Notiziario n. 118 del 3 novembre 2015 –

imagesSi riporta di seguito il Notiziario n. 46 diffuso in data 30 ottobre dalla nostra Federazione con il quale la Segreteria Generale FLP, a fronte degli impegni disattesi dal Governo, alla  stanziamento di risorse irrisorie per il rinnovo dei contratti dopo sei anni di blocco e al taglio delle risorse variabili dei Fondi Unici di Amministrazione, avvia la mobilitazione immediata fino allo sciopero generale e preannuncia il proprio intendimento di portare il Governo di fronte alla Corte di Giustizia Europea.

” L’avevamo ampiamente previsto.  Il DDL di stabilità, presentato nei giorni scorsi in Senato, stanzia somme irrisorie per il rinnovo dei contratti (pochi euro al mese…) e contemporaneamente taglia le risorse destinate ai Fondi di amministrazione mediante la solita operazione ragionieristica di fissare un tetto massimo, questo volta calcolato sul 2015, anno nel quale, guarda caso, il Governo con la legge di assestamento non ha riassegnato alle singole Amministrazioni le risorse variabili, operando una riduzione sul 2015 in molti casi vicina al 30% della consistenza totale dei fondi.

Continua la logica dei tagli non sugli sprechi e le esternalizzazioni, ma sul salario dei lavoratori e delle lavoratrici, che si vedono ancora una volta negare il diritto al contratto e ridurre il potere d’acquisto con una forte riduzione della retribuzione complessiva percepita.

Non ci sono più parole per commentare quanto sta avvenendo.

Ad un Governo che elude una sentenza della Corte Costituzionale, che come FLP siamo riusciti a strappare con un’iniziativa senza precedenti nel panorama sindacale, e bara sui conti, non rispettando neanche le insufficienti regole vigenti sul calcolo dei benefici economici, risponderemo portandoli sul banco degli accusati di fronte alla Corte di Giustizia Europea per vedere riconosciuta la ripetuta violazione dei diritti contrattuali, il mancato adeguamento alla sentenza della Consulta e la quantificazione immediata del danno economico subito in questi sette anni.

Rilanceremo le iniziative nelle diverse Amministrazioni, negli Uffici, nelle grandi aree metropolitane mettendo insieme le buone ragioni dei lavoratori pubblici per il diritto al contratto, alla giusta retribuzione, alla valorizzazione delle professionalità con i bisogni e le attese dei cittadini e della società civile di avere una pubblica amministrazione che funzioni.

Cose che abbiamo detto ormai più di 1 anno e mezzo fa, quando abbiamo messo in mora Governo e Aran presentando, anche su questo da soli e per primi, la Piattaforma per il rinnovo dei contratti.  Senza fermarci.

Decisi a batterci per una giornata di sciopero generale nazionale che metta  finalmente insieme tutti i lavoratori, senza divisioni di sorta o manifestazioni di facciata, che sarebbero non solo incomprensibili ma anche dannose.

                                                              LA SEGRETERIA GENERALE FLP “

IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA

Notiziario n. 61 del 15 giugno 2015 –

L'on. Paolo Sisto, Presidente della 1^ Commissione della Camera
L’on. Paolo Sisto, Presidente della 1^ Commissione della Camera

Riportiamo di seguito il documento di sintesi che la nostra Confederazione CSE ha inviato al Presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera On.le Francesco Paolo Sisto al termine dell’audizione delle Parti sociali sull’Atto Camera 3098 (DDL delega per la riforma della PA) che si è tenuta nella serata del 3 giugno ultimo scorso.

Il DDL delega di riforma delle Pubbliche Amministrazioni per il quale siamo auditi è in preoccupante continuità con gli interventi normativi effettuati dal Governo Berlusconi e dal recente Decreto Legge 90/2014, che porta il nome dell’attuale Ministro della Pubblica Amministrazione, convertito nella Legge n. 114/2014.

Volendo riassumere i principi sui quali si basano tutti i provvedimenti citati, è possibile affermare che sono:

Al contrario, l’idea di Pubblica Amministrazione della CSE, in accordo con i principi costituzionali, è basata sul principio dell’apparato amministrativo-burocratico che produce valore per il Paese anziché frenarlo, assicurando al contempo l’attività di regolazione dell’attività economica prevista dall’articolo 41, secondo e terzo comma, della Costituzione e i livelli minimi di servizio che assicurino il diritto di cittadinanza anche alle fasce più deboli della popolazione.

Se la missione delle pubbliche amministrazioni deve essere quella di promuovere l’innovazione necessaria alla libera attività economica e creare le condizioni per il dispiegarsi del concetto di cittadinanza, non può essere al contempo oggetto di una “furia riformatrice” né piegata a logiche di parte; deve prevedere forme di partecipazione organizzata, non consociative o assembleari, dei lavoratori che devono essere non solo formati ma motivati e coinvolti nell’attività e nel rapporto con i cittadini; una dirigenza fortemente responsabilizzata ma non precarizzata, che promuova la crescita collettiva della struttura burocratica governata, assicuri livelli di accountability, attui piani e programmi fissati dall’autorità di governo – nazionale o locale – senza essere a questa subordinata.

Pertanto la CSE chiede di sostituire alla “furia riformatrice” alla quale si assiste  senza sosta da oltre vent’anni, un riordino dei principi di azione basilari ai quali le pubbliche amministrazioni devono attenersi che permetta la responsabilizzazione dei lavoratori pubblici ad ogni livello ma in un quadro di continuità e di tregua normativa che torni a valorizzare la partecipazione dei lavoratori attraverso la contrattazione, il pieno dispiegarsi delle professionalità acquisite, la valorizzazione del merito in un quadro quanto più possibile condiviso che promuova la crescita, il rapporto sempre più osmotico con le varie forme di cittadinanza, organizzate e non.

Più concretamente, la CSE condivide l’esigenza del Governo di assicurare sempre maggiore trasparenza dell’attività amministrativo-burocratico, anche attraverso un uso più consapevole e responsabile delle nuove tecnologie; chiede però che il fulcro della norma sia costituito: dalla individuazione dei livelli di Governo e della presenza dello Stato sul territorio che assicurino gli standard minimi di servizi necessari alla piena attuazione della libertà di impresa ma anche dei diritti di cittadinanza; dal riordino del sistema delle società partecipate; dalla razionalizzazione delle risorse e al contempo dei livelli di investimenti necessari al miglioramento dell’azione amministrativa.

