Notiziario FLP DIFESA n. 15 del 25 febbraio 2022 –
Pubblichiamo di seguito il testo integrale del comunicato diffuso in data di ieri dalla Confederazione CSE in merito all’aggressione operata dalle Forze Armate russe nei confronti di un libero e sovrano Paese europeo, l’Ucraina, che porta di fatto – per la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale – la guerra nel continente europeo, a solo poche centinaia di km dal nostro Paese. Un’aggressione in nessun modo giustificabile, frutto del sogno egemonico di Putin che rincorre il sogno di riportare il mondo ai vecchi equilibri della guerra fredda, che occorre ovviamente battere, esprimendo al contempo una fattiva solidarietà e vicinanza al popolo ucraino.
“La Confederazione CSE condanna gli inaccettabili atti di guerra della Russia contro le popolazioni dell’Ucraina che violano il diritto internazionale, l’integrità territoriale di quel Paese e il diritto all’autodeterminazione dei popoli.
Un’aggressione che va subito fermata, per evitare un’escalation dell’azione militare che non solo produrrebbe perdite di vite umane e indicibili sofferenze per le popolazioni interessate, ma avrebbe conseguenze devastanti sulla nostra economia, già duramente colpita dalla pandemia di questi due anni.
E’ necessario che l’Unione Europea adotti con forza ogni iniziativa utile, assumendo direttamente il ruolo negoziale e diplomatico che gli spetta, dal momento che il teatro delle azioni interessa da vicino le nostre popolazioni e i confini dell’Europa.
In questa direzione il nostro Governo, che rappresenta uno dei Paesi fondatori della Comunità europea, non può essere spettatore o subire passivamente gli eventi, ma deve agire con immediatezza nel solco delle nostre tradizioni, della nostra Costituzione e degli ideali di democrazia e di pace che sono alla base del nostro ordinamento.
La Segreteria Generale CSE”
A tal riguardo, dobbiamo anche segnalare che il Presidente Mattarella, stante la gravissima situazione innescata dall’azione armata russa sul territorio ucraino a Nord , a Est e a Sud, ha immediatamente convocato, sempre in data di ieri, il Consiglio Supremo di Difesa, dei cui contenuti e risultanze fa fede il comunicato diffuso dal Quirinale che ha espresso “la più ferma condanna per l’ingiustificabile aggressione militare lanciata dalla Federazione Russa contro l’Ucraina, che rappresenta una grave e inaccettabile violazione del diritto internazionale e una concreta minaccia alla sicurezza e alla stabilità globali”, ha chiesto “ l’immediata cessazione delle ostilità e il ritiro delle forze fuori dai confini internazionalmente riconosciuti dell’Ucraina” e assicurato “il pieno sostegno all’indipendenza e all’integrità territoriale dell’Ucraina, Paese europeo amico e democrazia colpita nella sua sovranità.” e la “massima vicinanza e solidarietà al popolo ucraino e alle sue legittime Istituzioni, alle vittime e alle tante persone che ne soffriranno le conseguenze”, auspicando al contempo azioni concertato da parte dell’Unione Europea e della NATO (in questa stessa pagina, il comunicato diffuso dal Quirinale).
Per concludere, diamo notizia che il Presidente della Repubblica dovrà nominare a breve il nuovo Segretario del Consiglio Supremo Difesa, l’organismo cui spettano le scelte di politica militare del nostro Paese, incarico allo stato vacante dopo le dimissioni del gen. Rinaldo Mosca Moschini. Da informazioni diffuse dai media, pare che il Presidente Mattarella sia orientato, questa volta, a nominare un civile (pare l’on. Francesco Saverio Garofani, gia’ Presidente della Commissione Difesa della Camera). Una scelta indiscutibilmente coraggiosa, che certo provocherà qualche mugugno nei Vertici militari da sempre “titolari” dell’incarico, ma che avverrebbe finalmente nel segno di una concreta civilizzazione, da sempre annunciata ma mai praticata.
Nella data di ieri, giovedì 5 marzo c.a., sono state diramate dal Segretariato Generale, attraverso il foglio che alleghiamo al Notiziario e nel quadro delle misure di contenimento e gestione dell’emergenza corona-virus, le disposizioni in materia di “accesso all’attività di istituto tramite modalità di smart working” in ambito area Tecnico- Amministrativa della Difesa.
Si tratta di un documento di fondamentale importanza, che permetterà finalmente di poter dare una risposta concreta a moltissimi Lavoratori della nostra Amministrazione che si trovano a dover fronteggiare molteplici situazioni estremamente critiche come, ad esempio, la necessità di poter garantire l’assistenza ai propri figli minori impossibilitati a frequentare le scuole di ogni ordine e grado ma anche a coloro interessati quotidianamente da situazioni caratterizzate da alto tasso di pendolarismo o da alta concentrazione di personale sul luogo di lavoro, condizioni che rischiano di esporre i Lavoratori al rischio del contagio e della successiva diffusione del virus.
Un risultato importante, dunque, che riteniamo possa ascriversi anche all’incessante azione della FLP DIFESA, che in questi giorni non ha mai smesso di sollecitare il Vertice politico e amministrativo della Difesa – come dimostrano le nostre lettere al Gabinetto del Ministro e la copertura del fenomeno corona virus attraverso i nostri tempestivi Notiziari – affinché fossero adottare misure concrete a favore dei Dipendenti della Difesa. La nostra O.S. ha segnalato puntualmente e in modo circostanziato quelle situazioni di forte criticità che rappresentavano le maggiori preoccupazioni per i dipendenti civili del Dicastero, costituendo così un determinante fattore di stimolo all’adozione delle misure a sostegno dei Lavoratori che tanto sono necessarie.
Certamente ancora molto rimane da fare, anche perché l’Amministrazione non ha risposto in modo omogeneo e non ha emanato univoche linee di azione, come avevamo auspicato e alcune Aree del Dicastero non hanno ancora ricevuto analoghe disposizioni per il Personale.
Ora auspichiamo che le misure individuate per agevolare l’accesso allo smart working trovino rapida applicazione in Area Tecnico-Amministrativa e che presto possano essere adottate uniformemente in tutto il Dicastero. Certamente come FLP DIFESA vigileremo sulla effettiva applicazione delle direttive emanate attraverso l’azione dei nostri Coordinamenti territoriali, anche mediante l’attivazione di forme di interlocuzione con i Comandanti/Direttori degli Enti interessati.
Un risultato importante, dunque, raggiunto anche grazie al sostegno della FLP e della nostra Confederazione, che hanno sostenuto presso la Ministra della Pubblica Amministrazione le istanze che provenivano da tutti i Lavoratori pubblici, come dimostra la nota della nostra Federazione FLP che alleghiamo al Notiziario.
