E così (ne abbiamo informato i colleghi con il Notiziario n. 74 di ieri), anche il M.D. si è allineato agli orientamenti dell’ARAN sull’applicazione dell’art. 35 del CCNL in materia di “assenze per l’espletamento di visite, terapie, prestazioni specialistiche ed esami diagnostici”.
La nostra Amministrazione era stata l’unica, nel panorama della altre Pubbliche Amministrazioni, a dare un’interpretazione alquanto sui generis, che non stava proprio nel testo dell’articolo sottoscritto dai firmatari del CCNL, ed anche per questo è stata inondata sin da subito, da parte di moltissimi Enti, di quesiti però rimasti sinora senza risposta.
E lo ha fatto, purtroppo, e questa è la cosa più intollerabile, entrando di fatto a gamba tesa nell’aspro dibattito che si è sviluppato durante la campagna elettorale per le RSU 2018 proprio intorno all’art. 35 tra sigle firmatarie e non firmatarie, e in particolare nella Difesa con la rottura tra FLP e CGIL-UIL-UNSA e il reimbarco di CISL, cosa che invece nessuna altra Amministrazione ha fatto, e men che mai l’ARAN, che non a caso è uscito solo in queste ultimi settimane. Oggi la risposta c’è, e il bluff sembra proprio finito.
Ed oggi, che il quadro appare definitivamente chiarito a 360 gradi, torna a farsi sentire la nostra Federazione, con una nota diffusa in data 11 luglio u.s. e che riportiamo di seguito.
“Potete ingannare tutti per qualche tempo e qualcuno per sempre, ma non potete ingannare tutti per sempre”. Questa semplice frase di Abraham Lincoln disegna plasticamente ciò che sta succedendo in queste settimane sulle novità contenute nei rinnovi contrattuali che comprimono fortemente i diritti alla salute e alle cure.
Come è ormai noto, ciò che i nuovi contratti prevedono sul diritto alla vita e alla salute è il principale motivo che ha spinto la FLP a non firmarli. Ci siamo dovuti confrontare in questi mesi con la disinformatjia più becera, che è partita dandoci dei venditori di fumo ed è proseguita accusando la FLP di strumentalizzare articoli del contratto inventando perdite di diritti che solo noi vedevamo.
Abbiamo sempre continuato per la nostra strada ricordando a tutti che, prima o poi, i nodi sarebbero venuti al pettine, presumibilmente dopo le RSU per evitare un’emorragia di consensi per i sindacati firmatari.
Ed è esattamente ciò che sta avvenendo. All’indomani delle elezioni RSU sono iniziati a fioccare gli orientamenti applicativi (badate bene non interpretazioni, ma orientamenti applicativi) da parte dell’ARAN e vanno tutti in un’unica direzione, quella che noi sapevamo da tempo perché era già stata sviscerata durante le trattative e porta ad una drastica diminuzione dei diritti dei lavoratori.
Così, diventa chiaro che sono state ridotte le tutele per coloro che devono essere sottoposti a terapie salvavita, e che le nuove previsioni per i permessi riguardanti la salute e le cure sono molto più restrittivi rispetto ai precedenti contratti.
L’ultimo di questi orientamenti riguarda la possibilità di usufruire del cosiddetto “trattamento malattia” per visite mediche, specialistiche, diagnostica, disciplinato dall’articolo 35 del nuovo CCNL del Comparto Funzioni Centrali (e da analoghi articoli dei contratti degli altri comparti). Su questo articolo siamo stati attaccati in modo particolare dai sindacati firmatari, i quali spacciavano quelle previste dall’articolo 35 come 18 ore di permesso aggiuntive mentre noi abbiamo sempre sostenuto che era una fregatura perché non erano aggiuntive, ma erano le uniche ore previste a questo fine, usate le quali si era obbligati ad attingere alle ferie per curarsi.
L’ulteriore obiezione fatta da CGILCISLUILUNSAINTESA era che l’articolo del contratto non abrogava l’articolo del Decreto Legislativo 165/2001 che prevedeva il trattamento malattia (comma 5-ter dell’art. 55-septies).
