Notiziario FLP Difesa n. 80 del 23 settembre 2020 –
Si riporta, di seguito, il testo del notiziario n. 36 del 21 settembre 2020 della Segreteria Generale della FLP, relativo alla analisi e alle proposte presentate alla Ministra Dadone in merito al confronto avviato in questi mesi a palazzo Vidoni sulla esperienza del lavoro agile nell’ambito della Pubblica Amministrazione nell’emergenza, e alle potenzialità del suo decollo a regime:
Nel rimandarvi alla lettura dell’articolato sottolineiamo come lo stesso affronta diversi aspetti e non si limita a definire unicamente quelle che dovrebbero essere le proposte per il decollo del lavoro agile a regime.
La situazione attuale, infatti, è purtroppo caratterizzata ancora da una evidenza epidemiologica, nazionale e internazionale, assolutamente preoccupante e quindi è necessario affrontare questi mesi con la dovuta attenzione, utilizzando ancora le modalità straordinarie del lavoro agile o da remoto, come fattore di prevenzione del contagio.
Le fughe in avanti di troppe Amministrazioni, dovute ad un’interpretazione letterale e molto spesso restrittiva del comma 263 del Decreto rilancio, tra l’altro adottato in una fase che sembrava diversa dal punto di vista del diffondersi del Covid 19, con il rientro in presenza della stragrande maggioranza delle lavoratrici e dei lavoratori, spesso senza le dovute attenzioni neanche dei cosiddetti lavoratori fragili, comporta a nostro parere, la necessità di una modifica del quadro normativo o comunque di direttive precise da parte della Ministra Dadone.
La scansione temporale prevista dal comma 263 (cessazione del lavoro agile come modalità di svolgimento ordinario della prestazione dal 15 settembre 2020 e lavoro agile per il 50 per cento del personale impiegabile nelle attività cosiddette “smartabili” fino al 31 dicembre 2020) deve essere riorientata, e correlata all’andamento epidemiologico, con particolare riferimento anche all’apertura delle scuole, attese le ricadute che si stanno già avendo , in particolare per i genitori con figli minori di 14 anni, sia per le chiusure degli Istituti che per gli orari diversificati e i turni di lezione.
Così come vanno definite meglio, ed in modo più flessibile e semplice, le misure di prevenzione per i lavoratori fragili, meritevoli di una maggiore attenzione sanitaria quanto più aumenta la presenza nei luoghi di lavoro e nei mezzi pubblici.
Per quanto concerne invece gli aspetti a regime il documento parte dal presupposto che, per far decollare veramente questa nuova modalità di articolazione della prestazione lavorativa, è necessario un vero cambio di paradigma, che modifichi l’organizzazione degli Uffici e del lavoro, rafforzi la capacità tecnologica delle Amministrazioni, superi il gap infrastrutturale delle reti, aumenti la dotazione degli apparati informatici, implementi la digitalizzazione dei processi, la creazione e l’interoperabilità delle banche dati, renda fruibili da remoto a cittadini, imprese e addetti la totalità dei servizi e delle prestazioni rese dalle Pubbliche Amministrazioni.
E’ di tutta evidenza che l’adozione del lavoro agile produrrà a regime notevoli ricadute anche sul rapporto di lavoro; andranno quindi rivisti e riscritti numerosi istituti, compresi quello relativo all’articolazione dell’orario di lavoro e alle sue modalità di rilevazione, il riconoscimento del diritto alla disconnessione, le nuove modalità di individuazione del luogo di svolgimento della prestazione e le condizioni tecnologiche di base per lavorare (pc, connessione, telefono).
Così come andranno ridefinite le modalità di riconoscimento del salario di produttività e dei buoni pasto, i sistemi di valutazione, il riconoscimento dei permessi e tutte le garanzie contrattuali relative al rapporto di lavoro.
Ma il punto centrale, che spesso viene sottaciuto o non affrontato con la dovuta attenzione, è quello del nuovo ordinamento professionale.
Il lavoro agile a regime comporta certamente nuovi livelli di responsabilità e di autonomia connessi alla lavorazione di intere fasi del processo, oggi disarticolato in più fasi, di scelte da adottare in tempo reale, oggi invece centralizzate burocraticamente e di competenza del vertice della piramide gerarchica.
Per fare questo è necessario individuare nuovi profili e una diversa articolazione delle attuali aree professionali, riaprire con decisione le carriere, oggi ingessate da inaccettabili vincoli normativi riconoscendo le tante professionalità presenti nei nostri Uffici, procedere ad una stagione di formazione dedicata e diffusa, incrementare gli organici con assunzioni mirate nei settori strategici e per le professionalità necessarie.
E’ necessario quindi un quadro organico di azioni e misure, che preveda l’utilizzo coerente dei diversi strumenti necessari ( da quello normativo a quello regolamentare, a quello contrattuale.
In questo ambito un Accordo quadro del Governo con le Organizzazioni sindacali e le parti sociali appare a nostro parere la cornice indispensabile per permettere finalmente il decollo del lavoro agile e allo stesso tempo una vera modernizzazione delle nostre Amministrazione. Che è quello che da tempo ci chiede il Paese tutto.
Infine, occorre anche ricordare che l’art. 263 della legge 77/2020 prevede che “… entro il 31 gennaio 2021, le Amministrazione Pubbliche rendono, sentite le Organizzazioni Sindacali, il Piano Organizzativo del Lavoro Agile (POLA)”, che dovrà recare le modalità attuative del lavoro agile, per le cui attività è previsto che “almeno il 60% dei dipendenti possa avvalersene”, e che dovrà al contempo definire “le misure organizzative, i requisiti tecnologici, i percorsi formativi del personale, anche dirigenziale, e gli strumenti di rilevazione e di verifica periodica dei risultati conseguiti”.
Tenuto conto che il 31 gennaio non è poi così lontano, e considerate altresì l’importanza della predetta scadenza e l’attesa e l’interesse che suscita nei colleghi, invitiamo i nostri Coordinamenti Nazionali a seguire con grande attenzione questa partita sollecitando le Amministrazioni ad aprire da subito i confronti con le Parti sindacali.