La CSE chiede invece che tutto ciò che si riferisce ai rapporti di lavoro sia oggetto di un puntuale atto di indirizzo del Ministro della Pubblica Amministrazione ai soggetti che curano l’attività di contrattazione per conto del Governo e la conseguente apertura di una stagione contrattuale che, ridando fiato al potere d’acquisto di più di 3 milioni di lavoratori pubblici dopo 6 anni di ingiustificato blocco degli stipendi e delle retribuzioni, promuova e accompagni l’azione di modernizzazione delle pubbliche amministrazioni.   

Nel merito dell’articolato del disegno di legge, quindi, la CSE chiede preliminarmente di ridurre gli eccessi e l’indeterminatezza delle numerose deleghe richieste al Parlamento e di seguito propone alcuni emendamenti al testo in discussione alla camera.

Articolo 7 – Organizzazione/Riorganizzazione dell’amministrazione dello Stato

Ribadiamo che ogni processo di riorganizzazione debba comunque salvaguardare i livelli occupazionali e le professionalità del personale interessato da tali processi.

Si propone di inserire la garanzia delle relazioni sindacali previste dai CCNL nei processi di riorganizzazione e di conseguente ricollocazione del personale all’interno del comma 1, lettere a e c, di tale articolo.

Si propone di affidare ai Prefetti solo ed esclusivamente compiti di coordinamento organizzativo quali responsabili di UTS e non quelli legati alla responsabilità della erogazione dei servizi all’utenza che devono rimanere in capo ai dirigenti degli uffici preposti delle singole amministrazioni centrali sul territorio, modificando quanto previsto al  comma 1 lettera d, di tale articolo.

Inoltre la riduzione del numero degli UTS non è in alcun modo condivisibile perché ridurrebbe ancora di più la presenza dello Stato sul territorio, i livelli di erogazione di servizi e di presidio.

Articolo 9 – Personale/Dirigenza Pubblica

La previsione dei ruoli unici della dirigenza comporta la necessità di individuare specifiche modalità di equiparazione tabellare.

L’interscambiabilità e la mobilità tra comparti ed amministrazioni diverse può comportare disconoscimento di professionalità e peggioramento di servizi resi all’utenza.

Non è accettabile l’ipotesi di decadenza dalla funzione a seguito di mancato incarico.

Si propone inoltre di prevedere l’inserimento all’interno dell’articolato, di specifici riferimenti al mantenimento della contrattualizzazione del rapporto di lavoro e della contrattazione quale elemento di garanzia nella regolazione dello stesso.

Articolo 10 – Semplificazione delle attività degli enti pubblici di ricerca

Si propone di prevedere un meccanismo che introduca risorse nuove per favorire la ricerca e non che preveda lo sviluppo del settore in ragione della invarianza delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili. Si propone di cassare tale riferimento  previsto al comma 1 dell’articolo.

Articolo 11 – Promozione della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro nella amministrazioni pubbliche

Si propone di inserire nell’articolato, ed in particolare al punto 1, uno specifico riferimento alla definizione di tali materie e della loro regolazione,  attraverso i CCNL

Articolo 13 – Riordino della disciplina del lavoro alle dipendenze della amministrazioni pubbliche

Si propone l’inserimento, nell’articolato, di un comma che, nel prevedere una specifica delega al riguardo, modifichi gli aspetti penalizzanti della normativa oggi vigente,  avvii  e consenta il riordino di tali  materie attraverso l’emanazione di atti di indirizzo che successivamente possano essere trasformati in specifici CCNQ o CCNL fra Aran e Parti sociali.

Quanto sopra, riprendendo una prima e datata iniziativa in tal senso ed allo scopo primario di  definire un rinnovato sistema di relazioni sindacali nel pubblico impiego che superi l’attuale fase di stallo e di blocco dei contratti, per costruire una pubblica amministrazione che metta al centro della riforma, progetti di sviluppo del lavoro pubblico e del proprio personale.    

 LA SEGRETERIA GENERALE FLP-CSE “

Su questa stessa pagina pubblichiamo anche il testo del disegno di legge sulla c.d. riforma della P.A. votato dal Senato e oggi all’esame della Camera dei Deputati,  e il relativo dossier a cura del Servizio Studi del Senato.

IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA

Allegato 1:  Riforma P.A. – DDL Madia – testo approvato Senato 30.04.2015

Allegato 2:  Dossier del Servizio Studi del Senato sull’A.S. n. 1577 riorganizzazione AA.PP.

Notiziario n. 57 del 3 giugno 2015 –

Marco Carlomagno, Segretario Generale FLP CSE
Marco Carlomagno, Segretario Generale FLP CSE

Riportiamo di seguito il Comunicato stampa FLP/CSE diffuso in data odierna con il quale vengono anticipate le nostre posizioni estremamente critiche sul DDL Renzi-Madia di riforma della P.A.

” Si terrà stasera  presso la Camera dei Deputati  – 1^ Commissione Affari Costituzionali, l’audizione della nostra Organizzazione sindacale  nell’ambito dell’ indagine conoscitiva relativa al disegno di legge  A.C. 3098, recante deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche, in discussione alla Camera dopo l’approvazione dell’altro ramo del Parlamento.

Sarà l’occasione per evidenziare la posizione di forte dissenso della nostra Confederazione, maggiormente rappresentativa nel comparto del pubblico impiego, su molti aspetti di un provvedimento omnibus, adottato senza alcun reale confronto con le parti sociali, che vuole regolamentare, mediante l’istituto della legge delega ( con indicazioni in molti casi generiche  che lasciano di fatto mani libere al Governo sui reali contenuti della stessa) i più rilevanti aspetti della funzionalità della pubblica amministrazione (accessibilità, digitalizzazione, semplificazione, organizzazione, dirigenza, rapporto di lavoro.)

Materie in buona parte già disciplinate con i provvedimenti normativi che si sono succeduti nell’ultimo decennio e che vengono riprodotti, in molti casi , senza grande originalità, nel disegno di legge in esame.  In particolare abbiamo denunciato come l’approccio sia, in piena continuità con i Governi precedenti, ancora una volta quello non di riformare ma di “tagliare” e depotenziare servizi e funzioni essenziali per la collettività, in ossequio ad un logica di contenimento dei costi che non tocca i veri sprechi quali le consulenze , gli appalti e le esternalizzazioni, ma solo il reddito e la dignità dei lavoratori e delle lavoratrici del pubblico impiego.