IL COORDINATORE GENERALE FLP DIFESA- Federico Cesaretti
Notiziario FLP DIFESA n. 19 del 27 febbraio 2020 –
Il Ministro della F.P. Fabiana Dadone
Si riporta, di seguito, il testo del Notiziario della nostra Confederazione del 27 febbraio u.s. con la quale si dà notizia della richiesta – inviata alla Ministra della Funzione Pubblica, Fabiana Dadone – di adottare ulteriori misure a tutela del Personale delle PP.AA. nonché di affrontare le numerose criticità che l’emanazione della Direttiva FP n. 1/2020, pubblicata in allegato, non ha risolto:
EMERGENZA CORONAVIRUS
LA CSE SCRIVE ALLA MINISTRA DADONE CHIEDENDO ULTERIORI MISURE URGENTI A TUTELA DEL PERSONALE
Gentile Ministra,
con la Direttiva da Lei emanata in tema di emergenza coronavirus vengono raccomandate alle Pubbliche amministrazioni una serie di azioni da adottare con particolare riferimento all’implementazione delle diverse forme di lavoro agile e a distanza, di articolazione e ampliamento della flessibilità dell’articolazione dell’orario di lavoro, di igiene e profilassi sui luoghi di lavoro, di modalità di svolgimento delle attività esterne, di afflusso del pubblico all’interno degli Uffici.
Indicazioni apprezzabili, ma che si muovono all’interno dell’attuale quadro normativo e contrattuale, che ovviamente non può regolare in modo puntuale situazioni in divenire, createsi in una situazione di emergenza sanitaria nazionale come è quella in atto.
Permangono quindi notevoli criticità legate al trattamento economico e di malattia per tutta quella parte di lavoratrici e lavoratori che per effetto delle disposizioni delle Autorità competenti in molte parti del Paese sono costrette ad interrompere la propria prestazione lavorativa in tutte quelle casistiche previste dalle Autorità sanitarie e dalle Regioni.
Le chiediamo quindi di voler prevedere all’interno del nuovo Decreto legge sull’emergenza coronavirus la cui adozione sarebbe prevista per la giornata di domani, specifiche norme che garantiscano pienamente, dal punto di vista economico e normativo queste situazioni.
Così come dovrà essere data adeguata garanzia a tutte quelle situazioni che, per effetto della chiusura delle scuole, comportano la necessità di assistenza ai figli minori, che non sempre possono essere coperte da una generica indicazione alle Amministrazioni di prevedere una maggiore flessibilità nell’articolazione dell’orario di lavoro, o dall’ampliamento delle forme di lavoro agile e domiciliare che, purtroppo in molte Amministrazioni non risulta attivato, neppure con le forme ordinarie e con i limiti previsti dalla normativa vigente.
Certi di un Suo intervento sulla questione le inviamo i più cordiali saluti.
LA SEGRETERIA GENERALE CSE
La lettera di cui abbiamo pubblicato il testo segue il Notiziario del 26 febbraio u.s. della nostra Confederazione (anch’esso pubblicato in allegato), con la quale si forniva un giudizio moderatamente positivo della Direttiva della F.P. ma, al contempo, se ne mettevano in luce le criticità, in particolare sul fronte della disciplina delle assenze legate all’emergenza in atto. Per questo la CSE ha reiterato la richiesta di intervenire, nell’ambito del preannunciato nuovo intervento normativo per Decreto Legge, per specifiche modifiche che tutelino pienamente e senza incertezze il diritto alla salute, con riferimento al trattamento economico e all’assenza dal servizio, in una situazione che è oggettivamente emergenziale.
In questo contesto continuiamo invece a registrare l’assenza della nostra Amministrazione la quale, nonostante le sollecitazioni giunte anche da FLP DIFESA con la propria lettera inviata al Gabinetto del Ministro in data 24 febbraio u.s., non ci risulta abbia emanato alcuna Direttiva riguardo alle misure da adottare per garantire la tutela della salute nell’ambito delle proprie articolazioni. A tal proposito sarebbe necessario chiarire, altresì, la posizione amministrativa del Personale eventualmente interessato dalle disposizioni di quarantena precauzionale emanate dalle Regioni o dalle Autorità di Governo competenti.
In ultimo, ma non meno importante, la vicenda Corona-virus ha messo in luce i colpevoli ritardi della Difesa nel dotarsi di una disciplina per il lavoro agile (smart-working) che interessi l’intera Amministrazione e che avrebbe sicuramente permesso di gestire più efficacemente situazioni come quella attuale.
Si riporta di seguito il testo della nota diffusa dalla Confederazione CSE che riferisce dei contenuti e delle risultanze della prima riunione all’ARAN con tutte le Confederazioni sindacali del Pubblico Impiego avvenuta in data 27 giugno u.s.. Una riunione che ha di fatto aperto la stagione negoziale nel pubblico impiego dopo ben otto anni di blocco dei contratti e delle retribuzioni, superati solo a seguito del pronunciamento della Corte Costituzionale con sentenza n. 178 del 23.06.2015 conseguente al rinvio alla Suprema Corte da parte del Tribunale di Roma sul ricorso presentato dalla Federazione FLP:
“Finalmente è iniziato all’ARAN il confronto sul rinnovo dei contratti. Diciamo subito che nessun vero negoziato si è aperto in quanto la riunione tenutasi in data odierna è stata una sorta di incontro preliminare e non ha riguardato nessun comparto in particolare. Hanno partecipato, infatti, la delegazione ARAN e tutte le confederazioni maggiormente rappresentative. È stato quindi un primo incontro propedeutico all’apertura della stagione contrattuale vera e propria, che dovrà affrontare tutti i nodi derivanti dal lunghissimo periodo di blocco che ha visto i lavoratori pubblici subire, da parte dei Governi che si sono succeduti, un secco ridimensionamento del potere d’acquisto dei propri salari e una altrettanto secca riduzione dei diritti che sono stati soppiantati da altrettante norme di legge.
C’è voluta, lo ricordiamo ancora una volta, l’iniziativa della CSE, della FLP, di migliaia di lavoratori pubblici e una sentenza della Corte Costituzionale del giugno 2015, che ha consentito di sbloccare una situazione incancrenita, per poter tornare a discutere con Aran di rinnovo contrattuale; all’indomani delle modifiche legislative riguardanti sia il Testo Unico del Pubblico Impiego che la famigerata “Legge Brunetta”, che pur superando alcune criticità e accogliendo alcune richieste della CSE, comunque non vanno ancora nella direzione, auspicabile, di un miglior funzionamento della Pubblica Amministrazione e di una piena valorizzazione del lavoro pubblico.
La nostra Confederazione, come sempre, ha fatto la propria parte: abbiamo da tempo presentato le piattaforme contrattuali e anche oggi ci siamo presentati per dare il nostro contributo, comprendere e valutare le idee e le proposte dell’Aran.
