Si riporta di seguito il testo del Notiziario FLP n. 33 di data odierna che reca la nota dell’Ufficio Stampa della nostra Federazione in merito all’Ipotesi di CCNL del comparto Funzioni Centrali sottoscritto stanotte da alcune sigle ma non da FLP e CGS.
” La FLP da sola ha impiegato quasi tre anni per ottenere la sentenza della Corte Costituzionale che ribadiva il diritto alla contrattazione per i dipendenti pubblici; a Governo e CGIL, CISL, UIL e CONFSAL-UNSA sono bastate invece poche settimane di (finte) trattative per cancellare – con la firma della notte scorsa – non solo il diritto alla contrattazione, ma anche i diritti fondamentali della persona.
Quelle che stanno spacciando come vittorie sono spaventosi arretramenti sul diritto alla salute, sui diritti salariali e di partecipazione democratica dei lavoratori. Gli articolipeggiorativi, rispetto ai contratti precedenti, sono talmente tanti che per spiegarli tutti siamocostretti a rimandarvi a successivi comunicati tematici.
Vi basti, per ora, sapere che i tanto sbandierati 85 euro di aumento non partono dall’inizio della tornata contrattuale (il 2016) e nemmeno da gennaio 2018 bensì da marzo del prossimo anno. Infatti, a differenza di quanto sbandierato nei mesi scorsi, i soldi per compensare quei lavoratori che per effetto degli “80 euro di Renzi” avrebbero un aumento contrattuale nullo o addirittura negativo, vengono finanziati dagli altri lavoratori. Ma solo fino a fine anno, allorquando il bonus di 80 euro scomparirà anche per loro, come d’incanto.
In compenso, si toglie a tutti i lavoratori, compresi malati cronici, oncologici, dializzati, la possibilità di svolgere controlli e visite diagnostiche in regime di malattia (pur con relativa decurtazione di salario): superate le 18 ore annue dovranno curarsi in ferie o inaspettativa non retribuita. Varate anche misure grazie alle quali i tassi di assenza di pochi siriversano su tutto l’Ufficio sotto forma di minori erogazioni dei premi di produttività, cosa chescatenerà la guerra tra poveri e l’odio nei confronti di puerpere e malati gravi.
Non è un caso il fatto che, per giustificare un contratto così regressivo sul piano dei diritti, i sindacati firmatari siano stati costretti, in totale malafede, a rivendicare come merito quello di non aver cancellato per i dipendenti pubblici l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Viene da dire: ci mancava solo quello!
L’UFFICIO STAMPA FLP “
Si prega di dare al presente Notiziario la massima diffusione tra le lavoratrici e i lavoratori e di affiggerlo in tutte le bacheche
In allegato, il testo integrale dell’Ipotesi di CCNL 2016-2018
Una parte degli scaffali con i pacchi in partenza per Strasburgo
Si riporta di seguito il testo del comunicato diffuso in data 5 luglio u.s. dalla Confederazione CGS che dà notizia dell’avvenuto deposito presso la CEDU del ricorso risarcitorio del mancato rinnovo contrattuale e in aggiunta della presentazione a F.P. e ARAN della nostra piattaforma per i rinnovi contrattuali.
“ La Confederazione Generale Sindacale ha depositato alla Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo (CEDU) le decine di migliaia di ricorsi con cui i lavoratori e le lavoratrici del pubblico impiego chiedono un indennizzo per i mancati arretrati maturati durante i 5 anni di blocco contrattuale.
Nel frattempo è stata inviata alla Funzione Pubblica ed all’Aran la piattaforma rivendicativa di CGS per il rinnovo dei contratti in cui vengono indicati gli obiettivi e le priorità per tutti i nuovi comparti di contrattazione.
La ventilata disponibilità della Ministra Madia di aprire nei prossimi giorni il confronto sul rinnovo dei contratti, quando dall’Aran non è ancora arrivata la convocazione per la firma definitiva dell’accordo sui nuovi comparti a due mesi dalla pre-intesa, e le sue fantasiose dichiarazioni sul rinnovo del contratto soltanto per pochi, appaiono più di facciata che di sostanza e mirano a giustificarsi proprio nei confronti della CEDU.