A fronte del blocco che dura da ormai sei anni dei contratti nazionali di lavoro e di quelli integrativi, su cui la Corte Costituzionale il 23 giugno p.v. si esprimerà a seguito del ricorso della nostra Federazione FLP che ha visto il Tribunale di Roma condividerne i contenuti e trasmetterne gli atti alla Suprema Corte per la pronuncia di incostituzionalità, nel disegno di legge si  riducono ulteriormente  i livelli di contrattazione decentrata e le materie che si possono discutere a livello territoriale, riconducendo tutto il rapporto di lavoro nell’ambito delle prerogative datoriali, dalla valutazione delle prestazioni, al riconoscimento del merito, dall’orario di lavoro al telelavoro, alle pari opportunità etc.

In buona sostanza si vuole “riformare” il lavoro pubblico rafforzando l’idea tanto cara ai poteri forti che per fare funzionare meglio la PA bisogna dare più poteri ai dirigenti, (oggetto di una riforma che li rende più precari e ricattabili) affinchè questi, godendo della piena agibilità su risorse umane sottopagate e prive di prospettive professionali,  possano rispondere in proprio dei risultati da raggiungere.

La FLP/CSE proporrà  alla Commissione di modificare gli aspetti controversi e penalizzanti del DDL, riconoscendo il ruolo e le proposte dei lavoratori e dei loro rappresentanti, ai fini di una riforma della P.A. che possa essere veramente fattore di crescita e modernizzazione del Paese.

                                                           LA SEGRETERIA GENERALE CSE “

IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA

News del 9 aprile 2015, h. 20.00 –

ePubblichiamo su questa pagina (allegato 1) il testo del disegno di legge delega recante la riorganizzazione delle PP. AA. trasmesso alla Presidenza del Senato in data 2 aprile u.s., che reca le modifiche/integrazioni introdotte sul testo del Governo dalla 1^ Commissione Affari Costituzionali del Senato e che ora sarà sottoposto al vaglio dell’assemblea. Pubblichiamo anche (allegato 2) il “dossier” appositamente predisposto dal Servizio Studi del Senato

Come si ricorderà, la c.d. “riforma” della P.A. pensata dal Governo Renzi è stata articolata in due momenti: il primo si è già concluso con l’entrata in vigore del Decreto Legge 24 giugno 2014, n. 90 recante “Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l’efficienza degli uffici giudiziari”, pubblicato sulla GU  n.144 del 24.06.2014, e già convertito nella legge 11 agosto 2014, n. 114 pubblicata nella G.U.n.190 del 18.08.2014 – Suppl. Ordinario n. 70. Trattasi della legge che ha introdotto la mobilità d’ufficio sui 50 KM, che ha soppresso CEFODIFE, che ha dimezzato permessi e distacchi sindacali, etc., e di cui ripubblichiamo il testo recepito nel “Quaderno FLP DIFESA” a suo tempo predisposto dalla nostra O.S.. A tal proposito, ripubblichiamo anche il Documento critico messo a punto dalla nostra Confederazione CSE e consegnato in sede di audizione parlamentare avvenuta il 9.07.2014.  

Il secondo momento è consistito nella presentazione, da parte del Presidente del Consiglio di concerto con i Ministri alla P.A. e dell’Economia e Finanze, di un disegno di legge delega recante “riorganizzazione delle Amministrazioni Pubbliche”, che è stato trasmesso da Palazzo Chigi alla Presidenza del Senato il 23.07.2014, e dalla Stessa assegnato alla 1^ Commissione permanente Affari Costituzionali (Atto Senato n. 1577, relatore il sen. Giorgio Pagliari con nomina  del 3.09.2014, più recentemente (1.04.2015) divenuto relatore di maggioranza). Parte essenziale del provvedimento, come noto, la c.d. riforma della dirigenza.

Il disegno di legge d’iniziativa del Governo è stato sottoposto all’esame e al parere di diverse Commissioni del Senato, tra le quali anche la IV Commissione Difesa (pg. 4 del testo che pubblichiamo in allegato 1). A conclusione del quale percorso consultivo, su proposta del relatore, la Commissione ha predisposto un nuovo testo ( pg. 34 del testo che pubblichiamo in allegato 1) che reca modifiche e integrazioni rispetto al testo originario adottato dal CdM.

Il disegno di legge delega così licenziato dalla 1^ Commissione  Affari Costituzionali del Senato dovrà ora essere sottoposto all’esame e al voto dell’aula del Senato, per poi passare al vaglio della Camera dei Deputati.

Seguiremo attentamente, con successivi Notiziari,  gli sviluppi del disegno di legge delega, che interessa da vicino tutti i lavoratori delle Pubbliche Amministrazioni, e dunque anche chi lavora nel  Ministero della Difesa, e daremo puntualmente conto anche delle osservazioni al riguardo delle nostre Confederazione e Federazione.

IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA

Allegato 1: Testo Atto Senato n. 1577 – d.d.l. delega riorganizzazione AA.PP. licenziato dalla 1 Commissione del senato

Allegato 2: Dossier del Servizio Studi del Senato sull’A.S. n. 1577 riorganizzazione AA.PP.

Allegato 3: Quaderno FLP DIFESA n.07-2014 – Testo-coordinato-L.11.08.14-n.114 di conversione DL.90-2014

Allegato 4: Documento CSE sul DL 90 consegnato alla Commissione Lavoro della Camera

Notiziario n. 36 del 7 aprile 2015 –

Palazzo Vidoni Caffarelli, a Roma, sede della F.P.
Palazzo Vidoni Caffarelli, a Roma, sede della F.P.

Come ampiamente anticipato nei giorni scorsi dai nostri Notiziari,  si è tenuta il 2 aprile u.s. la riunione tecnica tra le Confederazioni Sindacali (per noi, la CSE) e la Funzione Pubblica (FP)  per l’esame dello schema di DPCM e delle c.d. “tabelle di equiparazione” o “di corrispondenza”  tra i livelli economici di inquadramento (che pubblichiamo su questa stessa pagina), che serviranno a regolare i transiti tra i diversi comparti della P.A. partendo dal livello d’inquadramento nella Amministrazione cedente e individuando il corrispondente livello di inquadramento nell’Amministrazione ricevente.  Dunque, uno strumento fondamentale per regolare i processi di mobilità, e proprio a partire da quelli che interessano il personale delle ex Province alleggerite di molte funzioni a seguito della Legge Del Rio.