La Segreteria Generale FLP
Sottolineiamo la particolare rilevanza di questo studio e di queste proposte, dettagliate nel citato articolato che pubblichiamo in allegato 1, che mirano alla introduzione di una disciplina del lavoro agile oltre l’emergenza, e dunque della citata prestazione lavorativa in “modalità ordinaria”.
Segnaliamo in merito l’iniziativa adottata da questa Segreteria Nazionale con la Nota al Ministro della Difesa, che si pubblica in allegato 2, con la quale si chiede l’avvio di un percorso operativo che porti alla redazione entro il 31 gennaio 2021, come previsto dall’art. 263 della l. 77/2000, di un Piano Organizzativo per l’attuazione del Lavoro Agile (POLA) all’interno della Difesa.
Si riporta di seguito il testo del comunicato stampa diffuso in data di oggi dalla nostra Federazione con la quale si dà conto dell’iniziativa da parte della stessa Federazione di impugnare il CCNL del comparto Funzioni Centrali sottoscritto in data 12 febbraio 2018 da CGIL, CISL,UIL, CONFSAL e CONFINTESA, ma non da FLP che ha avviato alcune iniziative ricorsuali.
” La FLP, Organizzazione Sindacale già promotrice del ricorso dal quale è scaturita la sentenza della Corte Costituzionale n. 178/2015 che ha dichiarato illegittimo il blocco dei contratti pubblici, ha impugnato il Contratto del Comparto Funzioni Centrali sia dinanzi ai giudici nazionali che a quelli europei per violazione delle libertà sindacali previste dall’articolo 39 della Costituzione e dell’articolo 11 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.
Il prossimo 11 maggio è prevista la prima udienza del ricorso presentato dalla FLP presso il Tribunale di Brindisi, mentre è già stato presentato un reclamo dinanzi al Comitato Europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d’Europa unitamente alla Confederazione CGS.
“Portiamo all’attenzione delle istituzioni comunitarie – dichiara Marco Carlomagno, Segretario Generale della FLP – la normativa italiana in base alla quale i sindacati che non sottoscrivono i contratti collettivi nazionali di lavoro sono esclusi da tutti gli altri livelli di contrattazione. “Questa disposizione, prevista dai contratti del pubblico impiego con apposite clausole – spiega il sindacalista – è in palese contrasto con quanto sancito dall’articolo 39 della Costituzione e con l’articolo 11 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo che tutela le libertà di riunione e di associazione in cui rientrano anche le libertà sindacali”.
“Il ricorso presso il Tribunale di Brindisi è il primo di una lunga serie di ricorsi che presenteremo nei prossimi giorni – ha dichiarato Marco Carlomagno – perché riteniamo inaudito che nonostante la pronuncia, favorevole al sindacato, della Corte Costituzionale (sentenza 231/2013) nella controversia tra FIOM e FCA, il Governo e alcune parti sociali continuino imperterrite a non rispettare la libertà di un sindacato rappresentativo di non firmare un contratto negativo per i lavoratori”.
“Negare il diritto alle forme di partecipazione e di contrattazione integrativa aisindacati riconosciuti rappresentativi in base a norme di legge solo per non aver firmato uncontratto che riduce le tutele alla salute e alle cure mediche la dice lunga sul livello didemocrazia sindacale nel settore pubblico”.
Prosegue, inoltre, la battaglia intrapresa dalla FLP nei Tribunali per il riconoscimento degli arretrati stipendiali non riconosciuti ai lavoratori pubblici per i sei anni di blocco contrattuale. Nei prossimi giorni su questa importante vertenza si pronunceranno i Tribunali di Foggia, Napoli e Roma.
L’UFFICIO STAMPA FLP “
Si segnala in particolare all’attenzione dei lavoratori l’ultimo passaggio del comunicato stampa, che dà notizia del pronunciamento atteso a breve di tre Tribunali sul ricorso avviato nel 2017.
Pubblichiamo su questa stesa pagina:
la nota stampa diffusa in data di ieri dalla Confederazione CGS (allegato 1);
le agenzie che sono uscite al riguardo (allegato 2).
L’on. Walter Rizzetto, ex M5S ora in FdI, che ha presieduto la Commissione
Si riporta di seguito il testo del Notiziario CSE diffuso in data odierna con il quale si dà notizia dell’audizione di oggi della Confederazione presso la Commissione Lavoro Pubblico e Privato della Camera dei Deputati sui contenuti dello schema di decreto legislativo modificativo del D. Lgs. 165/2001 (Atto di Governo n. 393), adottato dal Consiglio dei Ministri in via preliminare il 23 febbraio u.s., e di cui abbiamo già dato informazione ai colleghi con la News pubblicata in data 7 marzo u.s.
” Dopo l’audizione del 22 marzo 2017 stamani presso la Commissione Bicamerale per la semplificazione amministrativa, la CSE è stata audita dalla Commissione Lavoro pubblico e privato della Camera dei deputati sull’Atto di Governo n. 393, il Decreto delegato di riordino del testo unico del lavoro pubblico.
In sede di audizione il Vice Presidente Rizzetto ha preannunciato una seconda audizione, prevista per la mattinata di lunedì 10 aprile, sui contenuti dell’Atto Governo n. 391 di modifica del D. Lgs 150/2009 (valutazione e performance).
Nel corso dell’audizione abbiamo voluto evidenziare che l’esercizio della delega rappresenta l’ennesima occasione perduta e che in buona parte le nuove disposizioni sono una scelta minimalista che non supera, se non in modo assolutamente parziale e contradditorio, tutte le norme restrittive e punitive volute dal Ministro Brunetta nel 2009 e che hanno contraddistinto questo decennio di forte arretramento nei diritti e nel reddito del pubblici dipendenti.
Il Governo non stanzia le risorse per rinnovare i contratti, dopo otto anni di blocco e la sentenza della Corte Costituzionale, e allo stesso tempo non permette il pieno dispiegarsi di una vera contrattazione, mantenendo vincoli e steccati, introducendo incredibilmente nuovi inasprimenti del sistema sanzionatorio, limitando la contrattazione a monte sui fondi di amministrazione e reintroducendo tetti alle risorse della produttività.
