvolte.
La disuguaglianza di genere negli spazi di lavoro mette a rischio tutte le donne, perché nella condizione di subordinazione gerarchica è più facile il ricatto: succede alla segretaria, all’operaria, all’immigrata, alle studentesse, alle specializzande, alle collaboratrici domestiche. Bella la chiusura di quel documento, ove si afferma che “quelle che sono state le vittime del sistema ora (insieme) hanno la forza per smascherarlo e ribaltarlo.” E a tal proposito, sempre dal cinema, ci arriva uno spunto di riflessione, con un film, ”Nome di donna”, che narra di una giovane donna che trova lavoro presso una residenza per anziani, dove la sua serenità viene intaccata dalle avances e dall’abuso di potere del direttore della struttura: la storia è emblematica, e si ragiona sui comportamenti di chi vive intorno ai protagonisti della vicenda.
Dunque è evidente come sia tuttora di estrema attualità il bisogno di lavorare sulle coscienze, affinché sia riaffermato il principio del rispetto dell’altro e della sua volontà, che parte dai modelli che ciascuno di noi offre alle nuove generazioni, nel proprio mondo pubblico e privato, affinché ciascuno sia rispettoso delle donne che incontra, dalla propria compagna di scuola, alla fidanzatina, alla moglie, alla collega, alla professionista, alla propria figlia.
Sembra strano dover ancora dire questo, se si tiene conto che dal 1991 il numero di donne laureate rispetto agli uomini è sempre stato maggiore, con il picco del 2011 (58,9%). L’eccellenza, la capacità delle donne nell’impegnarsi su più fronti, la loro visione dei tempi della vita, dovrebbero essere considerate una risorsa strategica rilevante, un fondamentale supporto allo sviluppo delle attività produttive; ciò, tanto più se si tiene conto che le attività di cura saranno sempre più necessarie, nella prospettiva di un mondo sempre più anziano.
C’è sempre molto da fare, e nessun altro ha interesse a sostenerci, perciò è necessario riprendersi la consapevolezza della sopravvivenza del gap di genere tuttora esistente.
E perciò riprendiamoci la festa, dobbiamo crederci.
Buon 8 marzo a tutte le donne !!! ”
E, anche da parte di FLP DIFESA, buon 8 marzo a tutte le amiche e le colleghe, civili e militari, del Ministero della Difesa.
IL COORDINAMENTO NAZIONALE FP DIFESA
Notiziario n. 29 dell’8 marzo 2017 –
Alla vigilia della festa dell’8 marzo, ci è pervenuta dalla collega Maria Pia Bisogni, nostra rappresentante in seno al CUG, la seguente riflessione che proponiamo alle colleghe e ai colleghi.
“Anche quest’anno arriva la ricorrenza della Festa delle donne, e sempre più spesso si sente dire dalle stesse che non credono più al valore di questa giornata. Questo probabilmente non perché siano certe che la parità sia stata raggiunta, quanto piuttosto perché si sono convinte della inutilità della battaglia.
Sta di fatto che i dati forniti dai recenti studi elaborati dal CENSIS e dall’OCSE confermano che il nostro paese resta fanalino di coda in Europa nel superare le differenze di genere. Questi sono alcuni degli elementi valutati: in cifre, le italiane lavorano sempre di più, sono pagate meno, e il peso degli impegni familiari è soprattutto sulle loro spalle; la giornata media vede le donne avere: un’ora in meno di tempo libero rispetto agli uomini, quasi 4 ore in più di lavoro familiare, circa 2 ore in meno di occupazione retribuita. E anche se non lavorano , le donne impiegano per gli spostamenti soltanto 17 minuti in meno degli uomini, in auto o su mezzi pubblici, presumibilmente per accompagnare bambini e genitori anziani. Per contro è caduto lo stereotipo che “le donne passano davanti allo specchio più tempo degli uomini”: in una giornata, uomini e donne tra i 25 e i 64 anni dedicano alla cura personale il 46% del loro tempo (la differenza è dello 0,2%, e nelle 11 ore circa è compreso il riposo notturno).