A conclusione della riunione in FP,  la CSE  ha diffuso una nota nella quale ha fatto presente che “per noi la materia riveste caratteristiche precipuamente contrattuali per le ricadute sulle condizioni economiche e professionali dei lavoratori interessati ai processi di mobilità “coatta”, e che non accettiamo l’idea di un ruolo delle OO.SS. consultivo e senza un vero potere negoziale su un’operazione che rischia di essere unicamente a perdere per i lavoratori pubblici. Una mobilità che non tiene conto delle professionalità possedute, delle funzioni svolte e di quelle da svolgere, senza formazione e senza un piano organico di riassetto delle funzioni delle amministrazioni centrali e locali non solo non produce economie e risparmi, ma indebolisce la presenza e la qualità dei servizi e delle funzioni pubbliche nel nostro Paese ”.  Il  Capo di Gabinetto B. Polverari, che ha presieduto la riunione,  ha chiesto alle OO.SS. di formulare le proprie osservazioni entro il 9 aprile p.v. e comunque prima della riunione della Conferenza Stato-Regioni che si dovrebbe tenere il 15 p.v. ai fini della formulazione del parere.

Nel corso della predetta riunione,  non si è invece minimamente accennato alla tabella di equiparazione tra gradi militari e inquadramenti civili, che notoriamente interessa molto da vicino chi lavora nel MD. Non se ne è parlato forse perché le tabelle di corrispondenza esaminate erano quelle relative al personale contrattualizzato, mentre le prime riguardano lavoratori non contrattualizzati (i militari).

Come si ricorderà, la Legge 244/2012 prevede per il personale militare transiti anche ordinari (e non più solo per inidoneità fisica ex D.I.M. 18.04.2002, che pubblichiamo su questa stessa pagina) nei ruoli civili, e rende  pertanto necessaria, anche alla luce delle intervenute modifiche dell’ordinamento professionale, la ridefinizione della tabella. La proposta venuta dall’AD. (riunione con il Sottosegretario Magri, Notiziario n. 45 del  18 aprile 2013) prevedeva  per il  il grado apicale dei Sottufficiali (1° Maresciallo, anche con qualifica di Luogotenente)  l’inquadramento in area 3^- prima fascia retributiva-  qualora “in possesso del diploma di laurea specialistica  o quadriennale vecchio ordinamento  o dall’aver svolto, con valutazione positiva, un incarico che l’ordinamento attribuisce agli Ufficiali”   ai sensi degli artt. 839 (personale FF.AA.) e 848 (personale Arma CC)  del Codice Ordinamento Militare (D. Lgs. n. 66/2010).  Dunque, la proposta dell’AD prevedeva la possibilità di inquadramento in area 3^ di SU. non in possesso di laurea, e anche solo in virtù di incarichi attribuiti dall’ordinamento agli U., peraltro senza neanche indicare l’ambito temporale minimo.

Rispetto a questa proposta dell’Amministrazione, si saldò allora una posizione unitaria di tutte le OO.SS., che di fatto chiedevano il transito secco dei SU. in area 2^ e  degli U. in area 3^.  Una posizione, questa, che a conclusione della riunione del 22.11.2013, l’allora Sottosegretaria Pinotti fece propria, e pertanto fu inoltrata alla FP una proposta di tabella priva dei due asterischi in calce (si veda l’allegato pubblicato su questa stessa pagina).

Di questa tabella non si è parlato nella riunione in FP con le OO.SS., ma siamo comunque a conoscenza che, nel corso di un precedente tavolo con l’AD, la FP avrebbe dato un via libera di massima alla tabella proposta dal MD (transito secco dei SU. in 2^ e  degli U. in 3^ area). Attendiamo ora  il DPCM.

(Giancarlo Pittelli)

Allegato 1: Schema DPCM e relative tabelle presentate dalla FF.PP. alle OO.SS. nella riunione del 2 aprile 2015

Allegato 2: Proposta iniziale A.D.tabella-corrispondenza-gradi-qualifiche

Allegato 3: Decreto 18.04.2002 con la vigente tabella di corrispondenza

 

Notiziario n. 15 del 5 febbraio 2015 –   

Le Ministre M. Madia e M.C. Lanzetta
Le Ministre M.C. Lanzetta e M. Madia

Riportiamo di seguito il Notiziario n. 1 datato 2.02.2015  della nostra Confederazione CSE che reca il comunicato stampa emesso a conclusione della  riunione del 28 u.s. presso il Ministero degli Affari regionali nella quale il Governo ha presentato alle OO.SS.  le  linee guida della bozza di circolare del Ministero della Funzione Pubblica sulle procedure di mobilità del personale a seguito della chiusura delle Province e sulle procedure di ricollocazione.

 “Nella tarda mattinata del 28 gennaio, presso la Sala Riunioni del Ministero degli Affari regionali, si è svolta una riunione tra i rappresentanti del Governo, Regioni, Province e Comuni, con le Confederazioni Sindacali maggiormente rappresentative, avente all’odg la presentazione delle La Parte Pubblica rappresentata dal Ministro agli Affari Regionali Lanzetta (anche se dimissionario) e dal Sottosegretario alla Funzione Pubblica Onorevole Rughetti, prima di discutere con le Confederazioni Sindacali, ha incontrato i responsabili dell’ANCI, dell’UPI e delle Regioni.

Gli interventi in riunione dei rappresentanti del Governo e degli Enti locali hanno fatto emergere le diverse interpretazioni e le contraddizioni sull’attuazione della legge 23 dicembre 2014, n. 190 (Legge di Stabilità) e della legge 7 aprile 2014, n. 56 (Riordino degli Enti Territoriali).

Non vi è chiarezza, infatti, né sulle modalità di individuazione del personale in eccedenza e sui criteri di mobilità in uscita dalle Province, anche in relazione alla partecipazione prioritaria dei dipendenti delle Province al bando di mobilità volontaria adottato dal Ministero della Giustizia con provvedimento del 25 novembre 2014, per la copertura di 1.031 posti vacanti, né sui principi dell’applicazione della legge pre-Fornero in materia pensionistica, Non vi è chiarezza, infatti, né sulle modalità di individuazione del personale in eccedenza e sui criteri di mobilità in uscita dalle Province, (Enti di area vasta), attraverso una riduzione della spesa corrente di 1.000 milioni di euro per l’anno 2015, di 2.000 milioni di euro per l’anno 2016 e di 3.000 milioni di euro a decorrere dall’anno 2017.