Intervenendo in modo poco incisivo sulla riduzione dei fenomeni di precariato, che rappresenta una vera e propria vergogna nazionale, con lo sfruttamento di centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori che ogni giorno sopperiscono a carenze di organico strutturali; in un quadro istituzionale incerto, in cui non sono definiti gli ambiti di ripartizione delle competenze territoriali e neanche quelle trasversali tra singole amministrazioni.
Tra l’altro i testi sono ancora privi della necessaria Intesa con la Conferenza Stato Regioni e quindi ancora suscettibili di modifiche, mentre non è pervenuto ancora il parere del Consiglio di Stato, a dimostrazione di come sia stato complesso e tormentato l’esercizio della delega risalente ormai a 20 mesi fa.
In allegato al notiziario trovate il documento, predisposto d’intesa con la Confederazione CGS, che riassume i punti principali della nostra Audizione mentre al link http://webtv.camera.it/archivio?id=10909&position=0 trovate la registrazione integrale dell’Audizione, con l’intervento CSE all’incirca al minuto 1H 20m del filmato.
La Segreteria Generale CSE ”
Lunedì p.v. è prevista una nuova audizione, questa sull’A.G. n. 395 che reca integrazioni e modifiche al D.Lgs 15072009, di cui riferiremo puntualmente ai colleghi.
Su questa stessa pagina, pubblichiamo il documento CSE – predisposto di concerto con CGS – che è poi stato consegnato al Vice Presidente on. Walter Rizzetto, che ha presieduto la seduta nella circostanza.
Si riporta di seguito il testo del “comunicato stampa” della Confederazione Generale Sindacale diffuso in data 23 u.s., nel quale il Segretario Generale della CGS pone in particolare l’accento sulla necessità che, attraverso il nuovo contratto, si recuperino spazi ampi di contrattazione, oggi ridotti al lumicino dalle norme introdotte dal 2009 al 2011 dall’ex Ministro alla P.A., R. Brunetta.
“La strada che dovremo percorrere per arrivare al rinnovo del contratto del pubblico impiego, scaduto ormai da sei anni, si profila già tortuosa e in salita”. A dichiararlo è Rino Di Meglio, Segretario Generale della CGS, che individua i due ostacoli maggiori nell’esiguità dei fondi messi a disposizione dal Governo e nell’indeterminatezza degli ambiti di contrattazione.
“Le risorse stanziate finora, appena 300 milioni di euro per tutti i comparti del pubblico impiego, – spiega il segretario generale della CGS – sono insufficienti persino per risarcire i dipendenti pubblici della mancata applicazione dell’IPCA (Indice dei prezzi al consumo armonizzato per i Paesi dell’Unione Europea), cioè circa 130 euro netti pro capite.
Inoltre, a causa di una normativa che ha provocato continue incursioni legislative, manca del tutto la preliminare e fondamentale certezza del diritto su quali siano gli ambiti riservati alla contrattazione”.
Per creare le condizioni che rendano possibile l’apertura del tavolo negoziale, quindi, secondo Di Meglio “occorre modificare la legge Brunetta e ripristinare il valore della contrattazione e della rappresentanza dei lavoratori. Contratti a costo zero, o con scarsi soldi solo per pochi, non sono la soluzione dei problemi del pubblico impiego. La dignità del lavoro non è in svendita e il nostro impegno è di tutelarla in tutte le sedi”.
IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA
Notiziario n. 60 del 12 maggio 2016 –
Si riporta di seguito il testo integrale del comunicato n. 9 dell’11 maggio 2016 con il quale la Segreteria Generale della CGS fornisce ulteriori chiarimenti e precisazioni in merito alle obiezioni, del tutto strumentali, mosse da altre sigle sindacali all’iniziativa risarcitoria promossa presso la CEDU, e che sta evidenziando grande attenzione e straordinario interesse tra i colleghi.
” Il ricorso della CGS alla Corte Europea dei diritti dell’Uomo (CEDU) per l’ottenimento di un risarcimento per i mancati aumenti contrattuali continua a provocare una serie di obiezioni (meglio sarebbe dire denigrazioni) sindacali sulle quali abbiamo già risposto con tre comunicati. Con quest’ultimo vogliamo fare ulteriore chiarezza sulle ultime (???) tre obiezioni che ci vengono poste (ad una obiezione invero avevamo già risposto ma la ripetiamo), soprattutto, da uno dei tre sindacati confederali c.d. storici. Non prima però di aver smentito le affermazioni contenute in un volantino pubblicato nei giorni scorsi: contrariamente a quanto falsamente affermato dalla CGIL FP, la CGS non ha mai promesso indennizzi certi ricorrendo alla CEDU, in quanto una confederazione seria non promette cose che non siano nella propria disponibilità ed è ovvio che, trattandosi di un ricorso dinanzi un giudice, nessuno mai potrà garantire una vittoria sicura e infatti noi non lo abbiamo fatto; abbiamo semplicemente, corroborati dai pareri dei nostri legali, messo a disposizione dei lavoratori uno strumento pienamente in linea con l’attuale giurisprudenza europea, che offre valide motivazioni per tentare la via di una richiesta di risarcimento per il blocco dei contratti di 7 anni (… come fu nel caso dell’impugnativa del blocco dei contratti dinanzi la Corte Costituzionale…), e abbiamo deciso di accollarci interamente i costi legali e organizzativi per tutti gli iscritti (salvo un contributo per spese vive pari al costo di una Raccomandata 1 internazionale). Promesse, raggiri, abusi della credulità e altre false accuse di questo genere le rispediamo al mittente, invitando a leggere quanto scriviamo prima di avventurarsi a scrivere volantini diffamatori. Veniamo alle domande:
Domanda: Le sentenze dei Tribunali Italiani che si sono pronunciati dopo la pronuncia della Corte Costituzionale n. 178/2015 (tra i quali il Tribunale di Reggio Emilia) escludono la possibilità di ottenere un risarcimento da parte della CEDU – Corte Europea dei Diritti dell’Uomo?