I vertici dell’Aran si sono limitati ad elencare i diversi punti da trattare con riguardo sia agli istituti economici che giuridici con l’ipotesi di renderli comuni ai nuovi quattro comparti di contrattazione piuttosto che a quelli che, invece, devono restare inalterati in quanto tipici di alcuni settori o comparti.
La CSE, nel suo intervento, ha confermato da un lato la propria disponibilità a entrare nel merito delle problematiche poste dall’Aran e per altro già affrontate nella propria piattaforma contrattuale; dall’altro ha ribadito che l’emanando atto d’indirizzo non rappresenterà un vincolo per la propria azione rivendicativa, sia sul fronte giuridico sia su quello economico.
La CSE ha constatato come nella prospettazione dell’Aran manchi inevitabilmente la parte relativa agli impegni concreti del Governo legati alle risorse finanziarie necessarie per rinnovare veramente il contratto di lavoro. In parole povere, l’accordo del 30 novembre firmato da CGIL, CISL e UIL si conferma essere stato firmato “sull’acqua” in quanto non sono stati stanziati i promessi 85 euro medi lordi pro-capite, che è uno dei motivi per i quali non firmammo quell’intesa; allo stesso modo non ci sono garanzie sul fatto che gli aumenti andranno tutti sugli stipendi tabellari, che non ci saranno vincoli alla contrattazione del salario accessorio, che sarà possibile defiscalizzare il salario di produttività e che gli aumenti non vadano a diminuire il “bonus-Renzi” di 80 euro. Insomma, tutto ciò che è stato dato come acquisito il 30 novembre da Governo e triplice confederale è invece ancora tutto da conquistare.
Così come è stigmatizzabile la perdita del secondo semestre 2015, periodo per il quale, secondo la Corte Costituzionale, doveva comunque ripartire la stagione contrattuale. Un combinato disposto (somme esigue, mancato stanziamento 2018 e mancata decorrenza contrattuale) che rende assolutamente inaccettabile, e quindi da modificare, la proposta economica del Governo.
Ad oggi l’unico atto di indirizzo, pronto ad essere inviato entro una settimana, dal Governo all’ARAN è quello per il Comparto Funzioni Centrali, ragion per cui o si continua nelle perdite di tempo in attesa che il Governo si degni di preparare gli altri quattro atti di indirizzo oppure si inizia a ragionare sugli istituti normativi dell’unico comparto per il quale ciò è possibile.
La CSE quindi, nel ribadire con fermezza le critiche per l’inadeguatezza delle risorse si è detta comunque disponibile ad iniziare la discussione. Abbiamo tanto da fare e intendiamo capire al più presto se vi sono gli spazi per un confronto proficuo su alcune odiose misure, che permangono all’interno dei contratti, e per l’applicazione immediata di altri istituti introdotti nelle ultime settimane nella legislazione, fortemente voluti dalla nostra confederazione. Tra gli istituti da sopprimere subito citiamo ad esempio l’odiosa trattenuta sulla malattia, che per i ministeri e le agenzie fiscali non è di dieci giorni ma di quindici, grazie alla mai cancellata previsione contrattuale; tra i secondi invece, la reintroduzione dei passaggi tra le aree, che la CSE ha chiesto con forza alla Madia e al Parlamento e che alla fine è stata inserita nel nuovo testo unico sul pubblico impiego. E, ancora, è fondamentale rivedere profondamente gli ordinamenti professionali, strutturando la carriera dei lavoratori oggi ingessata e senza sbocchi reali.
Sono queste le materie sulle quali noi siamo pronti all’innovazione, tanto da costituire all’interno della confederazione un gruppo di lavoro permanente che segua lo sviluppo della trattativa e aggiorni le nostre richieste in corso di trattativa.
La CSE è quindi disponibile a dare un senso alla trattativa portando al tavolo la voce dei lavoratori e dei cittadini che vorrebbero una pubblica amministrazione sempre più professionalizzata e capace di creare valore aggiunto per il Paese. Ci confronteremo nel merito, senza false promesse che poi si rivelano, alla luce dei fatti, solo dei grandi spot elettorali privi di risultati concreti per i cittadini e i lavoratori.
LA SEGRETERIA GENERALE CSE “ “
Come si evince dal predetto comunicato CSE, la riunione in ARAN non ha registrato fatti significativamente nuovi sul fronte strettamente negoziale; ha però avuto l’indubbio merito di aprile formalmente la stagione contrattuale dopo i blocchi di tutti questi, un merito interamente ascrivibile all’iniziativa ricorsuale della FLP che è poi approdata al giudizio della Corte Costituzionale (tutti i tentativi di attribuirsi il merito da parte di qualche altra sigla è stato a suo tempo sconfessato dalla nostra Federazione con la documentazione allegata al Notiziario FLP DIFESA n. 75 del 10.07.2015 (clicca) a cui si fa ancora rinvio).
IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA
Notiziario n. 137 del 29.11.2016 –
La Ministra Madia ad un incontro con le OO.SS. in Funzione Pubblica
Si riporta di seguito il testo del “comunicato stampa” della Confederazione relativo ai contenuti e alle risultanze dell’incontro di ieri in Funzione Pubblica che ha avuto per oggetto le problematiche legate al rinnovo dei contratti del P.I. per il periodo 2016-2018, entrate finalmente nell’agenda politica a seguito del pronunciamento di luglio 2015 della Corte Costituzionale in merito al ricorso proposto dalla FLP.
“La Confederazione CSE è stata convocata dal Ministro della Pubblica Amministrazione sulle tematiche riguardanti il rinnovo dei contratti pubblici. L’incontro si è svolto oggi in tarda mattinata ed è stato sostanzialmente deludente.
L’intendimento del Governo, a quanto si è potuto capire, è la stipula di un accordo politico prodromico all’apertura delle contrattazioni vere e proprie e per questo ha chiesto ai sindacati di illustrare le proprie richieste.