Inoltre il rapporto del CENSIS conferma la differenza tra le retribuzioni: nel privato i salari sono inferiori del 19,6%, e nel pubblico del 3,7% in meno dei colleghi. Proprio per la necessità di conciliare le cure familiari con il lavoro, le donne accettano il part-time più spesso degli uomini, e siamo il 3° paese in Europa, dopo Grecia e Cipro, per donne in part-time involontario (60,3%). Il tasso di disoccupazione femminile in Italia è del 12,6%, contro una media europea del 8,8%, e la percezione delle scarse possibilità di avanzamento nella professione delle donne lavoratrici è segnalata dal 53% delle donne intervistate (e le più sfiduciate in Europa sono le italiane). L’OCSE conferma che: gli uomini italiani siano ancora poco collaborativi nei lavori domestici, e che dedicano ad aiutare la partner soltanto 100 minuti in media al giorno. E siamo avanti solo a Turchia, Portogallo e Messico, paesi che certo non brillano per emancipazione femminile. Ovvio che la crisi, e il limitato welfare italiano riversino sulle spalle delle donne il loro carico. Infatti nel 2016 siamo al penultimo posto in Europa per occupazione femminile tra i 15 e i 64 anni con il 48%; davanti alla sola Grecia, mentre la migliore è sempre la Svezia, con il 74,9%.
Perciò siamo ben lontane dall’aver raggiunto parità e pari opportunità, c’è molto da fare, e nessun altro ha interesse a sostenerci, dunque è necessario riprendersi la consapevolezza della sopravvivenza del gap di genere tuttora esistente. Eppure dal 1991 il numero di donne laureate rispetto agli uomini è sempre stato maggiore, con il picco del 2011 (58,9%). Eppure l’eccellenza, la capacità delle donne nell’impegnarsi su più fronti, la loro visione dei tempi della vita, dovrebbero essere considerate una risorsa strategica rilevante, un fondamentale supporto allo sviluppo delle attività produttive; ciò tanto più se si tiene conto che le attività di cura saranno sempre più necessarie, nella prospettiva di un mondo sempre più anziano.
Sul tema, val la pena di menzionare un film recente, “Hidden figures” (Figure nascoste), che in Italia diventa “Il diritto di contare”: una storia vera che racconta di donne nere, della loro intelligenza, del loro apporto in un mondo maschile come la NASA ai tempi dei primi voli spaziali, il cui contributo è stato essenziale nella corsa americana alla conquista dello spazio: Katherine Johnson, fisica e matematica, Dorothy Vaughan, matematica e manager, Mary Jackson, matematica e ingegnere. Vi si racconta di John Glenn, primo americano a entrare in orbita attorno alla terra per 3 volte, che non fidandosi del nuovissimo calcolatore IBM, chiese che la traiettoria fosse calcolata da quella “ragazza intelligente”, Dorothy.
E perciò riprendiamoci la festa, dobbiamo crederci.
Buon 8 marzo a tutte le donne !!! “
E, anche da parte della nostra O.S., buon 8 marzo a tutte le amiche e colleghe, civili e militari.
IL COORDINAMENTO NAZIONALE
Notiziario n. 26 del 7 marzo 2016 –
Alla vigilia della festa dell’8 marzo, ci è pervenuta dalla collega Maria Pia Bisogni, nostra rappresentante in seno al CUG del M.D., la seguente riflessione che proponiamo alle colleghe e ai colleghi.
“ C’è da chiedersi come sia percepita dalle donne oggi la giornata dell’8 marzo, se sia ancora sentita come una occasione per riflettere sulla loro storia e su quanto siano recenti le loro conquiste sociali e politiche, poichè sembra che molte stiano rifuggendo dall’idea di un femminismo d’altri tempi. E c’è dunque da chiedersi se sia ancora un tema d’attualità, se la Giornata Internazionale della Donna serve ancora a darci lo spunto per ricordarci da dove veniamo, noi donne, e dove stiamo andando, se è ancora il tempo di occuparsi di lotta contro discriminazioni e violenze di genere.