Ora, l’orientamento applicativo ARAN del 20 giugno 2018 e le Circolari di alcune amministrazioni (esempio Agenzia delle Entrate), chiarisce ciò che a noi era noto da tempo e che abbiamo provato a spiegare, prima ai sindacati in corso di trattativa e poi ai lavoratori a frittata fatta, e cioè che l’articolo di legge si limita a disciplinare solo la certificazione che bisogna produrre mentre, invece, l’attuale contratto disciplina i casi in cui si può usufruire del trattamento malattia, riducendoli praticamente a due: se si è già malati (sic!) o se il trattamento al quale ci si sottopone è invasivo e impedisce di tornare al lavoro.
Ragion per cui, se si superano le 18 ore e non si rientra in questi due casi, le prestazioni si possono fare solo in ferie o in permesso personale. Insomma, con il proprio tempo libero, anche se si tratta di lavoratori reduci da malattie gravi quali, ad esempio, quelle oncologiche.
Smascherate le palesi bugie dette in questi mesi da chi ha voluto la riduzione delle tutele per le fasce più deboli dei lavoratori, l’ultima frontiera dei firmatari, per non perdere ulteriore consenso, è stata quella di scrivere all’ARAN per “interpretare” il contratto e così prendere altro tempo. Nel frattempo le Amministrazioni lo stanno applicando, con danni inenarrabili per i lavoratori.
Ora, poiché il contratto è chiarissimo, volendo evitare di tacciare di mala fede questi “sindacati”, si possono fare solo due ipotesi: o quando hanno firmato il contratto erano temporaneamente incapaci di intendere e di volere oppure non hanno letto (o non sono capaci di leggere) ciò che hanno firmato. Entrambi questi casi dovrebbero far riflettere chi ancora si affida a loro per veder tutelati i propri diritti…
LA SEGRETERIA GENERALE FLP “
Invitiamo le nostre strutture sindacali a dare la massima diffusione tra le lavoratrici e i lavoratori della Difesa di quest Notiziario.
In allegato 1, la circolare correttiva di PERSOCIV dell’11 luglio; in allegato 2, il “Quadeno FLP DIFESA n. 6/2018 che riporta gli orientamenti applicativi dell’ARAN ; in allegato 3, la circolare di Agenzia delle Entrate.
Sergio Gasparrini, il Presidente dell’ARAN e firmatario del CCNL FF.CC.
Si riporta di seguito il testo del Notiziario FLP n. 17 del 23 u.s. che reca la nota della nostra Federazione in merito a quanto sta avvenendo per nascondere agli occhi dei lavoratori le penalizzazioni del CCNL in materia di tutela della salute e rinviarne la conoscenza al dopo RSU.
“Lo confessiamo: faremmo volentieri a meno di tornare ancora una volta a parlare del contratto e ci vorremmo dedicare con più soddisfazione a disegnare, insieme ai lavoratori, le strategie per smontarlo pezzo dopo pezzo, per quanto è pessimo.
Siamo però costretti a tornarci sopra perché quanto sta accadendo in questi giorni ha dell’incredibile e sta rivelando i tentativi di nascondere, almeno fino alle elezioni RSU, la portata reale delle gravi violazioni del diritto alla salute e alle cure contenute nel nuovo contratto.
Tralasciamo, per ovvi motivi, le boutade dei maldestri sindacati che firmano il contratto ma lo disdicono subito dopo (come se avesse qualche valenza) e i tentativi dell’UNSA di giustificare la propria firma sul contratto mentre dovrebbe spiegare come mai è l’unico sindacato aderente alla CONFSAL che lo ha firmato (Snals nella Scuola e Fials nella Sanità si sono rifiutate di firmare un contratto fotocopia di quello sottoscritto invece dall’UNSA).
Le vere contorsioni le stanno facendo, invece, i sindacati confederali, che all’indomani della firma della preintesa (23 dicembre 2017) rivendicavano di aver aumentato i diritti con le 18 ore “aggiuntive” per visite specialistiche e diagnostica; quando la FLP li ha sbugiardati rivelando che quelle ore nascondevano in effetti un arretramento sui diritti alla salute e alle cure, loro hanno cercato di mischiare le carte prima dicendo che non cambiava nulla rispetto a prima, e poi (CGIL) giustificandosi con il fatto che se non avessero rivisto la disciplina dei permessi sarebbe intervenuta una legge (non si sa bene fatta da quale Parlamento, visto che le Camere erano già praticamente sciolte).