Il ricorso ai giudici di Strasburgo non è solo un atto dovuto per vedersi riconoscere un congruo indennizzo monetario per gli anni di blocco economico dei contratti, ma è anche un’iniziativa che porta il Governo Italiano sul banco degli accusati per non aver rispettato la sentenza della Consulta, non avendo ancora aperto la stagione dei rinnovi e bypassando tra l’altro lo stesso termine (1 luglio 2015) che la Corte Costituzionale aveva fissato come decorrenza per il rinnovo.
La CGS è pronta a intraprendere tutte le iniziative discriminazione nei confronti del lavoro pubblico”
Pubblichiamo su questa stessa pagina in allegato 1, la piattaforma CGS per il rinnovo dei contratti del P.I., che segnaliamo all’attenzione di tutti i lavoratori
In allegato 2, invece, il precedente comunicato CGS n. 11 del 30.06.2016 relativo all’avvenuto deposito del ricorso a Strasburgo.
www.ricorsocgs.itSi riporta di seguito il comunicato n. 5 diffuso in data 31 marzo u.s. dalla Segreteria Generale della nostra Confederazione CGS con il quale si dà notizia dell’enorme successo che sta riscuotendo tra i colleghi l’iniziativa del ricorso alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo (CEDU) e si forniscono ulteriori risposte e precisazioni all’attacco concentrico sull’iniziativa CGS venuto da più parti sindacali, che invece di fornire soluzioni e indicare percorsi per sanare l’enorme danno subito dai lavoratori pubblici con il blocco dei contratti preferiscono invece contrastare le iniziative altrui.
“Oltre 10.000 ricorrenti sono stati inseriti nel portale www.ricorsocgs.it,la piattaforma per registrarsi e partecipare al ricorso alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo (C.E.D.U.) organizzato dalla Confederazione Generale Sindacale (C.G.S.) contro il blocco dei contratti e delle retribuzioni nel pubblico impiego.
Un importante segnale di attenzione da parte dei lavoratori e delle lavoratrici che dimostrano di apprezzare la bontà e la chiarezza della nostra iniziativa che, lo ribadiamo, è stata assunta esclusivamente come un’iniziativa di servizio per vedere riconosciuto il diritto all’indennizzo per gli anni di blocco contrattuale che vanno dal 2010 al 2015.
A fronte del lancio della nostra iniziativa quasi tutte le OO.SS. si sono lanciate in attacchi più o meno sindacali e più o meno forti, bollando l’iniziativa della CGS o come strumentale e impossibile dal punto di vista tecnico legale, o come tentativo di cercare soluzioni all’ingiustificato blocco dei contratti non con la mobilitazione, la lotta ed il negoziato, ma nelle aule di giustizia.
Preliminarmente dobbiamo ricordare ancora una volta come sia proprio grazie alla FLP (organizzazione fondatrice insieme a FGU GILDA, NURSIND e UNAMS della confederazione CGS) che ha portato il Governo di fronte alla Corte Costituzionale, che siamo riusciti a strappare la sentenza che oggi da più parti viene evocata senza che al momento opportuno le stesse OO.SS., ora tanto attente interpretatrici della Consulta avessero mosso un dito a difesa dei lavoratori e delle lavoratrici del Pubblico impiego.
A questo aggiungiamo che ovviamente siamo ben consapevoli dei contenuti della sentenza che ha dichiarato l’illegittimità sopravvenuta del blocco dei contratti.
Proprio per questo, dopo uno studio della materia che è durato mesi, da parte di un pool di esperti avvocati con una vasta esperienza presso le Corti europee, che hanno dato già dimostrazione di riuscire a vincere non solo davanti ai Tribunali Italiani ma anche dinanzi la Corte Costituzionale (sblocco dei contratti) e presso la Corte Europea di Giustizia (precari della Scuola), abbiamo ritenuto assolutamente percorribile l’azione risarcitoria presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, organismo competente a pronunciarsi su violazioni da parte degli stati membri dei principi inseriti nella Convenzione.