Eppure discriminazioni e violenze continuano ad essere di spaventosa attualità. I branchi di uomini organizzati che hanno aggredito le donne che festeggiavano il Capodanno 2016 a Colonia hanno mostrato quanto possano essere insicuri per le donne gli spazi pubblici anche in paesi che della sicurezza e della civiltà dei rapporti in pubblico hanno fatto la propria cifra. Quegli uomini hanno sfidato uno dei simboli della civiltà occidentale: la libertà delle donne di muoversi nello spazio pubblico senza essere aggredite. E questo episodio balzato alle cronache non ci porti a facili conclusioni anti-immigrati: le molestie ed aggressioni sulle donne europee ed occidentali nei propri paesi (1 su 3, secondo dati di Eurostat), provengono per lo più dalla mano di uomini, mariti, compagni, ex fidanzati, innamorati respinti.
Invece oggi più che mai la donna deve riaffermare la propria dignità, fronteggiare le conseguenze della esasperata mercificazione del suo corpo, imbattibile strumento di pubblicità, deve ambire al suo posto nel mondo, secondo le sue aspirazioni e le sue capacità. Oggi più che mai ciascuna dovrebbe poter aspirare a realizzare i propri sogni, pur in un mondo oppresso dalla crisi economica, dove maggiormente le donne sono chiamate ad assorbire le carenze conseguenti ai tagli alle politiche sociali, a concentrarsi sulle cure familiari; in un mondo sempre più anziano e bisognoso di assistenza, dove l’età della pensione per le donne lavoratrici si è spaventosamente allungata, quando si dovrebbe cominciare a badare di più alla propria salute, e diventa sempre più difficile conciliare orari di lavoro ed esigenze della famiglia.
A proposito: sarebbe significativo segnale da parte dell’ Amministrazione, in corrispondenza a questa giornata, il positivo riscontro alla iniziativa di FLP DIFESA, avviata nel lontano settembre 2015 (Notiziario n. 105 del 29.9.2015) e sollecitata recentemente con la lettera del 3 u.s. qui pubblicata, tesa al riconoscimento della possibilità, per i lavoratori “in peculiari situazioni personali, sociali e familiari” di ottenere, a domanda, una pausa pranzo ridotta a 10 minuti, con corresponsione del buono pasto, come previsto dal D. Lgs 8.04.2003, n. 66, come già in atto dal giugno 2015 presso il Ministero dei Beni Culturali.
Ci dia dunque questa giornata ancora una volta lo spunto per riflettere sulla nostra condizione, sulla nostra femminilità, sulla necessità che ciascuna possa raggiungere la giusta realizzazione personale e professionale, in casa, sul lavoro, nella società intera; non bastino le dichiarazioni di principio, c’è necessità anche di essere consapevoli, di non sottovalutare i rischi quando in gioco ci siamo noi, la nostra libertà e la nostra dignità. C’è necessità di ottenere dai nostri compagni quel rispetto che è alla base di ogni rapporto umano. Quella stessa cultura del rispetto che passa anche per l’insegnamento ai figli maschi di tenere nella dovuta considerazione prima le loro compagne di scuola, poi le colleghe e infine le donne che condividono la loro vita . Tanti auguri a tutte le donne, civili e militari, della Difesa! ”
E, anche da parte della nostra O.S., buon 8 marzo a tutte le amiche e colleghe, civili e militari, del Ministero della Difesa.
In allegato 1, la nota di FLP DIFESA all’attenzione del Direttore Generale di PERSOCIV; in allegato 2, la circolare del Ministero dei Beni Culturali
IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA
Allegata 1: 03.03.2016 – Lettera FLP DIFESA riduzione pausa pranzo personale in particolari situazioni
Allegato 2: Circolare MiBACT n.16962 -17.06.2015-pausa branzo e buono pasto