La CSE, pur riconoscendo la necessità di un accordo che disciplini, oltre agli stanziamenti per il rinnovo dei contratti, anche le possibili e indispensabili modifiche legislative, ha posto alcune questioni irrinunciabili:
Dopo sette anni di blocco contrattuale, condizione imprescindibile è l’aumento cospicuo degli stipendi tabellari. Le notizie circolate in questi giorni che vorrebbero gli aumenti concentrati sui salari di produttività o esclusivamente sui salari più bassi sarebbero, se confermate, inaccettabili. Per i redditi più bassi, inoltre, nessuno pensiad un effetto di sostituzione tra gli aumenti contrattuali e la decontribuzione fiscaledegli “80 euro”. Nessun sindacato degno di questo nome potrebbe firmare uncontratto che sterilizza l’aumento contrattuale sottraendo tutti o parte degli 80 euroche devono invece essere mantenuti. La CSE ha chiesto inoltre alla delegazionegovernativa se le cifre lette in questi giorni sono reali e dove sarebbero “appostate”, cioè in quali provvedimenti normativi e per quali anni;
La CSE ha chiesto il superamento delle rigidità della Legge Brunetta: in primis, il superamento delle fasce di premialità così come sono state concepite nel Decreto Legislativo 150/2009; in secundis, il superamento del vincolo di copertura dei posti in organico esclusivamente mediante concorsi esterni e la possibilità di supplire attraverso l’esperienza professionale alla mancanza del titolo di studio richiesto per l’accesso dall’esterno;
Infine, la CSE ha chiesto un ripensamento del rapporto tra legge e contratto, che vede oggi la prima prevalere in modo netto sul secondo. La CSE ha ricordato al Governo che con il rinnovo contrattuale entrerebbero in vigore ulteriori norme contenute nella Legge Brunetta che sottrarrebbero alla contrattazione altre materie, rendendo di fatto i contratti assolutamente residuali proprio sul rapporto di lavoro, che risulterebbe regolato in via esclusiva dalla legge. Allo stesso modo, non è possibile la continua incursione delle Leggi di Bilancio sui fondi di salario accessorio del pubblico impiego, continuamente decurtati. Per la CSE è imprescindibile il ristoro dei tagli effettuati daivari Governi proprio sui fondi di quella produttività che anche questo Governo afferma di voler valorizzare. Su questa materia, infine, la delegazione CSE ha avvertito ilGoverno di non essere disponibile a trattare un accordo che vale solo per alcunipezzi della pubblica amministrazione. In particolare, non è possibile immaginareaccordi contrattuali che si applicassero a tutti i comparti tranne che a quellodell’Istruzione della Ricerca, normati invece dalla Legge cosiddetta della buona scuola.
Al di là delle richieste elencate, la CSE ha ben chiarito al Governo di non essere disponibilea strumentalizzazioni in vista del referendum di domenica prossima e che pertanto, qualoradovesse emergere che quelle di questi giorni fossero riunioni ai soli fini mediatico-elettorali, larisposta non potrà che essere durissima.
Rispetto alle richieste puntuali poste, la delegazione governativa non è andata oltre una generica disponibilità a rivedere parti della Legge Brunetta. Nessuna risposta sulla quantità degli stanziamenti, nessuna risposta sulla veridicità degli 85 euro di aumento che sono circolati sui giornali e nelle dichiarazioni attribuite al Ministro Madia, nessuna indicazione sulle modalità di prosieguo degli incontri sindacali.
A questo punto la CSE, pur dichiarandosi disponibile a continuare il confronto, non può che ritenere l’incontro odierno più ancora che deludente, altamente inconcludente “
Come si evince chiaramente dal comunicato di CSE, sorge il sospetto che l’iniziativa del Governo nei fatti sia tutta fumo e niente arrosto, e che sia banalmente finalizzata solo ad ammorbidire i lavoratori pubblici alla vigilia dell’appuntamento elettorale di domenica prossima.
Ci chiediamo: ma il Governo che oggi lascia intendere di voler offrire 85 € di aumento contrattuale (medio, però!!!!) a regime è lo stesso che, solo un mese fa, adottava il DDL di bilancio 2017 prevedendo, all’art. 52, un “fondo per il pubblico impiego” che di fatto destinava ai contratti circa 700 milioni di €, comprensivi peraltro dei 300 già previsti dalla legge di stabilità 2016, che avrebbero prodotto aumenti contrattuali medi di 15/20 € ? Ed è lo stesso Governo che, a legge non ancora licenziata in via definitiva dal Parlamento (oggi il maxiemendamento è stato votato dalla Camera, manca ancora il passaggio al Senato), esprime alle OO.SS. i propri intendimenti di accrescere le risorse destinate ai rinnovi contrattuali ma non modifica neanche di una sola cifra le previsioni contenute nello stesso art. 52 con riferimento agli stanziamenti per il P.I. per l’anno 2018?
Si, è proprio lo stesso Governo, quello del duo delle meraviglie Renzi-Madia. E, se è così, non resta allora altro da pensare che lo stesso Governo, al pari di Paolo di Tarso, sia stato improvvisamente folgorato sulla via che porta a Damasco (pardon, sulla via che porta al referendum).
Ne seguiremo gli sviluppi, e come al solito ne riferiremo puntualmente ai lavoratori.
IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA
Notiziario n. 121 del 19 ottobre 2016 –
Il Premier Renzi e il Ministro Padoan illustrano i contenuti del DDL bilancio 2017
Si riporta di seguito il testo del comunicato diffuso dalla nostra Confederazione in data 15 ottobre u.s., subito dopo il Consiglio dei Ministri di pari data e l’illustrazione via slide che ne hanno fatto il Premier Renzi e il Ministro Padoan nella conferenza stampa di presentazione del provvedimento.
“Il Governo, mentre è impegnato strenuamente nella battaglia referendaria sulla modifica della Costituzione, continua di fatto però a ignorare la sentenza della Corte Costituzionale scaturita dal ricorso fortemente voluta dalla FLP.
Con la legge di stabilità per il 2017, infatti, non stanzia le risorse necessarie per avviare un vero rinnovo contrattuale dei lavoratori pubblici.
Dai dati forniti in conferenza stampa dopo il Consiglio dei Ministri di oggi, presentati con varie slides dal Premier Renzi e dal Ministro dell’Economia Padoan, lo stanziamento di 1.9 miliardi che comprende non solo il rinnovo dei contratti ma anche il costo delle preannunciate 10.000 assunzioni nella P.A. si conferma assolutamente inadeguato a garantire un rinnovo dei contratti degno di questo nome.
In ogni caso, pur se fosse destinato interamente ai rinnovi, è assolutamente insufficiente dal momento che se solo utilizziamo l’indice IPCA ( quello che deve a legislazione vigente Indicare il beneficio contrattuale spettante) per il triennio la cifra da stanziare non è inferiore ai 7 miliardi di euro.
A questo punto, a distanza di 7 anni dall’ultimo rinnovo, non resta che la strada della mobilitazione e della lotta.
Saremo in piazza, in questi autunno che si preannuncia molto caldo, per costringere il Governo ad invertire la rotta. Coinvolgeremo nella nostra iniziativa, che non sarà di facciata o calata dall’alto, ma che partirà dai posti di lavoro e dalle realtà operative, tutte le forze sane del Paese e della società civile che hanno interesse veramente ad una pubblica amministrazione efficiente, e funzionale; e che non vogliono il suo smantellamento, che serve solo ai poteri forti e a chi vuole esternalizzarne i servizi per meri interessi di bottega.