Risposta: FALSO. Le sentenze finora emesse dai Tribunali Italiani (peraltro su ricorsi presentati nel 2013 prima della pronuncia della Corte Costituzionale) dimostrano che si è esaurita la possibilità di ottenere azioni risarcitorie dai Tribunali Italiani, stante la preclusione in Italia derivante dalla sentenza della Corte Costituzionale e, pertanto, consentono la possibilità di adire la CEDU per violazione della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.
Domanda: L’articolo 35 della Convenzione CEDU prevede che siano ricevibili solo i ricorsi che siano stati proposti dopo aver esperito le vie di ricorso interne. È vero che ciò vuol dire che si può ricorrere solo in presenza di una sentenza della Cassazione, al termine di tre gradi di giudizio?
Risposta: FALSO. La CEDU ha chiarito che “…la regola dell’esaurimento delle vie di ricorso interne deve applicarsi con una certa flessibilità e senza un eccessivo formalismo” (ricorso n. 46967/07, causa CGIL e Cofferati contro Italia). Ciò vuol dire che in presenza di una sentenza di primo grado emessa a seguito di una sentenza della Corte Costituzionale, che rende impossibile l’accesso ai successivi gradi di giudizio, il ricorso è pienamente ricevibile. È il caso per l’appunto dei dipendenti pubblici italiani e, oltre al precedente citato, tra le pronunce possiamo citare quelle relative ai ricorsi n. 11084/02 e 15306/02, H.G e G.B contro Austria.
Domanda: È vero che per qualsiasi pronuncia della CEDU è fatto salvo uno spazio valutativo degli Stati nel bilanciamento tra vincoli internazionali e i principi costituzionali del Paese proponente?
Risposta: FALSO. La CEDU esamina i ricorsi con riferimento alla violazione della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (e non è vincolata dalle sentenze delle Corti Costituzionali degli stati membri), e pertanto, sia con riferimento ai diritti e alle libertà fondamentali violati sia con riferimento al contenuto del danno patrimoniale effettivamente sofferto dai ricorrenti e, quindi, al ristoro economico che la CEDU può accordare. (in tal senso vedi anche parere reso dai legali CGIL FP sic!!!).
Purtroppo siamo di nuovo a rispondere alle stesse domande perché ignorare (o far finta) i fatti è umano (anche se drammatico per un sindacato) mentre mistificarli oltre che diabolico espone a brutte figure. Tra l’altro è già la seconda brutta figura che fa la CGIL, giacché la prima è stata sostenere la tesi della non ricevibilità del ricorso se non dopo sentenza di Cassazione quando sapeva bene che vi era un precedente illustre che riguarda proprio quel sindacato e l’allora Segretario Generale Cofferati. Forse non se lo vuole ricordare o non riesce a trovare la sentenza, nonostante abbiamo citato il numero già nel nostro precedente comunicato? Inoltre, ci domandiamo, è possibile che a sostegno delle proprie tesi diffonda un parere richiesto ad un avvocato, che tecnicamente, sconfessa quanto da loro stessi asserito?
Tralasciando gli aspetti tecnico legali che non ci compete commentare, e sorvolando sulla confusione da loro ingenerata anche nel legale sul fatto che la CGS sia una sigla sindacale degli infermieri (non si sono documentati neanche su questo), è estremamente interessante rilevare che la CGIL FP invii in giro e poggi la sua azione, anche politica, facendo sapere che, in fondo, “aver subito nel pubblico impiego per 7 anni un blocco contrattuale, potrebbe essere un fatto positivo, visto che il governo (con qualche fondamento) avrebbe potuto prevedere il ricorso a licenziamenti collettivi di quegli stessi dipendenti che adesso lamentano il blocco contrattuale”.
Altrettanto singolare è il finale che, escludendo qualunque possibilità di ristoro per danni patrimoniali e non patrimoniali, ribadisce che “gli incrementi retributivi dei (sudditi) dipendenti pubblici sono comunque connessi alle risorse che lo Stato (il Re) intende allocarvi”.
Solo la conclusione ci da un segnale di ottimismo quando afferma che la via del ricorso alla CEDU risulti solo “estremamente complicata“.
Considerato che, per il ricorso alla Corte Costituzionale presentato e vinto dalla FLP, gli stessi “soloni” avevano definito la via assolutamente impossibile, non possiamo che trarne un segnale positivo.
Infine un consiglio (alla CGIL) e una domanda (ai lavoratori): alla CGIL FP consigliamo, nel caso che continui ad avere ulteriori dubbi giuridici sul ricorso CEDU, di rivolgersi direttamente alle altre organizzazioni sindacali che si sono attivate per proporre ricorsi alla CEDU o altre iniziative in ambito europeo, tra le quali la UIL FPL, che sicuramente sarà ben disposta a fornire loro tutta la assistenza giuridica tramite il proprio Ufficio Legale, come già avvenuto in passato su altri ricorsi.
Ai lavoratori rivolgiamo una domanda, alla quale potranno rispondere e trarne le opportune conseguenze: poiché la CGIL FP (e altri) continuano a dire che la soluzione per il recupero degli arretrati sta solo nel rinnovo contrattuale, vi chiediamo: ritenete più probabile che una corte europea (per esempio la CEDU) decida di risarcire alcune decine di migliaia di lavoratori per i mancati rinnovi contrattuali oppure che il Governo Renzi stanzi, di sua spontanea volontà, oltre che i soldi che sono necessari per un rinnovo contrattuale decente, anche i circa 12-14 miliardi che servirebbero per pagare tutti gli arretrati per i mancati rinnovi a partire dal 2010? Ecco, datevi una risposta e poi decidete da soli chi davvero fa sindacato e chi invece vende fumo! …
LIBERI DI SCEGLIERE. LIBERI DI ADERIRE
Roma, 10 maggio 2016 La Segreteria Generale CGS “
Nel sollecitare tutte le nostre strutture sindacali a dare al presente Notiziario la massima diffusione tra i colleghi interessati, vi ricordiamo che la partecipazione al ricorso di quanti interessati sarà possibile solo sino alle ore 23,59 del 16 maggio p.v..
Intanto, i numeri dei partecipanti continuano a lievitare. Ed è questo, forse, che sta risultando così tanto indigesto per qualcuno.
IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA
Notiziario n. 45 del 18 aprile 2016 –
Si riporta di seguito il testo integrale del comunicato n. del 13 aprile 2016 con il quale la nostra Confederazione intende fare chiarezza a proposito delle obiezioni principali poste da alcune OO.SS. in merito al ricorso risarcitorio promosso dalla CGS alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo.
” Il ricorso della CGS alla Corte Europea dei diritti dell’Uomo (CEDU) per l’ottenimento di un risarcimento per i mancati aumenti contrattuali ha provocato una serie di risposte sindacali sulle quali abbiamo già risposto con due comunicati. Con quest’ultimo vogliamo fare chiarezza, in modo schematico, semplice e speriamo definitivo sulle tre obiezioni principali che ci vengono poste, soprattutto, da due dei tre sindacati confederali. Proviamo a farlo in forma chiara, domanda e risposta:
Domanda: L’articolo 35 della Convenzione CEDU prevede che siano ricevibili solo i ricorsi che siano stati proposti dopo aver esperito le vie di ricorso interne. È vero che ciò vuol dire che si può ricorrere solo in presenza di una sentenza della Cassazione, al termine di tre gradi di giudizio?
Risposta: FALSO. La CEDU ha chiarito che “…la regola dell’esaurimento delle vie di ricorso interne deve applicarsi con una certa flessibilità e senza un eccessivo formalismo” (ricorso n. 46967/07, causa CGIL e Cofferati contro Italia). Ciò vuol dire che in presenza di una sentenza di primo grado emessa a seguito di una sentenza della Corte Costituzionale, che rende impossibile l’accesso ai successivi gradi di giudizio, il ricorso è pienamente ricevibile. È il caso per l’appunto dei dipendenti pubblici italiani e, oltre al precedente citato, tra le pronunce possiamo citare quelle relative ai ricorsi n. 11084/02 e 15306/02, H.G e G.B contro Austria.
Domanda: È vero che il ricorso poteva essere presentato – pena l’irricevibilità – entro sei mesi dalla decisione definitiva che, nel nostro caso, sarebbe la sentenza della Corte Costituzionale n. 178/2015 pubblicata il 29 luglio 2015?
Risposta: FALSO. I sei mesi decorrono dalla data della sentenza di primo grado emessa a seguito della pronuncia della Corte Costituzionale e quindi siamo pienamente nei termini.
Domanda: è vero che, anche ammesso che il ricorso fosse dichiarato ricevibile e che la CEDU si pronunciasse a favore dei ricorrenti, questa non può liquidare risarcimenti monetari a favore dei ricorrenti in quanto sarebbe il Governo italiano a scegliere i mezzi e le modalità di applicazione della sentenza?
Risposta: FALSO. La CEDU può liquidare in via equitativa sia i danni morali che quelli materiali. Nella citata causa CGIL e Cofferati contro Italia, ad esempio, la CEDU ha liquidato a titolo di danno morale 8.000 euro a ciascuno dei due ricorrenti mentre non ha liquidato danni materiali perché i ricorrenti non li hanno quantificati. Nell’altra causa citata (H.G. e G.B. contro Austria) la CEDU ha liquidato la somma di 75.000 euro più spese al primo ricorrente e 15.000 euro più spese al secondo ricorrente. Chi sostiene la tesi della non liquidabilità dell’indennizzo da parte della CEDU, confonde in modo marchiano la CEDU con la Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE).
Dopo quanto esposto ciò che ci (e vi) chiediamo è: se un sindacato non vuole fare un ricorso, legittimamente, deve per forza tentare di screditare le azioni altrui? È credibile che la CGIL FP – che sostiene la tesi della non ricevibilità del ricorso se non dopo sentenza di Cassazione – non sapesse di un precedente illustre che riguarda proprio quel sindacato e l’allora Segretario Generale Cofferati?
Forse non se lo vuole ricordare?
L’altra spiegazione è che forse quella di Cofferati era un’altra CGIL …
Per quanto riguarda la CISL FP, è plausibile che un sindacato così importante confonda, in tema di risarcimenti, la CEDU con la Corte di Giustizia dell’Unione Europea e non sappia che il termine di sei mesi non decorre dalla sentenza della Corte Costituzionale? Oppure è lecito pensare che è solo una manovra affinché i lavoratori non partecipino ad iniziative che la CISL non ha voglia di organizzare?
Noi, come è ovvio, andremo avanti con il ricorso ma ci teniamo a chiarire che la nostra iniziativa non è contro qualcuno ma che tende solo a dare la possibilità ai lavoratori di recuperare quanto perso a causa del reiterato blocco contrattuale e non è alternativa alle mobilitazioni per ottenere al più presto il rinnovo contrattuale. In questi anni – oltre ad ottenere la sentenza della Corte Costituzionale che adesso è diventata patrimonio comune di tutti – abbiamo manifestato, scioperato, presentato per primi, con anni di anticipo rispetto agli altri sindacati, le piattaforme contrattuali. E lo scorso 28 novembre 2015 abbiamo organizzato la grande manifestazione del pubblico impiego unitamente a CGIL, CISL, UIL e CONFSAL.
Per questo non accettiamo lezioni da nessuno: siamo e sempre resteremo dalla parte dei lavoratori.
Si riporta di seguito il testo del Notiziario n. 20 del 13 aprile 2016 con il quale la nostra Federazione dà conto ai colleghi delle ulteriori brutte notizie che vengono ai lavoratori pubblici dalle previsioni del Documento Economico Finanziario (DEF) adottato dal Governo qualche giorno fa.
“Dal testo del DEF (Documento Economico Finanziario) approvato dal Consiglio dei Ministri l’ 8 di aprile emergono ulteriori brutte notizie per il lavoro pubblico.
Non è previsto infatti alcun ulteriore stanziamento rispetto all’elemosina dei 5 euro previsti nella Legge di stabilità per il periodo 2016/2018, ma solamente la previsione della vacanza di indennità contrattuale a partire dal 2019 e l’ipotesi di pochi spiccioli per il triennio 2019/2022 pari guarda caso proprio a 5 euro.