Violazioni delle norme che riconoscono il diritto dei lavoratori ad associarsi in organizzazioni sindacali ed a concludere, anche per il tramite di tali organizzazioni, contratti collettivi per disciplinare il contenuto economico e normativo dei rapporto di lavoro. Violazione della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo, che ha provocato, con il reiterato blocco, un vulnus alle condizioni patrimoniali e reddituali dei lavoratori, determinando e cristallizzando una riduzione della base stipendiale sulla quale andare ad effettuare il ricalcolo per l’adeguamento inflazionistico una volta rimosso il blocco della contrattazione.
Danno che ha riflessi sotto il profilo pensionistico dal momento che una minore retribuzione determina una minore contribuzione e produce la riduzione del futuro trattamento pensionistico.
Se è vero che le condizioni economiche difficili di un Paese possono giustificare misure restrittive, la giurisprudenza della Corte Europea è consolidata nella direzione di garantire un giusto equilibrio tra gli interessi generali e la salvaguardia dei diritti fondamentali.
Per quanto concerne invece la questione, pure sollevata, che si può ricorrere dinanzi alla CEDU solo dopo aver esperito tutte le forme di ricorso interne, diciamo che è di tutta evidenza che la Sentenza della Corte Costituzionale sulla incostituzionalità sopravvenuta, di fatto chiude tutte le vie di ricorso interno sul riconoscimento del pregresso, come peraltro ribadito nelle varie sentenze in materia emanate dalla stessa CEDU (attraverso le quali vive e si deve applicare la convenzione stessa e quindi anche l’art. 35 della Convenzione). (Per gli aspiranti giuristi che abbiano voglia di approfondire la materia pubblicheremo nei prossimi giorni sul sito una sintesi delle principali sentenze e i link per trovare le sentenze integrali della CEDU. Può darsi che, in tal modo, qualche sindacato, che fa ancora confusione, scopra finalmente che CEDU è l’acronimo di Corte Europea Diritti dell’Uomo e che la CEDU ha sede a Strasburgo e non è un’istituzione che fa parte dell’Unione Europea, e che certamente non va confusa con la Corte di Giustizia Europea con sede in Lussemburgo ).
Il Ricorso alla CEDU è attivabile entro 6 mesi dalla chiusura del procedimento interno che, come è noto deve essere pronunciato dal giudice ordinario a cui ritorna la sentenza della Corte Costituzionale dopo la trasmissione degli atti. Data di chiusura che, viste le affermazioni scomposte di avvenuta scadenza del termine, è evidentemente ignota agli estranei al ricorso, ma che è ovviamente ben conosciuta da noi che siamo gli attori del giudizio.
Si ricorda, infine, che il risarcimento dei danni causati dal blocco dei contratti può essere disposto dalla Corte solo nei confronti dei ricorrenti.
Riteniamo pertanto ammissibile la presentazione del ricorso alla CEDU, un’iniziativa, che con piacere vediamo proposta anche da altre organizzazioni sindacali.
D’altronde nei mesi scorsi abbiamo più volte invitato pubblicamente, senza alcun riscontro, le altre organizzazioni sindacali a promuovere unitariamente tale iniziativa, dichiarandoci disponibili a condividere i nostri studi in materia, proprio per il bene generale della difesa dei diritti di tutti i lavoratori pubblici.
Evidentemente orgoglio e pregiudizio hanno ancora una volta prevalso sul bene comune.
Va segnalato, inoltre, che il ricorso alla CEDU non indebolisce il tavolo negoziale ma anzi lo rafforza.
Sempre per gli aspiranti giuristi, ricordiamo che la Corte Europea può non solo disporre il risarcimento danni per gli anni pregressi, come avviene ordinariamente, ma anche indicare agli Stati membri le modifiche normative e politiche atte a rimuovere le condizioni che hanno portato alla violazione. E quindi censurare il finanziamento fittizio presente nella legge di stabilità 2016 per aggirare la sentenza della Consulta. In definitiva riteniamo veramente di basso profilo gli attacchi che abbiamo ricevuto, che sottovalutano evidentemente la nostra iniziativa e gli approfondimenti di questi mesi.
Non riusciamo a comprendere l’atteggiamento di chi, ad esempio, si inventa uno stravagante ricorso dinanzi il Tribunale di Roma facendovi aderire i propri iscritti di tutta Italia per chiedere la mera riapertura delle trattative per i rinnovi contrattuali che, già nei fatti, è contenuta nella sentenza della Corte Costituzionale, rischiando tra l’altro la condanna per lite temeraria per tutti i ricorrenti, in quanto i ricorsi in materia di lavoro vanno presentati esclusivamente presso i tribunali di competenza della sede del lavoro dei ricorrenti.