LA SEGRETERIA GENERALE “
A distanza oramai di quattro giorni dal Consiglio dei Ministri, il testo del DDL non risulta ancora noto nella sua forma definitiva e non è stato ancora inviato alla Camera per l’avvio dell’esame in commissione. Ancora nebulosa è dunque la parte relativa al pubblico impiego, soprattutto per quanto attiene le risorse vere destinate ai rinnovi contrattuali, che saranno comunque del tutto insufficienti.
Attendiamo dunque di conoscere il testo del DDL che, appena noto, pubblicheremo sul questo nostro sito e inizieremo a spulciare pagina per pagina per trovare le norme di nostro maggiore interesse, prima fra tutti la norma per il fondo integrativo (vds. Notiziario n.117 del 10.10.2016) e quella annunciata proprio oggi dal Gabinetto sulle progressioni verticali, di cui diremo diffusamente con il prossimo Notiziario.
Si prega di dare al presente Notiziario la massima diffusione tra i colleghi interessati.
IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA
Notiziario n. 122 dell’ 11 novembre 2015 –
Il tavolo di Presidenza del Convegno “P.A., bene comune” con parlamentari di M5S, PD e FI
Si riporta di seguito il Notiziario n. 48 del 10 u.s. con il quale la nostra Federazione dà conto dei contenuti e degli esiti della 3^ Conferenza Nazionale Organizzativa che si è tenuta presso l’hotel Aequa di Vico Equense (Napoli) nelle giornate del 6, 7 e 8 novembre u.s.
” La Conferenza Nazionale Organizzativa della FLP tenutasi a Vico Equense (NA) dal 6 all’8 novembre 2015 è stata l’occasione per affrontare in modo analitico e propositivo alcuni fondamentali aspetti che riguardano il mondo del lavoro, le forme di rappresentanza, la crisi del cosiddetto sindacato confederale e di quello corporativo, le azioni da mettere in campo a difesa del lavoro pubblico e delle attività delle pubbliche amministrazioni.
A partire dal confronto a più voci avutosi nella riuscita tavola rotonda sul tema “LA P.A. bene comune”, proseguito con gli interventi e i contributi sul modello organizzativo interno e sul necessario rapporto sinergico tra strutture territoriali e strutture nazionali di amministrazione, fino al dibattito sulle modalità e le azioni da intraprendere per contrastare in modo significativo e non velleitario le azioni elusive e dilatorie del Governo rispetto alla Sentenza della Corte sul rinnovo dei contratti.
Dall’intenso dibattito sono emerse alcune linee guida che dovranno caratterizzare nell’immediato futuro l’azione della FLP che proviamo a sintetizzare:
Necessità di aprire sempre più il sindacato alle esigenze della base, della società civile e delle Associazioni, rimettendo al centro il lavoro pubblico e la pubblica amministrazione come fattore di coesione sociale, di crescita e di garanzia di diritti.
Ribadire come nel nostro paese ci sia sempre più bisogno di sindacato, di vero sindacato, e come il crescente scollamento dei vertici sindacali dalla base e dai lavoratori sia dovuto alla mutazione genetica dell’attuale sistema di rappresentanza delle ex confederazioni dei lavoratori, divenute ormai sempre più società di servizi e gigantesche macchine commerciali e sempre meno strutture partecipate di difesa dei lavoratori.
Tale situazione apre la strada ad un processo di rinnovamento e di ricostruzione che deve partire dal basso. In questo percorso noi della FLP intendiamo esserci e contribuire a mettere in rete e organizzare tutte le forze sane interessate ad opporsi alla rilegificazione del rapporto di lavoro, alla limitazione dei diritti, alla precarizzazione del lavoro, alla riduzione del salario, allo smantellamento dello stato sociale.
La lotta per il diritto al contratto che la FLP ha messo al centro della sua azione arrivando con il suo ricorso fino alla pronuncia della Corte che ha bollato come incostituzionale il comportamento del Governo non è solo un momento ineludibile per ridare fiato al potere d’acquisto di milioni di lavoratori, falcidiato da anni di blocco e di tagli al salario aziendale, ma è anche lo strumento per contrastare scelte autoritarie imposte per legge, per mantenere viva la democrazia e la partecipazione sui posti di lavoro, mettere le professionalità dei lavoratori e delle lavoratrici al servizio dei processi di riforma e dei cittadini.
A tale proposito, il Comitato Direttivo Nazionale di FLP ha approvato le linee generali della mozione che alleghiamo al notiziario nella quale vengono ribadite le principali linee di azione.
Attivazione della procedura di ricorso nei confronti del Governo Italiano presso la Corte di Giustizia Europea per vedere riconosciuto il risarcimento del danno per gli anni di blocco contrattuale pregresso e sanzionata l’incredibile azione elusiva messa in campo dal Governo con la legge di stabilità 2016 (stanziamento di soli 300 mln di euro) per la parte relativa al rinnovo dei contratti a decorrere dalla data di pubblicazione della sentenza (luglio 2015);
Manifestazioni su tutti i luoghi di lavoro, con il massimo coinvolgimento dei lavoratori pubblici, che mettano al centro il rinnovo dei contratti e una diversa e vera riforma della Pubblica Amministrazione che deve veramente diventare un bene comune per la cittadinanza e per il Paese;
La proposizione di ordini del giorno, documenti, comunicati delle forze sociali, da presentare in tutte le sedi e le istanze istituzionali e politiche anche attraverso l’utilizzo dei media e dei social;
La proposta fatta con una lettera inviata in data odierna dal nostro Segretario generale Marco Carlomagno a tutte le OO.SS. rappresentative nei comparti del pubblico impiego per definire insieme un percorso di mobilitazione e di lotta che partendo dalle iniziative già assunte arrivi però, prima dell’approvazione della Legge di stabilità, alla proclamazione di una giornata di sciopero generale nazionale unitario.
Siamo consapevoli delle differenze che permangono tra le varie OO.SS., ma il momento è così grave per il lavoro pubblico che non possiamo permetterci di continuare ad agire in modo separato con iniziative che sia accavallano e che portano sempre più disorientamento tra i lavoratori. Questa è una richiesta che proviene dal basso, dai posti di lavoro, da tanti delegati, dalle RSU.
Che segnalano una giusta esigenza che non può essere disattesa.
LA SEGRETERIA GENERALE FLP “
Pubblichiamo, di seguito, la mozione approvata dalla 3^ Conferenza Nazionale di Organizzazione.
L’on. Paolo Sisto, Presidente della 1^ Commissione della Camera
Riportiamo di seguito il documento di sintesi che la nostra Confederazione CSE ha inviato al Presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera On.le Francesco Paolo Sisto al termine dell’audizione delle Parti sociali sull’Atto Camera 3098 (DDL delega per la riforma della PA) che si è tenuta nella serata del 3 giugno ultimo scorso.