Alla faccia delle affermazioni che con la definizione dei nuovi comparti contrattuali il Governo avrebbe avviato il rinnovo dei contratti.
Una nuova provocazione del Governo che non solo elude la Sentenza della Corte Costituzionale, ma continua a perseguire la politica di impoverimento dei lavoratori pubblici imponendo nuovi inaccettabili tagli al salario accessorio e l’inasprimento del turn over.
Non solo continua il blocco dei contratti, ma sono ora a rischio anche i contratti integrativi ed il salario aziendale.
Una ragione di più per dare finalmente senso e corpo ad una forte mobilitazione unitaria del lavoro pubblico che si opponga con decisione alle politiche punitive del Governo e per ricorrere tutti, con l’ importante e strategica iniziativa della CGS, alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per vederci riconosciuti gli arretrati ed il diritto ad un contratto dignitoso “.
A tal riguardo, riportiamo anche di seguito il “Comunicato n. 6” diffuso da CGS in data 12 u.s.
“Dopo la firma del CCNQ per la definizione dei comparti, i sindacati confederali avevano esultato “..il governo non ha più scuse per il rinnovo dei contratti dei pubblici dipendenti …”.
Ne hanno dato notizia anche i media, precisando che restano confermate da parte del governo le somme stanziate per il rinnovo dei contratti (cinque euro) E CHE NON CI SARANNO ULTERIORI RISORSE AGGIUNTIVE.
Addirittura potete vedere che le risorse ipotizzate anche per il successivo triennio (2019-2021) sono pari sempre a 300 milioni di euro, il che significa sempre e solo cinque euro fino al 2021.
Tutti in coro, appassionatamente, GLI ALTRI SINDACATI, puntando sul rinnovo dei contratti avevano bollato come “NON S’HA DA FARE!”, il ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, promosso dalla CGS, che ora più che mai, a nostro avviso, rimane l’unico strumento per cercare di ricevere un risarcimento per tutti i mancati rinnovi del nostro contratto dal 2010 ad oggi.
Noi ve lo proponiamo poi, chiaramente, ognuno è libero di sentire la “seduzione delle sirene” o agire per conto proprio “
In allegato, il testo della bozza del DEF 2016 entrata in Consiglio dei Ministri e due interessanti articoli, il primo su IL MESSAGGERO e il secondo su IL FATTO QUOTIDIANO, entrambi pubblicati in data 12 aprile u.s.
Si riporta di seguito il comunicato diffuso in data 17 u.s. dalla Confederazione CGS, la nuova confederazione sindacale del pubblico impiego alla quale aderiscono, tra le altre sigle, anche FLP e GILDA, con il quale si dà notizia della già avvenuta adesione, in due soli giorni, di migliaia di lavoratori pubblici al ricorso risarcitorio (almeno 5.000 € l’indennizzo richiesto) promosso da CGS presso la CEDU (Corte Europea per i Diritti dell’Uomo), cui potranno partecipare anche tutti i lavoratori civili della Difesa.
” Più di mille ricorsi al giorno sono stati inseriti nel portale www.ricorsocgs.it, la piattaforma per registrarsi e partecipare al ricorso alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo (C.E.D.U.)organizzato dalla Confederazione Generale Sindacale (C.G.S.)contro il blocco dei contratti e delle retribuzioni nel pubblico impiego.
Abbiamo predisposto una piattaforma informatica che ci consentirà di gestire, assieme al personale amministrativo dedicato e alla strumentazione in sede, circa 300.000 ricorsi dal 15 marzo fino a fine maggio 2016 (periodo in cui sarà possibile inviare le pratiche).
Già sono state inserite le prime risposte ai quesiti più frequenti e ad ogni ricorrente entro 24 è stata data risposta via mail a dubbi o errori di compilazione.
Un sistema altamente professionale a supporto di una causa importante. La CGS ha intrapreso questo ricorso consapevole di:
avere a disposizione un’organizzazione che garantisca il raggiungimento degli scopi prefissati;
dimostrazione di riuscire a vincere dinanzi la Corte Costituzionale (sblocco dei contratti) e presso la Corte Europea di Giustizia (precari della Scuola);
essere la confederazione che ha al proprio fianco forse i migliori avvocati, di sicuro tra i più esperti, nella materia per trattarla con competenza presso le corti europee;
aver dimostrato che i ricorsi li fa veramente e li fa fino in fondo a tutela dei diritti dei lavoratori;
voler presentare il ricorso per vincerlo e non per demagogia.
Con piacere vediamo che ora anche altre organizzazioni sindacali si stanno muovendo, chi per imitarci chi per denigrare l’iniziativa. Così è stato anche in occasione del ricorso alla Corte Costituzionale.
Pensiamo sia di buon auspicio per festeggiare un’altra vittoria.
A chi vuole aderire al ricorso ribadiamo la serietà della nostra iniziativa accessibile a tutti i dipendenti pubblici e li invitiamo a prendere visione della piattaforma e della validità e credibilità dell’iniziativa. Tutto nella massima trasparenza e nell’interesse dei lavoratori.
Roma, 17 marzo 2016 “
Pubblichiamo su questa stessa pagina la locandina predisposta da FLP da affiggere nelle bacheche e da distribuire ai lavoratori, e sollecitiamo tutte le nostre strutture sindacali a pubblicizzare al massimo l’iniziativa della Confederazione CGS.
IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA
Allegato: la locandina FLP sul ricorso alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo
Notiziario n. 32 del 16 marzo 2016 –
Si riporta di seguito il Notiziario diffuso ieri dalla nostra Federazione con il quale la Segreteria Generale FLP dà notizia dell’avvio, da parte delle OO.SS. aderenti alla nuova Confederazione CGS tra le quali appunto FLP, del ricorso risarcitorio (almeno 5.000 € l’indennizzo richiesto) che verrà proposto presso la CEDU (Corte dei Diritti dell’Uomo), e al qualepotranno partecipare tutti i lavoratori civili della Difesa.