In questi giorni però si stanno verificando – purtroppo per tutti i lavoratori del comparto – atti che mettono a forte rischio le giustificazioni dei sindacati firmatari in quanto le amministrazioni iniziano ad applicare il contratto per come è scritto e le forti penalizzazioni che la FLP ha denunciato stanno emergendo. E questo riguarda non solo le visite, terapie ed esami diagnostici (art. 35) ma anche l’uso corrente dei permessi orari retribuiti per motivi personali o familiari (art. 32), la loro non frazionabilità e l’impossibilità di attaccare ad un permesso retribuito qualsivoglia altro tipo di permesso, fosse anche la banca ore o il riposo compensativo i quali, ricordiamo, non sono assenze ma lavoro differito svolto in anticipo.
E allora, al culmine della disperazione, cosa si sono inventati i tre sindacati confederali? Sono andati a chiedere aiuto all’ARAN ottenendo una cosa mai vista prima cioè la cancellazione di un comma di un articolo del nuovo contratto fuori dal tavolo di contrattazione, spacciandolo per un grande risultato… e l’ARAN non ha avuto difficoltà a togliere un comma quasi inutile ai fini dell’impossibilità di fruire del trattamento malattia. Ciò che è stato eliminato infatti è la “lett. a) del comma 12 dell’art. 35 (vedere l’allegato pubblicato su questa stessa pagina).
Il suddetto comma 12 regolamenta un caso molto specifico, quello di un lavoratore che avendo una malattia cronica certificata dal proprio medico curante, si deve sottoporre a una serie di visite/terapie/esami periodici. In questo caso – ma solamente in questo caso – per essere considerato in malattia in quelle giornate, il lavoratore dovrà presentare al proprio ufficio in occasione della prima visita/terapia/esame il certificato del suo medico curante e l’attestazione della struttura sanitaria dove si è recato. Nelle successive giornate (che devono essere dichiarate dal medico curante nel certificato rilasciato) invece dovrà presentare solamente l’attestazione della struttura sanitaria.
Non risolve per nulla il problema più grande che è quello contenuto nel comma 11 che invece obbliga il lavoratore a presentare sempre la doppia certificazione per potersi vedere riconosciuta la malattia.
La vicenda è istruttiva perché rileva il grande inciucio tra ARAN e sindacati firmatari del contratto, che si vedono fuori dai tavoli di trattativa per fare “maquillage contrattuale” che non modifica nulla (o molto poco) ma fa sembrare di sì.
Ciò è possibile solo per un motivo: perché entrambe le parti (ARAN e sindacati) hanno giocato la partita contrattuale… dalla stessa parte e certamente non da quella dei lavoratori bensì da quella di un Governo che aveva bisogno di andare alle elezioni con i contratti rinnovati e con i lavoratori pubblici, privati dei diritti fondamentali.
Poiché anche la manovra con l’ARAN è stata di corto respiro, adesso CGIL, CISL e UIL sono arrivati addirittura a chiedere, con una lettera congiunta, a tutte le amministrazioni del comparto di interpretare il contratto con loro. Peccato che la lettera (e pure lo spirito) del contratto siano chiari e quindi le amministrazioni, purtroppo per tutti noi, stanno provvedendo ad applicarlo per come è stato scritto; sta quindi emergendo plasticamente che tutto il CCNL è contro i lavoratori e i loro diritti.
Ancor più plasticamente e per contrasto emerge la differenza tra il vecchio e il nuovo contratto: è di questi giorni la sentenza che ha riconosciuto a una lavoratrice veneta il diritto a prendere l’intera giornata di trattamento malattia. Questo è stato possibile proprio perché vigeva il vecchio contratto. Con il nuovo CCNL non sarà più così, purtroppo!
Ciò che appare poco chiaro e che va spiegato è il motivo per cui ci sono queste manovre dilatorie da parte di CGIL, CISL e UIL … giungere indenni alle elezioni del 17-18 e 19 aprile. Dopo butteranno la maschera.
Perché lo stanno facendo? Per un motivo molto semplice, perché le elezioni RSU sono come le quelle politiche, hanno una forte valenza nazionale in quanto determinano la rappresentatività dei sindacati. Se continuerete a votarli, pensando di eleggere solamente i vostri rappresentanti locali, loro potranno dire che i lavoratori hanno apprezzato il contratto perché hanno votato per le loro liste. E il prossimo contratto sarà ancora peggiore di questo.