“ Il DDL delega di riforma delle Pubbliche Amministrazioni per il quale siamo auditi è in preoccupante continuità con gli interventi normativi effettuati dal Governo Berlusconi e dal recente Decreto Legge 90/2014, che porta il nome dell’attuale Ministro della Pubblica Amministrazione, convertito nella Legge n. 114/2014.
Volendo riassumere i principi sui quali si basano tutti i provvedimenti citati, è possibile affermare che sono:
L’inespressa ma malcelata idea che lo Stato – inteso non solo come apparato burocratico – sia sempre il problema e mai la soluzione ai problemi del Paese e quindi deve limitare al minimo la propria presenza;
Il costo zero, figlio della concezione appena enunciata, che ha la sua applicazione pratica nell’evitare di investire risorse in un settore considerato improduttivo;
L’intento punitivo nei confronti del personale delle pubbliche amministrazioni già declinato, nei provvedimenti che portano i nomi dei Ministri pro-tempore Brunetta e Madia, con una valutazione del merito che non promuove la crescita e la partecipazione, con la possibilità di demansionare i lavoratori i quali evidentemente non sono considerati portatori di professionalità utili al Paese e nell’istituto della mobilità ad invarianza di stipendio;
L’assoluta subordinazione dell’azione delle pubbliche amministrazioni non solo agli obiettivi programmatici dell’autorità governativa ma al Governo – nazionale o locale – tout court; principio che ha come conseguenza la precarizzazione del rapporto di lavoro della dirigenza, la ripubblicizzazione di tutto ciò che concerne il rapporto di lavoro pubblico, la previsione che in ogni comune debba esserci un dirigente apicale e che questi debba essere di nomina politica, portatore quindi non delle esigenze dei cittadini ma della maggioranza politica ad ogni livello;
L’inutilità della partecipazione dei lavoratori pubblici, in qualunque forma democratica, alla vita delle pubbliche amministrazioni in quanto attori che non portano valore aggiunto ma sarebbero solo titolari di una serie di privilegi, accumulati attraverso istituti contrattuali, che vanno smantellati attraverso interventi legislativi;
Di conseguenza, le parti sociali vanno ridimensionate, da interlocutori del Governo che fanno sintesi della progettualità espressa dai lavoratori nelle forme democratiche e la trasferiscono nei contratti collettivi, a meri organismi consultivi privi di qualunque legittimazione da parte dei datori di lavoro pubblico.
Al contrario, l’idea di Pubblica Amministrazione della CSE, in accordo con i principi costituzionali, è basata sul principio dell’apparato amministrativo-burocratico che produce valore per il Paese anziché frenarlo, assicurando al contempo l’attività di regolazione dell’attività economica prevista dall’articolo 41, secondo e terzo comma, della Costituzione e i livelli minimi di servizio che assicurino il diritto di cittadinanza anche alle fasce più deboli della popolazione.
Se la missione delle pubbliche amministrazioni deve essere quella di promuovere l’innovazione necessaria alla libera attività economica e creare le condizioni per il dispiegarsi del concetto di cittadinanza, non può essere al contempo oggetto di una “furia riformatrice” né piegata a logiche di parte; deve prevedere forme di partecipazione organizzata, non consociative o assembleari, dei lavoratori che devono essere non solo formati ma motivati e coinvolti nell’attività e nel rapporto con i cittadini; una dirigenza fortemente responsabilizzata ma non precarizzata, che promuova la crescita collettiva della struttura burocratica governata, assicuri livelli di accountability, attui piani e programmi fissati dall’autorità di governo – nazionale o locale – senza essere a questa subordinata.
Pertanto la CSE chiede di sostituire alla “furia riformatrice” alla quale si assiste senza sosta da oltre vent’anni, un riordino dei principi di azione basilari ai quali le pubbliche amministrazioni devono attenersi che permetta la responsabilizzazione dei lavoratori pubblici ad ogni livello ma in un quadro di continuità e di tregua normativa che torni a valorizzare la partecipazione dei lavoratori attraverso la contrattazione, il pieno dispiegarsi delle professionalità acquisite, la valorizzazione del merito in un quadro quanto più possibile condiviso che promuova la crescita, il rapporto sempre più osmotico con le varie forme di cittadinanza, organizzate e non.
Più concretamente, la CSE condivide l’esigenza del Governo di assicurare sempre maggiore trasparenza dell’attività amministrativo-burocratico, anche attraverso un uso più consapevole e responsabile delle nuove tecnologie; chiede però che il fulcro della norma sia costituito: dalla individuazione dei livelli di Governo e della presenza dello Stato sul territorio che assicurino gli standard minimi di servizi necessari alla piena attuazione della libertà di impresa ma anche dei diritti di cittadinanza; dal riordino del sistema delle società partecipate; dalla razionalizzazione delle risorse e al contempo dei livelli di investimenti necessari al miglioramento dell’azione amministrativa.
La CSE chiede invece che tutto ciò che si riferisce ai rapporti di lavoro sia oggetto di un puntuale atto di indirizzo del Ministro della Pubblica Amministrazione ai soggetti che curano l’attività di contrattazione per conto del Governo e la conseguente apertura di una stagione contrattuale che, ridando fiato al potere d’acquisto di più di 3 milioni di lavoratori pubblici dopo 6 anni di ingiustificato blocco degli stipendi e delle retribuzioni, promuova e accompagni l’azione di modernizzazione delle pubbliche amministrazioni.
Nel merito dell’articolato del disegno di legge, quindi, la CSE chiede preliminarmente di ridurre gli eccessi e l’indeterminatezza delle numerose deleghe richieste al Parlamento e di seguito propone alcuni emendamenti al testo in discussione alla camera.
Articolo 7 – Organizzazione/Riorganizzazione dell’amministrazione dello Stato
Ribadiamo che ogni processo di riorganizzazione debba comunque salvaguardare i livelli occupazionali e le professionalità del personale interessato da tali processi.
Si propone di inserire la garanzia delle relazioni sindacali previste dai CCNL nei processi di riorganizzazione e di conseguente ricollocazione del personale all’interno del comma 1, lettere a e c, di tale articolo.
Si propone di affidare ai Prefetti solo ed esclusivamente compiti di coordinamento organizzativo quali responsabili di UTS e non quelli legati alla responsabilità della erogazione dei servizi all’utenza che devono rimanere in capo ai dirigenti degli uffici preposti delle singole amministrazioni centrali sul territorio, modificando quanto previsto al comma 1 lettera d, di tale articolo.
Inoltre la riduzione del numero degli UTS non è in alcun modo condivisibile perché ridurrebbe ancora di più la presenza dello Stato sul territorio, i livelli di erogazione di servizi e di presidio.