” La FLP, aderente alla nuova Confederazione sindacale CGS (Confederazione Generale Sindacale), è, unitamente a FGU, NURSIND e UNAMS, tra le OO.SS. promotrici dell’iniziativa che mira a ottenere la condanna del Governo a risarcire i lavoratori pubblici per il mancato rinnovo dei contratti dal 2010 al 2015 e per la mancata riapertura dei tavoli contrattuali, con adeguate risorse, a partire dal mese di luglio 2015, come previsto dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 178 che si è pronunciata a giugno 2015 sul ricorso promosso dalla FLP.
Ricordiamo che la Legge di stabilità 2016, stanzia la cifra irrisoria di 5 euro lordi mensili e nulla dice per il passato, avallando un’inaccettabile scippo per le tasche dei lavoratori.
Col ricorso sarà chiesto alla CEDU –Corte Europea dei Diritti dell’Uomo un indennizzo monetario, che si stima essere superiore ai 5.000 euro per i dipendenti del comparto e ben più alto per l’area dirigenziale, e la copertura economica del Contratto da luglio 2015.
Il ricorso, che si prevede possa avere il suo esito entro due anni e che è direttamente esecutivo chiamando in causa il governo a risarcire i lavoratori ricorrenti, assume un duplice valore sindacale:
La difesa dei diritti dei lavoratori pubblici contrattualizzati ad avere un rinnovo del contratto e un adeguamento salariale in linea con gli indici stabiliti dalle parti;
La difesa del ruolo del sindacato quale organo di rappresentanza dei lavoratori, valore di rango costituzionale riconosciuto proprio nella sentenza della Corte Costituzionale n. 178/2015 che è alla base del ricorso che presenteremo alla CEDU.
La dignità dei lavoratori pubblici richiede oggi più che mai una tutela sindacale determinata e le federazioni costituenti la CGS, con questa iniziativa, dimostrano di voler rendere concreta questa tutela attraverso tutte le strade che le relazioni sindacali e il diritto le consentono.
Purtroppo la situazione economica dei conti pubblici e il contesto internazionale non lascia ben sperare sulla volontà del Governo di aggiungere adeguate risorse economiche a quelle previste nella legge di stabilità per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego. Procediamo quindi verso una esigibilità dei diritti previsti dai trattati europei, anche oltre quanto già statuito dalla Corte Suprema, costringendo il Governo a pagare direttamente ai lavoratori il danno derivante dal mancato rinnovo dei contratti.
Da ieri sera sul sito internet www.ricorsocgs.it è disponibile tutto il materiale necessario per attivare il ricorso, che sarà aperto a tutti i lavoratori del pubblico impiego. La macchina organizzativa infatti è già in moto in quanto i ricorsi dovranno essere depositati presso la CEDU entro i limite massimo di sei mesi ed è stimabile un’adesione che supererà sicuramente le 100.000 adesioni.
Sull’esito positivo della vertenza siamo particolarmente fiduciosi, in quanto ci avvaliamo di un pool di avvocati particolarmente esperti in questo ambito.
Questa, dopo la sentenza della Consulta, è un’altra iniziativa che farà storia.
LA SEGRETERIA GENERALE FLP “
In allegato, il comunicato della CGS sull’iniziativa riscorsuale (Allegato 1), le tabelle per la stima del danno (Allegato 2), la locandina da affiggere in tutte le bacheche e da distribuire a tutti i lavoratori in copia (Allegato 3) e il video della presentazione del ricorso (Allegato 4).
Si ricorda che l’adesione al ricorso è possibile unicamente attraverso la piattaforma informatica pubblicata sul portale web: www.ricorsocgs.it
Rino Di Meglio, Coord. Naz. GILDA e Segretario Generale CGS
Si riporta di seguito, in carattere corsivo colorato, il comunicato stampa diffuso in data odierna dalla CGS – Confederazione Generale Sindacale -, il nuovo soggetto confederale del P.I. che nasce dalla confluenza, all’interno di un progetto comune, di quattro delle Federazioni maggiormente rappresentative nei comparti più importanti del lavoro pubblico: FGU (Federazione Gilda-Unams) nella Scuola; FLP (Federazione Lavoratori Pubblici e Funzioni Pubbliche) nei Ministeri, nelle Agenzie fiscali e nella Presidenza del Consiglio; NURSIND (Sindacato delle Professioni Infermieristiche) nella Sanità e Unione Artisti UNAMS negli Istituti di Alta Formazione Artistica e Musicale, che con l’imminente rilevazione della rappresentatività all’Aran sarà una delle più grandi Confederazioni sindacali autonome. Prima iniziativa: la presentazione a Straburgo di un ricorso contro il Governo per ottenere un indennizzo in ordine al il blocco dei contratti.
” La neo costituita Confederazione Generale Sindacale, composta da FLP (Federazione Lavoratori Pubblici e Funzioni Pubbliche), FGU (Federazione Gilda-Unams), NURSIND (Sindacato delle Professioni Infermieristiche) e Unione Artisti UNAMS, si rivolge alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per chiedere il risarcimento per i lavoratori gravemente danneggiati dal mancato rinnovo contrattuale che si protrae da oltre sei anni
Ottenere la condanna del Governo che non ha ottemperato alla sentenza con cui la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il blocco del contratto del pubblico impiego e chiedere il risarcimento per i lavoratori gravemente danneggiati dal mancato rinnovo contrattuale che si protrae da oltre sei anni. Sono questi gli obiettivi del ricorso presentato alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) dalla CGS, Confederazione Generale Sindacale, composta da FLP (Federazione Lavoratori Pubblici e Funzioni Pubbliche), FGU (Federazione Gilda-Unams), NURSIND (Sindacato delle Professioni Infermieristiche) e Unione Artisti UNAMS.
L’iniziativa è stata illustrata oggi in conferenza stampa da Rino Di Meglio, coordinatore nazionale FGU e segretario generale CGS, e Marco Carlomagno, segretario generale FLP e vice segretario generale CGS.