Nel provvedimento mancano, inoltre, effettive garanzie sulla tutela del reddito del personale in mobilità e sulla decorrenza dei termini di definizione delle deleghe regionali sulle nuove funzioni e servizi da affidare alle Province che rimangono, alle Città Metropolitane e/o ai Comuni.

Tutte le Confederazioni, seppure con sfumature e toni diversi, hanno segnalato e sottolineato le palesi contraddizioni del quadro normativo e hanno messo in risalto, tra le altre cose, l’assenza di relazioni sindacali costanti e globali in relazione a tutta la vicenda.

In modo particolare, la CSE ha stigmatizzato la carenza di confronto e ha  sostenuto la necessità impellente dell’emanazione di una circolare esplicativa che chiarisca tutti i passaggi sulle effettive relazioni sindacali che sono indispensabili per un confronto costante e a 360 gradi con le OO.SS. su una problematica difficile, seria e drammatica.

Il Segretario Generale Carlomagno ha aggiunto che la partecipazione sindacale deve essere a pieno titolo sia nell’Osservatorio Nazionale che negli Osservatori Regionali, con un coordinamento e monitoraggio continuo e trasparente sulle dinamiche gestionali di questa partita, al fine di garantire, nel modo più ampio possibile, i servizi nel contesto delle Aree Territoriali e di conseguenza le funzioni e gli organici nelle Regioni, nelle Province che rimangono e nelle Città Metropolitane.

A nostro parere vanno affrontate con cautela  iniziative che, in nome del risparmio, possono  provocare tensioni e inefficienze, soprattutto in quelle Amministrazioni dove le funzioni, i compiti e le attività sono particolari, peculiari e specifiche, come ad esempio nel Ministero della Giustizia, dove per altro il personale giudiziario (DOG) attende da circa 15 anni una “vera” riqualificazione professionale e da più di 20 anni la progressione in carriera.

Così come va assolutamente evitato il caos normativo e la contrapposizione di norme emanate in contrasto tra di loro, che, in quanto contraddittorie, rendono oltremodo difficile coniugare efficienza e razionalizzazione e portano spesso all’immobilismo se non alla scomparsa delle Amministrazioni sul territorio.

Bisogna prioritariamente investire sulla formazione concreta ed efficace del personale in mobilità, garantendo gli stipendi e i redditi, dopo aver stabilito dove può andare su base volontaria, in seguito a ricognizioni e verifiche serie e rigorose.

Bisogna tenere alto il livello di servizi erogati alla cittadinanza, recuperando risorse dal taglio dei veri sprechi, mediante la re-internalizzazione delle funzioni, l’eliminazione delle consulenze d’oro e una seria lotta, e non meramente di facciata, alla corruzione.

Occorre rinnovare e rafforzare la Pubblica Amministrazione aprendo le porte alle giovani generazioni, alle migliaia di uomini e donne che in questi anni hanno superato o sono stati dichiarati idonei ad un pubblico concorso, a quelli che per anni con contratti precari hanno garantito attività e servizi rilevanti, a tutti coloro che – ogni giorno – alle prese con contratti bloccati, carriere ferme, bersagli di offese continue, rappresentano le nostre pubbliche amministrazioni e garantiscono istruzione, sanità, giustizia, lotta all’evasione, tutela dei beni culturali e cosi via…

Abbiamo bisogno di una pubblica amministrazione moderna, efficiente capace di offrire servizi a cittadini e imprese e allo stesso tempo garantire le funzioni nevralgiche dello Stato con imparzialità e trasparenza.

Intervenire in modo confuso sui livelli di governo, pensando solo a tagliare o eliminare attività e servizi pubblici, senza aver chiaro in mente quali servizi debbano essere assicurati ai cittadini e chi e come debba svolgere queste funzioni, è sbagliato e si configura come una riforma al contrario, una controriforma.

Noi operiamo e agiamo per tenere insieme il Paese, per il futuro e il bene dell’Italia.

Speriamo che la stessa cosa voglia fare il Governo.

 UFFICIO STAMPA CSE “

Allegato: Circolare F.P. n. 1-2015 – Linee guida in materia di mobilità del personale a seguito riordino delle Province e Città metropolitane

Notiziario n. 124 del 27 novembre 2014 –

sciopero-generaleRiportiamo di seguito il Comunicato Stampa diffuso dalla  CSE in data odierna con il quale viene annunciata la decisione della nostra Confederazione di proclamare lo sciopero generale per il 12 dic. p.v.  di tutti i lavoratori dei settori pubblici e privati.

In questi giorni, come avevamo anticipato con il comunicato stampa del 19 novembre, abbiamo cercato con tutte le nostre forze di far confluire all’interno di un’unica, grande giornata di lotta, le iniziative e gli scioperi preannunciati e/o indetti per i giorni 1 e 12 dicembre, convinti come siamo che, pur permanendo notevoli differenze di  approccio e di obiettivi tra le diverse confederazioni sindacali, la spinta che viene dal basso, dai posti di lavoro va tutta nella direzione di una risposta  compatta di tutto il mondo del lavoro, pubblico e privato.

Abbiamo con impegno lavorato per una mobilitazione generale che fosse veramente in grado di costringere il Governo e le controparti a modificare quei provvedimenti che invece di intaccare privilegi, rendite parassitarie, evasione, sprechi e corruzione,  diminuiscono invece i diritti dei più deboli, rendono più precaria la condizione di vita e di lavoro di  milioni di giovani, più poveri e indifesi i pensionati, non investono su scuola, ricerca e sanità e smantellano i presidi di legalità sul territorio, applicando tagli selvaggi alle Pubbliche amministrazioni.

Purtroppo in qualcuno ha prevalso la logica di scioperi settoriali che, ben lungi dal caratterizzare le peculiarità, rischiano di perpetuare steccati e divisioni e oggettivamente dividono la forza e la qualità della risposta del mondo del lavoro.

Una scelta che non potevamo in alcun modo condividere.

Ecco il perché, pur consapevoli delle differenze che ci sono e che permangono  rispetto alle altre Confederazioni che hanno indetto lo sciopero generale per il giorno 12 dicembre, non abbiamo esitato per un solo istante a proclamare lo sciopero generale nazionale dei lavoratori pubblici e privati nella stessa giornata, convinti che, pur nelle diversità, debbano prevalere le ragioni della lotta e della mobilitazione unitaria dei lavoratori.