Articolo 9 – Personale/Dirigenza Pubblica
La previsione dei ruoli unici della dirigenza comporta la necessità di individuare specifiche modalità di equiparazione tabellare.
L’interscambiabilità e la mobilità tra comparti ed amministrazioni diverse può comportare disconoscimento di professionalità e peggioramento di servizi resi all’utenza.
Non è accettabile l’ipotesi di decadenza dalla funzione a seguito di mancato incarico.
Si propone inoltre di prevedere l’inserimento all’interno dell’articolato, di specifici riferimenti al mantenimento della contrattualizzazione del rapporto di lavoro e della contrattazione quale elemento di garanzia nella regolazione dello stesso.
Articolo 10 – Semplificazione delle attività degli enti pubblici di ricerca
Si propone di prevedere un meccanismo che introduca risorse nuove per favorire la ricerca e non che preveda lo sviluppo del settore in ragione della invarianza delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili. Si propone di cassare tale riferimento previsto al comma 1 dell’articolo.
Articolo 11 – Promozione della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro nella amministrazioni pubbliche
Si propone di inserire nell’articolato, ed in particolare al punto 1, uno specifico riferimento alla definizione di tali materie e della loro regolazione, attraverso i CCNL
Articolo 13 – Riordino della disciplina del lavoro alle dipendenze della amministrazioni pubbliche
Si propone l’inserimento, nell’articolato, di un comma che, nel prevedere una specifica delega al riguardo, modifichi gli aspetti penalizzanti della normativa oggi vigente, avvii e consenta il riordino di tali materie attraverso l’emanazione di atti di indirizzo che successivamente possano essere trasformati in specifici CCNQ o CCNL fra Aran e Parti sociali.
Quanto sopra, riprendendo una prima e datata iniziativa in tal senso ed allo scopo primario di definire un rinnovato sistema di relazioni sindacali nel pubblico impiego che superi l’attuale fase di stallo e di blocco dei contratti, per costruire una pubblica amministrazione che metta al centro della riforma, progetti di sviluppo del lavoro pubblico e del proprio personale.
LA SEGRETERIA GENERALE FLP-CSE “
Su questa stessa pagina pubblichiamo anche il testo del disegno di legge sulla c.d. riforma della P.A. votato dal Senato e oggi all’esame della Camera dei Deputati, e il relativo dossier a cura del Servizio Studi del Senato.
Riportiamo di seguito il Comunicato stampa FLP/CSE diffuso in data odierna con il quale vengono anticipate le nostre posizioni estremamente critiche sul DDL Renzi-Madia di riforma della P.A.
” Si terrà stasera presso la Camera dei Deputati – 1^ Commissione Affari Costituzionali, l’audizione della nostra Organizzazione sindacale nell’ambito dell’ indagine conoscitiva relativa al disegno di legge A.C. 3098, recante deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche, in discussione alla Camera dopo l’approvazione dell’altro ramo del Parlamento.
Sarà l’occasione per evidenziare la posizione di forte dissenso della nostra Confederazione, maggiormente rappresentativa nel comparto del pubblico impiego, su molti aspetti di un provvedimento omnibus, adottato senza alcun reale confronto con le parti sociali, che vuole regolamentare, mediante l’istituto della legge delega ( con indicazioni in molti casi generiche che lasciano di fatto mani libere al Governo sui reali contenuti della stessa) i più rilevanti aspetti della funzionalità della pubblica amministrazione (accessibilità, digitalizzazione, semplificazione, organizzazione, dirigenza, rapporto di lavoro.)
Materie in buona parte già disciplinate con i provvedimenti normativi che si sono succeduti nell’ultimo decennio e che vengono riprodotti, in molti casi , senza grande originalità, nel disegno di legge in esame. In particolare abbiamo denunciato come l’approccio sia, in piena continuità con i Governi precedenti, ancora una volta quello non di riformare ma di “tagliare” e depotenziare servizi e funzioni essenziali per la collettività, in ossequio ad un logica di contenimento dei costi che non tocca i veri sprechi quali le consulenze , gli appalti e le esternalizzazioni, ma solo il reddito e la dignità dei lavoratori e delle lavoratrici del pubblico impiego.
A fronte del blocco che dura da ormai sei anni dei contratti nazionali di lavoro e di quelli integrativi, su cui la Corte Costituzionale il 23 giugno p.v. si esprimerà a seguito del ricorso della nostra Federazione FLPche ha visto il Tribunale di Roma condividerne i contenuti e trasmetterne gli atti alla Suprema Corte per la pronuncia di incostituzionalità, nel disegno di legge si riducono ulteriormente i livelli di contrattazione decentrata e le materie che si possono discutere a livello territoriale, riconducendo tutto il rapporto di lavoro nell’ambito delle prerogative datoriali, dalla valutazione delle prestazioni, al riconoscimento del merito, dall’orario di lavoro al telelavoro, alle pari opportunità etc.
In buona sostanza si vuole “riformare” il lavoro pubblico rafforzando l’idea tanto cara ai poteri forti che per fare funzionare meglio la PA bisogna dare più poteri ai dirigenti, (oggetto di una riforma che li rende più precari e ricattabili) affinchè questi, godendo della piena agibilità su risorse umane sottopagate e prive di prospettive professionali, possano rispondere in proprio dei risultati da raggiungere.
La FLP/CSE proporrà alla Commissione di modificare gli aspetti controversi e penalizzanti del DDL, riconoscendo il ruolo e le proposte dei lavoratori e dei loro rappresentanti, ai fini di una riforma della P.A. che possa essere veramente fattore di crescita e modernizzazione del Paese.
LA SEGRETERIA GENERALE CSE “
IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA
Notiziario n. 15 del 5 febbraio 2015 –
Le Ministre M.C. Lanzetta e M. Madia
Riportiamo di seguito il Notiziario n. 1 datato 2.02.2015 della nostra Confederazione CSE che reca il comunicato stampa emesso a conclusione della riunione del 28 u.s. presso il Ministero degli Affari regionali nella quale il Governo ha presentato alle OO.SS. le linee guida della bozza di circolare del Ministero della Funzione Pubblica sulle procedure di mobilità del personale a seguito della chiusura delle Province e sulle procedure di ricollocazione.
“Nella tarda mattinata del 28 gennaio, presso la Sala Riunioni del Ministero degli Affari regionali, si è svolta una riunione tra i rappresentanti del Governo, Regioni, Province e Comuni, con le Confederazioni Sindacali maggiormente rappresentative, avente all’odg la presentazione delle La Parte Pubblica rappresentata dal Ministro agli Affari Regionali Lanzetta (anche se dimissionario) e dal Sottosegretario alla Funzione Pubblica Onorevole Rughetti, prima di discutere con le Confederazioni Sindacali, ha incontrato i responsabili dell’ANCI, dell’UPI e delle Regioni.