Cari lavoratori, avete solo un modo per fermare questa deriva che ha portato alla svendita dei vostri diritti e del vostro lavoro, riconoscendovi aumenti ridicoli e peggioramenti giuridici: votare per l’unica reale alternativa che si chiama FLP, il sindacato che ha ottenuto la sentenza della Corte Costituzionale contro il blocco contrattuale e si sta battendo e si batterà affinché i diritti dei lavoratori pubblici siano ripristinati.
Pensateci ora, dopo il voto sarà troppo tardi.
Siate il cambiamento che volete vedere, votate per le liste FLP
La Segreteria Generale FLP “
Che di inciuci si possa parlare tranquillamente, lo dimostra una nota di una O.S. confederale che sta girando in questi giorni negli Enti della Difesa, datata 2.03.2018, indirizzata alle strutture sindacali interne di quella O.S. e avente per oggetto chiarimenti applicativi sul CCNL.
In detta nota, si parla di “incontri informali” in ARAN (anche unilaterali: e gli altri firmatari del CCNL?), di interpretazioni autentiche convenute con la stessa Agenzia e di linee operative concordate “per dare le stesse versioni ai rispettivi interlocutori (amministrazioni e lavoratori)” . Ammazza!
Evitiamo per carità di patria ogni commento, ma l’accaduto dimostra chiaramente le rincorse che si stanno facendo per coprire le voragini determinate, in alcuni casi, dal nuovo CCNL.
Si riporta di seguito il testo del Notiziario FLP n. 16 del 21 u.s. che reca la nota della nostra Federazione in merito al c.d. “elemento perequativo” di cui all’art. 75 del CCNL 2016-2018 del comparto unzioni Centrali.
” LA FLP ha denunciato, al momento della mancata sottoscrizione, che il nuovo CCNL delle Funzioni Centrali, oltre a tutti gli elementi negativi già evidenziati, prevede addirittura un salario a “gambero” con una riduzione di stipendio, a partire dal 1 gennaio 2019, per i lavoratori che avranno l’assegno perequativo. Immediate si sono susseguite le smentite da parte dei sindacati sottoscrittori, contando sul fatto che, troppo spesso, i lavoratori si limitano a dar loro una “fiducia cieca”, non leggendo il testo contrattuale e, a volte, neanche il cedolino dello stipendio. Certo, quanto da noi affermato era una notizia “incredibile”, in quanto mai verificatasi in un rinnovo contrattuale né in Italia né in Europa.
Ebbene, quanto da noi soli denunciato è stato, dopo i dovuti riscontri, giudicato talmente “sensazionale” da aver convinto l’autorevole quotidiano “Il Sole 24 Ore”, organo di stampa della Confindustria, a dedicagli addirittura la prima pagina e le successive 2 pagine, il 19 marzo (pubblichiamo in allegato 1 su questa stessa pagina l’articolo in questione). Anche il più autorevole giornale economico italiano scopre e afferma che “da gennaio 2019 si perde fino al 24% degli incrementi economici dei nuovi contratti”, stipulati per motivi elettorali prima delle elezioni del 4 marzo u.s., dopo 9 anni di blocco contrattuale, eliminato solo a seguito del ricorso alla Magistratura della FLP e della Sentenza della Corte Costituzionale.
Tra l’altro, dopo la diffusione della video intervista della FLP, disponibile sulla home page del nostro sito e su youtube, che illustra nel dettaglio l’imbroglio alla base dell’ “elemento perequativo”, oltre al Sole 24 ore, quasi tutta la stampa quotidiana (tra cui il Giornale e il Fatto Quotidiano) hanno spiegato la veridicità di quanto da noi affermato e coniato altri sinonimi, quale “contratto a tempo”, “aumento a elastico” e “aumento a yo-yo”, per evidenziare l’incredibile novità contrattuale: un contratto che per motivi preelettorali (elezioni politiche e RSU) prima concede dei risibili aumenti economici, e poi dopo pochi mesi li cancella senza che ne resti alcuna traccia.E sì, perché il fantomatico elemento perequativo non avrà alcun effetto e non sarà valido per il calcolo del TFS/TFR, dell’indennità di anzianità, dell’indennità sostitutiva del preavviso e dell’indennità in caso di decesso. Oltre al fatto che a perdere di più sarà chi guadagna meno.