Saremo in piazza in tutta Italia il 12 dicembre  a difesa dei diritti e del lavoro, contro i contenuti della legge di stabilità 2015, l’attacco all’art. 18, lo smantellamento dello Stato sociale, per valorizzare veramente  scuola e ricerca, per dire basta al blocco dei contratti dei lavoratori pubblici, per dare certezze e stabilizzazione alle centinaia di migliaia di precari e sottoccupati, per offrire prospettive di lavoro ai tanti giovani in attesa di essere assunti nelle pubbliche amministrazioni “

Si prega di dare al presente Notiziario la massima diffusione tra tutti i lavoratori.

IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA

Notiziario n. 121 del 21 novembre 2014 –

sciopero-generaleRiportiamo di seguito il Notiziario FLP n. 38 di data odierna con il quale la nostra Federazione illustra le ragioni dello sciopero generale, che auspica vivamente non costituisca occasione di divisione del fronte sindacale,  che deve invece arrivare unito a questo importante appuntamento –per questo FLP sta lavorando – che deve diventare una unica e grande giornata di lotta che coinvolga tutte le OO.SS. del P.I.

“Nella giornata di ieri il Segretario Generale della nostra Confederazione CSE ha lanciato la mobilitazione che dovrà portarci allo sciopero ed ha auspicato che su questo vi sia l’unità sindacale.

La FLP, nel condividere tutte le argomentazioni del Comunicato Stampa CSE, crede che sia opportuno che tutti i lavoratori del pubblico impiego comprendano le ragioni di una scelta che ci vede, pur diversi dai sindacati storici per modalità di lotta e per piattaforme rivendicative, schierati per uno sciopero generale e unitario.

Perché uno sciopero generale

Mai come in questi mesi l’attacco al lavoro non è limitato ai dipendenti pubblici – come è spesso successo negli ultimi anni – ma ai diritti complessivi del lavoro.

È indecoroso il tentativo di contrapporre segmenti del mondo del lavoro e fomentare una guerra tra occupati, disoccupati e sottoccupati, lasciando intendere che la soluzione per gli uni si possa trovare solo a scapito di altri. Per ultima, la politica di impoverimento dei pensionati, che parte da lontano, con il corollario della negazione del diritto ad andare in pensione e di andarci con trattamenti decenti, aggrava ancora di più la situazione economica e la coesione sociale.

In un tale quadro, se pensassimo di lottare solo e soltanto per diritti – pur importanti – di categoria senza connetterli a quelli generali faremmo il gioco delle nostre controparti e alimenteremmo la guerra di tutti contro tutti.

Il Governo vorrebbe farci passare – agli occhi del Paese – per categoria privilegiata e improduttiva.  Il messaggio del Ministro Madia ai sindacati (“dobbiamo pensare a chi sta peggio”) sottintende la logica che noi, lavoratori senza contratto da quasi cinque anni e destinatari di norme inutilmente punitive tipo la mobilità coatta, siamo tra coloro che stanno bene. A questo gioco al massacro sociale noi non ci stiamo!

La nostra sfida deve essere invece quella di dimostrare che il P.I. è parte produttiva e indispensabile dell’Italia al pari di tutte le altre, che quello dei diritti non è un gioco a somma zero e che pertanto è sbagliato pensare di poterli estendere a qualcuno solo togliendoli ad altri.

I nostri nemici non sono altri lavoratori o i disoccupati, non lasceremo che mettano i padri occupati contro i figli disoccupati o precari. I nostri nemici sono i mafiosi, i corrotti, gli evasori fiscali, i riciclatori, coloro che portano i soldi all’estero, spesso racchiusi in una sola categoria che riesce a fare tutti questi reati insieme, sottrae risorse fondamentali per investimenti a tutti i cittadini e purtroppo gode ancora di un’impunità pressoché totale.

Coloro che pensano si possa tenere il pubblico impiego rinchiuso negli angusti spazi di vertenze corporative commette un grave errore strategico. Chiunque tentasse di fare da solo verrebbe travolto all’istante da una politica basata sul “divide et impera”; noi vogliamo mettere insieme padri e figli in un’unica lotta per i diritti e per il lavoro!

Perché uno sciopero unitario

È noto che siamo l’unico sindacato ad aver presentato – per tempo – le piattaforme per il rinnovo dei contratti. Ed è altrettanto noto che le nostre richieste non si limitano a richiedere l’avvio delle procedure per il rinnovo, semmai solo normativo, ma abbiamo più volte chiarito che i contratti si fanno con i soldi e che, pertanto, non intendiamo far finta che i cinque anni di blocco siano passati invano e accontentarci di pochi soldi per il futuro, senza alcun recupero di quanto ci è stato negato dal 2010 in poi.

Siamo inoltre l’unico sindacato che – anziché stare con le mani in mano o proporre iniziative senza incidenza alcuna – ha proposto un ricorso collettivo (“un euro per la giustizia”) che ha portato ad un’ordinanza del Tribunale di Roma, il quale ha rilevato la fondatezza della incostituzionalità del blocco contrattuale che la Corte Costituzionale sarà presto chiamata a giudicare.

E infine, siamo quel sindacato che non fa dell’immobilismo e della difesa degli interessi di piccole caste la propria bandiera; la FLP si è invece caratterizzata per aver proposto una riforma del lavoro pubblico che parta prima di tutto dai diritti della cittadinanza a servizi adeguati, che non calpesti i diritti dei lavoratori pubblici al salario e alla dignità lavorativa e che cancelli i privilegi delle grandi e piccole “caste”, presenti anche nel pubblico impiego e che spesso sono fortemente difese da forze sindacali anch’esse trasformatesi in casta.

Ma se questo è il quadro, è altresì vero che non possiamo permetterci che il lavoro pubblico sia diviso da due, tre o anche quattro diversi scioperi.

Noi pensiamo che la scelta di proclamare l’astensione del lavoro sia sempre da rispettare e vogliamo raccogliere la voce che viene dagli uffici e che ci chiede di non dividere le nostre forze. Abbiamo quindi il dovere di cercare il massimo di unità possibile e per questo, prima di proclamare la data dello sciopero, vogliamo percorrere fino in fondo il tentativo di unire i due scioperi già proclamati da diverse sigle sindacali in un’unica giornata di mobilitazione.