Quanto infine ai “politicamente corretti”, a quelli che confondono le iniziative risarcitorie per il pregresso con il rinnovo dei contratti, diciamo che se il Governo è stato costretto a far finta di voler rinnovare i contratti è grazie a noi e non alle loro lotte o ai loro sit-in, e che comunque negli anni scorsi siamo stati i primi a presentare ufficialmente le piattaforme per il rinnovo del Contratti a Funzione Pubblica e Aran.
Siamo sempre stati noi quelli che a seguito della sentenza della Corte abbiamo inviato tempestivamente una diffida al Governo nella quale chiedevamo l’apertura del negoziato con effetto immediato e, quindi, a partire quindi da luglio 2015.
Diffida che ha portato il Governo a formalizzare il rifiuto ad ottemperare alla sentenza della Corte Costituzionale per il secondo semestre del 2015, affermando che avrebbe provveduto a finanziare il rinnovo dei contratti soltanto a partire dal 2016 (stanziamento di ben 4 euro mensili pro-capite effettivi).
Siamo quelli che da mesi cercano di accelerare la certificazione dei dati all’Aran e l’individuazione dei nuovi comparti perché i contratti li vogliamo rinnovare e bene.
Non certamente, come probabilmente qualcuno già ha in mente di fare, a costo zero e con il recepimento delle norme punitive all’interno di inaccettabili contratti solo giuridici.
Il ricorso dinanzi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha quindi una valenza non solo economica per l’indennizzo degli arretrati negati, ma anche politica perché una condanna del legislatore italiano, che per anni ha negato il diritto al contratto a 3 milioni e mezzo di lavoratori, avrebbe un’incredibile effetto di contrasto nei confronti della continua e martellante campagna di denigrazione nei confronti del pubblico impiego che non ha precedenti in tutta Europa. Questo i lavoratori l’hanno capito. E non li fermeranno le menzogne e le provocazioni.
LA SEGRETERIA GENERALE CGS
Roma, 31 marzo 2016 “
Con l’occasione, pubblichiamo su questa stessa pagina le “FAQ” aggiornate al 31 marzo u.s. nel quale i colleghi interessati potranno trovare risposta rispetto ai diversi problemi segnalati all’attenzione di questo Coordinamento nazionale, in particolare sulle spese del ricorso (FAQ n. 11 e FAQ n. 23).
A tal proposito, si deve comunque far presente che la CGS ha reso disponibili agli interessati due indirizzi dedicati di posta elettronica:
segreteria@ricorsocgs.it per problemi connessi alla difficoltà o a problematiche di registrazione alla piattaforma informatica
info@ricorsocgs.it per porre domande o quesiti di carattere giuridico in merito alla nostra iniziativa ricorsuale,
ai quali i colleghi interessati dovranno direttamente rivolgersi per i rispettivi quesito al riguardo.
Notiziario n. 133 del 23 dicembre 2017 – Si riporta di seguito il testo del Notiziario FLP n. 33 di data odierna che reca la nota dell’Ufficio Stampa della nostra Federazione in merito all’Ipotesi di CCNL del comparto Funzioni Centrali sottoscritto stanotte da alcune sigle ma non da FLP e CGS. ” La FLP da […]
Notiziario n. 83 dell’8 luglio 2016 – Si riporta di seguito il testo del comunicato diffuso in data 5 luglio u.s. dalla Confederazione CGS che dà notizia dell’avvenuto deposito presso la CEDU del ricorso risarcitorio del mancato rinnovo contrattuale e in aggiunta della presentazione a F.P. e ARAN della nostra piattaforma per i rinnovi contrattuali. […]
Notiziario n. 38 del 2 aprile 2016 – www.ricorsocgs.itSi riporta di seguito il comunicato n. 5 diffuso in data 31 marzo u.s. dalla Segreteria Generale della nostra Confederazione CGS con il quale si dà notizia dell’enorme successo che sta riscuotendo tra i colleghi l’iniziativa del ricorso alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo (CEDU) e […]