“Il blocco dei contratti di 3 milioni e mezzo di lavoratori e lavoratrici del pubblico impiego – ha spiegato Carlomagno – ha provocato una perdita del potere d’acquisto che stimiamo in almeno 4 mila euro pro capite per il personale delle aree ed in quasi 8 mila euro per i dirigenti, oltre alle ricadute sui contributi pensionistici persi. Con questo ricorso, che sarà gratuito per gli iscritti ai quali chiederemo soltanto un piccolo contributo per le spese organizzative e gestionali, chiediamo alla CEDU il riconoscimento di un congruo indennizzo per i lavoratori e la condanna del Governo che, a distanza di 7 mesi, non solo ha stanziato una cifra irrisoria e provocatoria (5 euro lordi mensili), ma non ha neanche avviato la dovuta negoziazione all’Aran, ignorando la sentenza della Consulta.
Elaborando i dati della Ragioneria generale dello Stato e quelli dell’Istat basati sull’indice IPCA (Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato), la FLP ha calcolato che dal 2010 al 2015 l’incremento delle retribuzioni medie lorde non percepito a causa del blocco è del 10,3% (in allegato 1, in dettaglio i dati relativi ai vari comparti del pubblico impiego, ndr).
L’iniziativa giurisdizionale portata avanti dalla CGS prevede anche la presentazione di un ricorso al Tribunale di Roma per l’accertamento del diritto ai rinnovi contrattuali a far data non solo dal 30 luglio 2015 (giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della sentenza n. 178 della Corte Costituzionale), ma anche per i periodi precedenti durante i quali era stato disposto il blocco contrattuale.
“Il ricorso ai giudici di Strasburgo – ha dichiarato Di Meglio – segna l’esordio nel mondo sindacale della neo costituita Confederazione Generale Sindacale che raggruppa le organizzazioni rappresentative dei comparti più importanti del Pubblico Impiego: Scuola, Sanità, Ministeri, Agenzie fiscali e Afam. Parallelamente all’istanza avanzata alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, la CGS e le quattro sigle sindacali che la compongono continueranno a incalzare il Governo affinché metta a disposizione risorse dignitose per rinnovare finalmente i contratti “.
Seguiranno, a breve, i dettagli organizzativi dell’iniziativa, che era stata già preannunciata dalla nostra Federazione e che trova oggi conferma in via ufficiale. Dunque, un impegno rispettato, a favore dei nostri iscritti, e più in generale di tutte le lavoratrici e i lavoratori del pubblico impiego
In allegato 1, la “scheda” della nuova Confederazione; in allegato 2, le tabelle elaborate dalla GCS con la stima del danno subito a seguito del mancato rinnovo contrattuale; inoltre, il video della conferenza stampa di presentazione del ricorso a Strasburgo.
Notiziario FLP Difesa n. 80 del 23 settembre 2020 – Si riporta, di seguito, il testo del notiziario n. 36 del 21 settembre 2020 della Segreteria Generale della FLP, relativo alla analisi e alle proposte presentate alla Ministra Dadone in merito al confronto avviato in questi mesi a palazzo Vidoni sulla esperienza del lavoro agile […]
Notiziario n. 42 del 20 aprile 2018 – Si riporta di seguito il testo del comunicato stampa diffuso in data di oggi dalla nostra Federazione con la quale si dà conto dell’iniziativa da parte della stessa Federazione di impugnare il CCNL del comparto Funzioni Centrali sottoscritto in data 12 febbraio 2018 da CGIL, CISL,UIL, CONFSAL […]
Notiziario n. 38 del 4 aprile 2017 – Si riporta di seguito il testo del Notiziario CSE diffuso in data odierna con il quale si dà notizia dell’audizione di oggi della Confederazione presso la Commissione Lavoro Pubblico e Privato della Camera dei Deputati sui contenuti dello schema di decreto legislativo modificativo del D. Lgs. 165/2001 […]
Notiziario n. 110 del 26 settembre 2016 – Si riporta di seguito il testo del “comunicato stampa” della Confederazione Generale Sindacale diffuso in data 23 u.s., nel quale il Segretario Generale della CGS pone in particolare l’accento sulla necessità che, attraverso il nuovo contratto, si recuperino spazi ampi di contrattazione, oggi ridotti al lumicino dalle […]
Notiziario n. 60 del 12 maggio 2016 – Si riporta di seguito il testo integrale del comunicato n. 9 dell’11 maggio 2016 con il quale la Segreteria Generale della CGS fornisce ulteriori chiarimenti e precisazioni in merito alle obiezioni, del tutto strumentali, mosse da altre sigle sindacali all’iniziativa risarcitoria promossa presso la CEDU, e che […]
Notiziario n. 45 del 18 aprile 2016 – Si riporta di seguito il testo integrale del comunicato n. del 13 aprile 2016 con il quale la nostra Confederazione intende fare chiarezza a proposito delle obiezioni principali poste da alcune OO.SS. in merito al ricorso risarcitorio promosso dalla CGS alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo. […]
Notiziario n 44 del 15 aprile 2016 – Si riporta di seguito il testo del Notiziario n. 20 del 13 aprile 2016 con il quale la nostra Federazione dà conto ai colleghi delle ulteriori brutte notizie che vengono ai lavoratori pubblici dalle previsioni del Documento Economico Finanziario (DEF) adottato dal Governo qualche giorno fa. “Dal […]
Notiziario n. 33 del 21 marzo 2016 – Si riporta di seguito il comunicato diffuso in data 17 u.s. dalla Confederazione CGS, la nuova confederazione sindacale del pubblico impiego alla quale aderiscono, tra le altre sigle, anche FLP e GILDA, con il quale si dà notizia della già avvenuta adesione, in due soli giorni, di […]
Notiziario n. 32 del 16 marzo 2016 – Si riporta di seguito il Notiziario diffuso ieri dalla nostra Federazione con il quale la Segreteria Generale FLP dà notizia dell’avvio, da parte delle OO.SS. aderenti alla nuova Confederazione CGS tra le quali appunto FLP, del ricorso risarcitorio (almeno 5.000 € l’indennizzo richiesto) che verrà proposto presso […]
Notiziario n. 22 del 23 febbraio 2016 – Si riporta di seguito, in carattere corsivo colorato, il comunicato stampa diffuso in data odierna dalla CGS – Confederazione Generale Sindacale -, il nuovo soggetto confederale del P.I. che nasce dalla confluenza, all’interno di un progetto comune, di quattro delle Federazioni maggiormente rappresentative nei comparti più importanti […]