La FLP vuole andare in piazza con tutti i lavoratori, con uno sciopero che sia l’inizio di una mobilitazione permanente, che deve vedere la più grande partecipazione dei lavoratori non solo alla manifestazione di piazza ma alle piattaforme rivendicative presenti e future. Per questo non abbiamo paura del confronto e andremo allo sciopero con le altre forze sindacali ma con le nostre piattaforme, certi che saranno i lavoratori, se realmente coinvolti, a riconoscere la bontà delle nostre proposte e delle nostre rivendicazioni.”

                                                                                                                     LA SEGRETERIA GENERALE FLP “

Con riserva di ulteriori informazioni in merito alla giornata di mobilitazione e di lotta, preghiamo di dare al presente Notiziario la massima diffusione tra i colleghi e i lavoratori tutti.

 IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA

Notiziario n. 101 del 23 settembre 2014 –

Una seduta della Corte Costituzionale
Una seduta della Corte Costituzionale

Riportiamo di seguito il Notiziario FLP n. 31 del 22.09.2014 che riferisce dell’atto di indirizzo e della riunione in ARAN del 18 settembre in ordine all’ipotesi di un CCNQ sulle assenze dal servizio.

 ”  Comprendiamo che in alcuni momenti vi siano sindacati che devono giustificare la propria esistenza e, non avendo idee, copiano quelle che già sono sul terreno. Ma in un momento come questo, nel quale c’è tanto da fare a tutela dei lavoratori, ha senso copiare ciò che già sta facendo la FLP anziché concentrarsi su un obiettivo ben più importante come lo sblocco dei contratti ?    Ci riferiamo a due recenti iniziative, palesemente copiate dalla FLP, che stanno circolando in questi giorni e delle quali non crediamo i lavoratori sentissero il bisogno.

 La prima è relativa a ricorsi per fare dichiarare incostituzionale il blocco dei contratti. La FLP ha raccolto le adesioni tra i lavoratori quasi tre anni fa con l’iniziativa “Un euro per fare giustizia”, ha prodotto il ricorso circa due anni fa, l’Ordinanza del Tribunale di Roma (giudice Ileana Fedele) che riconosce la fondatezza del ricorso e rinvia le carte alla Corte Costituzionale è stata depositata il 27 novembre 2013 e attendiamo da un momento all’altro la fissazione dell’udienza innanzi alla suprema Corte. Ormai l’iter è bello che avviato. Ma allora che senso ha continuare a leggere di sindacati che stanno dando mandato ai legali di proporre un ricorso per far dichiarare l’incostituzionalità del blocco dei contratti oggi? Ma davvero si può continuare a pensare che i lavoratori hanno l’anello al naso?

 La seconda invece ha dell’incredibile e riguarda la trattenuta del 2,5% a titolo di buonuscita per gli assunti dopo il 2000. Proprio in questi giorni abbiamo letto un comunicato, inviato a tappeto a tutti i dipendenti della pubblica amministrazione, nel quale la UIL annuncia di voler organizzare ricorsi per il recupero delle somme indebitamente riscosse. In questo caso dovremmo chiedere i diritti di copyright in quanto non solo hanno copiato la nostra iniziativa, partita oltre un anno fa e che sta già dando i suoi frutti, ma addirittura propone lo stesso iter che la FLP ha intrapreso ovvero la richiesta di emissione ai tribunali di decreti ingiuntivi nei confronti delle amministrazioni. Le differenze sostanziali sono però due:

 1) la prima è che la FLP non ha chiesto ai lavoratori di rischiare soldi né di iscriversi al sindacato ma si è accollata le spese di ricorsi pilota per ottenere una giurisprudenza che sia un minimo consolidata prima di proporre ricorsi per i quali si potrebbe anche essere condannati al pagamento delle spese legali in caso di soccombenza. Abbiamo già ottenuto numerosi decreti ingiuntivi nei confronti dei quali le amministrazioni hanno fatto opposizione e attendiamo di avere un certo numero di sentenze prima di far partire ricorsi seriali; il sindacato confederale che ha avviato l’azione invece chiede iscritti poiché la rilevazione al 31 dicembre 2014 delle iscrizioni al sindacato incombe e chi ha perso consensi a rotta di collo per la propria politica fallimentare tenta di recuperarli surrettiziamente;

2) la seconda differenza è ancora più scandalosa: la UIL ha firmato a suo tempo l’accordo interconfederale all’ARAN che ha dato il via alla trattenuta indebita a carico dei lavoratori assunti dopo il 2000 “al fine di evitare disparità di trattamento”, cioè per non creare traumi a coloro che avrebbero preso circa 50 euro al mese in più. Insomma, hanno creato il problema e ora si presentano come soluzione. Sarebbe come se, cari lavoratori, vi avessero tenuto fermi mentre qualcuno vi prendeva a schiaffi per strada e poi vi proponessero di patrocinare una causa per danni contro chi vi ha schiaffeggiato, facendo finta che loro non c’entrano nulla.

 La buona fede di queste iniziative sarete voi stessi a giudicarla. La domanda che ci poniamo noi è invece la seguente: anziché copiare male ciò che ha già fatto la FLP, non sarebbe meglio unire le forze e mobilitare insieme i lavoratori per sbloccare i contratti? Le forze di polizia si sono mosse unitariamente e hanno ottenuto (o stanno per ottenere) ciò che era loro dovuto. Quindi, se proprio si vuole guadagnare un minimo di consenso tra i lavoratori, perso grazie alle politiche scellerate degli ultimi anni, non sarà il caso di organizzare una seria mobilitazione dei lavoratori pubblici anziché proporre una scialba e inutile raccolta di firme o come ufficializzato in queste ore la solita scampagnata general generica del sabato pomeriggio a Roma?

 Noi siamo disponibili, idee ne abbiamo tante (e infatti ce le copiano). Questo notiziario vale anche come invito pubblico a muoversi in modo incisivo e unitario a tutela dei lavoratori pubblici

                                                                                                                          LA SEGRETERIA GENERALE FLP “

 A tal riguardo,  invitiamo i colleghi a rileggere il Notiziario FLP DIFESA n. 128 del 29.11.2013 che riferisce del pronunciamento della Corte Costituzionale sul ricorso FLP  sul blocco dei contratti e il Notiziario FLP DIFESA n. 162 del 27.11.2012 relativo all’iniziativa assunta dalla FLP sulla ritenuta TFR del 2,5 %,  che confermano il tentativo di copiare le iniziative FLP denunciato nel presente Notiziario dalla nostra Federazione.