Gli interventi in riunione dei rappresentanti del Governo e degli Enti locali hanno fatto emergere le diverse interpretazioni e le contraddizioni sull’attuazione della legge 23 dicembre 2014, n. 190 (Legge di Stabilità) e della legge 7 aprile 2014, n. 56 (Riordino degli Enti Territoriali).
Non vi è chiarezza, infatti, né sulle modalità di individuazione del personale in eccedenza e sui criteri di mobilità in uscita dalle Province, anche in relazione alla partecipazione prioritaria dei dipendenti delle Province al bando di mobilità volontaria adottato dal Ministero della Giustizia con provvedimento del 25 novembre 2014, per la copertura di 1.031 posti vacanti, né sui principi dell’applicazione della legge pre-Fornero in materia pensionistica, Non vi è chiarezza, infatti, né sulle modalità di individuazione del personale in eccedenza e sui criteri di mobilità in uscita dalle Province, (Enti di area vasta), attraverso una riduzione della spesa corrente di 1.000 milioni di euro per l’anno 2015, di 2.000 milioni di euro per l’anno 2016 e di 3.000 milioni di euro a decorrere dall’anno 2017.
Nel provvedimento mancano, inoltre, effettive garanzie sulla tutela del reddito del personale in mobilità e sulla decorrenza dei termini di definizione delle deleghe regionali sulle nuove funzioni e servizi da affidare alle Province che rimangono, alle Città Metropolitane e/o ai Comuni.
Tutte le Confederazioni, seppure con sfumature e toni diversi, hanno segnalato e sottolineato le palesi contraddizioni del quadro normativo e hanno messo in risalto, tra le altre cose, l’assenza di relazioni sindacali costanti e globali in relazione a tutta la vicenda.
In modo particolare, la CSE ha stigmatizzato la carenza di confronto e ha sostenuto la necessità impellente dell’emanazione di una circolare esplicativa che chiarisca tutti i passaggi sulle effettive relazioni sindacali che sono indispensabili per un confronto costante e a 360 gradi con le OO.SS. su una problematica difficile, seria e drammatica.
Il Segretario Generale Carlomagno ha aggiunto che la partecipazione sindacale deve essere a pieno titolo sia nell’Osservatorio Nazionale che negli Osservatori Regionali, con un coordinamento e monitoraggio continuo e trasparente sulle dinamiche gestionali di questa partita, al fine di garantire, nel modo più ampio possibile, i servizi nel contesto delle Aree Territoriali e di conseguenza le funzioni e gli organici nelle Regioni, nelle Province che rimangono e nelle Città Metropolitane.
A nostro parere vanno affrontate con cautela iniziative che, in nome del risparmio, possono provocare tensioni e inefficienze, soprattutto in quelle Amministrazioni dove le funzioni, i compiti e le attività sono particolari, peculiari e specifiche, come ad esempio nel Ministero della Giustizia, dove per altro il personale giudiziario (DOG) attende da circa 15 anni una “vera” riqualificazione professionale e da più di 20 anni la progressione in carriera.
Così come va assolutamente evitato il caos normativo e la contrapposizione di norme emanate in contrasto tra di loro, che, in quanto contraddittorie, rendono oltremodo difficile coniugare efficienza e razionalizzazione e portano spesso all’immobilismo se non alla scomparsa delle Amministrazioni sul territorio.
Bisogna prioritariamente investire sulla formazione concreta ed efficace del personale in mobilità, garantendo gli stipendi e i redditi, dopo aver stabilito dove può andare su base volontaria, in seguito a ricognizioni e verifiche serie e rigorose.
Bisogna tenere alto il livello di servizi erogati alla cittadinanza, recuperando risorse dal taglio dei veri sprechi, mediante la re-internalizzazione delle funzioni, l’eliminazione delle consulenze d’oro e una seria lotta, e non meramente di facciata, alla corruzione.
Occorre rinnovare e rafforzare la Pubblica Amministrazione aprendo le porte alle giovani generazioni, alle migliaia di uomini e donne che in questi anni hanno superato o sono stati dichiarati idonei ad un pubblico concorso, a quelli che per anni con contratti precari hanno garantito attività e servizi rilevanti, a tutti coloro che – ogni giorno – alle prese con contratti bloccati, carriere ferme, bersagli di offese continue, rappresentano le nostre pubbliche amministrazioni e garantiscono istruzione, sanità, giustizia, lotta all’evasione, tutela dei beni culturali e cosi via…
Abbiamo bisogno di una pubblica amministrazione moderna, efficiente capace di offrire servizi a cittadini e imprese e allo stesso tempo garantire le funzioni nevralgiche dello Stato con imparzialità e trasparenza.
Intervenire in modo confuso sui livelli di governo, pensando solo a tagliare o eliminare attività e servizi pubblici, senza aver chiaro in mente quali servizi debbano essere assicurati ai cittadini e chi e come debba svolgere questefunzioni, è sbagliato e si configura come una riforma al contrario, una controriforma.
Noi operiamo e agiamo per tenere insieme il Paese, per il futuro e il bene dell’Italia.
Speriamo che la stessa cosa voglia fare il Governo.
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Notiziario n. 122 dell’ 11 novembre 2015 – Si riporta di seguito il Notiziario n. 48 del 10 u.s. con il quale la nostra Federazione dà conto dei contenuti e degli esiti della 3^ Conferenza Nazionale Organizzativa che si è tenuta presso l’hotel Aequa di Vico Equense (Napoli) nelle giornate del 6, 7 e 8 […]
Notiziario n. 61 del 15 giugno 2015 – Riportiamo di seguito il documento di sintesi che la nostra Confederazione CSE ha inviato al Presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera On.le Francesco Paolo Sisto al termine dell’audizione delle Parti sociali sull’Atto Camera 3098 (DDL delega per la riforma della PA) che si è tenuta nella […]
Notiziario n. 57 del 3 giugno 2015 – Riportiamo di seguito il Comunicato stampa FLP/CSE diffuso in data odierna con il quale vengono anticipate le nostre posizioni estremamente critiche sul DDL Renzi-Madia di riforma della P.A. ” Si terrà stasera presso la Camera dei Deputati – 1^ Commissione Affari Costituzionali, l’audizione della nostra Organizzazione sindacale nell’ambito […]
Notiziario n. 15 del 5 febbraio 2015 – Riportiamo di seguito il Notiziario n. 1 datato 2.02.2015 della nostra Confederazione CSE che reca il comunicato stampa emesso a conclusione della riunione del 28 u.s. presso il Ministero degli Affari regionali nella quale il Governo ha presentato alle OO.SS. le linee guida della bozza di […]