                                                                                                   IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA

Notiziario n. 100 del 22 settembre 2014 –

Il Presidente dell'ARAN, dr. Sergio Gasparrini
Il Presidente dell’ARAN, dr. Sergio Gasparrini

Riportiamo di seguito il Notiziario FLP  n. 30 del 19.09.2014 che riferisce dell’atto di indirizzo e della riunione in ARAN del 18 settembre in ordine all’ipotesi di un CCNQ sulle assenze dal servizio.

 ”  Mentre in maniera assurda si continua a negare al personale del Pubblico Impiego italiano il diritto al rinnovo dei contratti di lavoro fermi dal 2010 e mentre si discute in Parlamento di una “non riforma” della Pubblica Amministrazione, nella giornata di ieri si è consumata all’ARAN la prima giornata di quello che ha del surreale a fronte delle considerazioni di cui sopra.

Le Confederazioni maggiormente rappresentative, infatti, sono state convocate per verificare la disponibilità alla stipula di un accordo quadro sulle assenze dal servizio, permessi per malattia, visite specialistiche, assenze parentali, diritto allo studio e il tutto a fronte dell’invio all’Aran da parte del Governo di uno specifico atto di indirizzo che, alla faccia della trasparenza e dell’informazione preventiva, non è stato nemmeno consegnato alle parti sociali.

Incredibile! Infatti è proprio incredibile ma vero, e pur tuttavia i problemi legati a questi istituti contrattuali applicati in termini estremamente diversi e a volte penalizzanti, comparto per comparto, amministrazione per amministrazione, hanno portato tutte le Confederazioni presenti al tavolo e la nostra in particolare, al di là del metodo, a dare la disponibilità a proseguire il confronto.

Infatti occorre ricordare che proprio la nostra Confederazione, durante gli unici e sparuti (due) incontri con il Ministro Madia, oltre alle importantissime questioni legate alla riforma della PA e allo sblocco dei contratti, aveva posto con forza la necessità di affrontare in termini di riorganizzazione e miglioramento tutta la materia sulle assenze dal servizio per malattia, “infestata” da circolari, norme, sentenze, interpretazioni, la maggior parte delle quali penalizzanti per il personale.

Ebbene, proprio in ragione di quanto sopra, nel suo intervento in ARAN la CSE/FLP ha dichiarato che l’eventuale accordo non potrà che essere migliorativo rispetto alle diverse situazioni in atto, con il maggior livello di tutela possibile e traguardando anche la parità di trattamento fra contratti a tempo determinato e indeterminato, e ha chiesto che l’ARAN per la prossima riunione – calendarizzata per la settimana seguente – si presenti con l’atto di indirizzo e una prima proposta di carattere operativo.

Ma la riunione con l’ARAN è stata anche l’occasione per un riassunto degli argomenti ancora in sospeso – tanti quelli con la politica – e alcuni di carattere tecnico in divenire con la stessa Agenzia. In particolare è stato posto al centro della discussione il prossimo rinnovo delle RSU che andranno in scadenza a marzo 2015 ed in ragione del quale occorre immediatamente darsi da fare per metter in atto il percorso che consenta di varare il regolamento, le mappature e dare il via alle elezioni.

Tempi strettissimi ma non impossibili se veramente tutti vogliamo rinnovare questo importantissimo organismo di rappresentanza, in un momento “delicato” per tutto il mondo sindacale, soprattutto nel Pubblico Impiego che, a parere della CSE/FLP, ha proprio bisogno di ritrovare un percorso di coesione e di dialogo con i lavoratori.

Ebbene, nel corso del “giro di tavolo” sono emersi alcuni distinguo, alcune evidenti necessità di “prendere tempo”, è riapparso l’annoso e mai definito problema dei comparti di contrattazione. La nostra posizione è stata netta da subito, con un chiaro e forte SI alla elezioni delle RSU.

Con l’impegno a tenervi aggiornati sul proseguo dei confronti, inviamo cordialissimi saluti.

                                                                                                                                   LA SEGRETERIA GENERALE FLP “

 

CSE


FLP avvia la mobilitazione dei lavoratori pubblici fino alla sciopero generale e preannuncia un ricorso contro il Governo presso la Corte di Giustizia Europea.

3 Nov 2015 - Flp Difesa

Notiziario n. 118 del 3 novembre 2015 – Si riporta di seguito il Notiziario n. 46 diffuso in data 30 ottobre dalla nostra Federazione con il quale la Segreteria Generale FLP, a fronte degli impegni disattesi dal Governo, alla  stanziamento di risorse irrisorie per il rinnovo dei contratti dopo sei anni di blocco e al […]


Audizione in Camera dei Deputati. Le osservazioni e proposte di FLP CSE sul DDL Madia recante la c.d. riforma della Pubblica Amministrazione

15 Giu 2015 - Flp Difesa

Notiziario n. 61 del 15 giugno 2015 – Riportiamo di seguito il documento di sintesi che la nostra Confederazione CSE ha inviato al Presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera On.le Francesco Paolo Sisto al termine dell’audizione delle Parti sociali sull’Atto Camera 3098 (DDL delega per la riforma della PA) che si è tenuta nella […]


Audizione di FLP/CSE in 1^ Commissione della Camera sulla c.d. riforma Madia. Molta attesa per l’udienza della Corte Costituzionale sul ricorso FLP

3 Giu 2015 - Flp Difesa

Notiziario n. 57 del 3 giugno 2015 – Riportiamo di seguito il Comunicato stampa FLP/CSE diffuso in data odierna con il quale vengono anticipate le nostre posizioni estremamente critiche sul DDL Renzi-Madia di riforma della P.A. ” Si terrà stasera  presso la Camera dei Deputati  – 1^ Commissione Affari Costituzionali, l’audizione della nostra Organizzazione sindacale  nell’ambito […]


Il testo del DDL delega Madia sulla riorganizzazione delle PP.AA. licenziato dalla 1^ Commissione Affari Costituzionali del Senato

9 Apr 2015 - Flp Difesa

News del 9 aprile 2015, h. 20.00 – Pubblichiamo su questa pagina (allegato 1) il testo del disegno di legge delega recante la riorganizzazione delle PP. AA. trasmesso alla Presidenza del Senato in data 2 aprile u.s., che reca le modifiche/integrazioni introdotte sul testo del Governo dalla 1^ Commissione Affari Costituzionali del Senato e che ora sarà […]








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