A questo punto ogni lavoratore attraverso il prossimo voto alleRSU potrà esprimere il proprio giudizio sia rispetto ai contenuti di questo contratto, sia dei sindacati che lo hanno sottoscritto, ma che stanno cercando di spacciarlo come il miglior (o l’unico) contratto possibile che cambierà la vita dei lavoratori statali.
Il voto alle RSU, infatti, non eleggerà solo i rappresentanti di ufficio, ma stabilirà anche la rappresentatività dei vari sindacati a livello nazionale. Dare un voto ai sindacati che hanno firmato questo contratto, vuol dire sapere che per il futuro ci potranno essere ulteriori peggioramenti dei diritti e delle tutele dei lavoratori.
Abbiamo l’opportunità con il voto RSU di esprimere un parere sul Contratto firmato di recente: non perdiamo l’occasione.
Vi chiediamo di sostenere la FLP con il vostro voto per eleggere i candidati FLP nelle RSU e per inviare un segnale forte di volontà di cambiamento ai sindacati che hanno svenduto i diritti e le tutele dei lavoratori.
FLP SEGRETERIA GENERALE ”
Questa la nota di FLP sul c.d. “elemento perequativo”.
Di nostro, ci aggiungiamo una annotazione di vero e proprio colore: é in questi giorni comparsa nelle bacheche degli Enti Difesa una locandina della CGIL FF.CC. nella quale si giustificano, in buona sostanza, i risibili incrementi contrattuali concordati da ARAN e OO.SS. firmatarie (dunque, anche dalla CGIL) con ”l’iniziativa dei sindacati autonomi (leggi: FLP) che ha permesso alla Corte Costituzionale di affermare che il blocco dei rinnovi contrattuali era legittimo e che solo dal 2016 diventava possibile riprendere la contrattazione nazionale”.
Cosa dire, a tal proposito? Il commento lo lasciamo a quanto affermato dai principali esponenti di CGIL-CISL UIL all’indomani della udienza in Consulta sul ricorso promosso da FLP e che poi ha portato alla sentenza n. 178/2015 della Corte Costituzionale (si veda, in allegato 2 pubblicato su questa stessa pagina, l’articolo del Corriere della Sera del 24 giugno 2015).
Guarda e ascolta l’intervista a FLP sul CCNL 2016-2018 (clicca sull’immagine)
Siamo a metà circa del percorso che, tra 30 giorni esatti, porterà le lavoratrici e i lavoratori pubblici a esprimere il loro voto per rinnovare le “Rappresentanze Sindacali Unitarie” nei quattro comparti del pubblico impiego. Un appuntamento importante, come ogni qualvolta si dà la parola direttamente ai lavoratori, ma che – nel raffronto con le tornate elettorali precedenti – verosimilmente mai è apparso così importante, in quanto è collocato a due mesi dall’entrata in vigore del nuovo CCNL 2016-2020 e dunque, anche per questo, offrirà l’occasione ai lavoratori per dire la loro con il voto.
E’ indiscutibile, infatti, che la firma del CCNL e i suoi contenuti sono oggi al centro dell’interesse dei lavoratori-elettori e del dibattito, anche aspro, che si è sviluppato tra le sigle che competono in campagna elettorale. Gli schieramenti sono oramai a tutti ben noti: cinque le sigle che hanno firmato il CCNL (CGIL, CISL.UIL,UNSA sin a partire dalla pre-intesa del 23.12.2017 e poi, a seguire, anche CONFINTESA, che ha firmato l’accordo dopo aver inizialmente detto no alla pre-intesa); le altre due sigle (FLP e USB), invece, hanno ribadito il loro no al CCNL dopo averlo già espresso in sede di pre-intesa.
Perché FLP ha detto no? Certamente non per un approccio acritico o pregiudiziale. FLP ha fortemente voluto il rinnovo del CCNL e per esso si è spesa: senza il ricorso avviato dalla nostra O.S. nell’ottobre 2011, sul quale si è poi pronunciata la Corte Costituzionale nel luglio 2015 con la sentenza n. 178, questo rinnovo non sarebbe certo avvenuto, e questo rappresenta indubbiamente il merito storico della nostra sigla, al di là dei tentativi di appropriazione indebita posti in essere da altre sigle, che peraltro vengono sbugiardati dagli stessi lavoratori, come è avvenuto giorni fa all’Arsenale di Messina.
Dunque, la nostra O.S. ha sempre lavorato e operato per il rinnovo contrattuale dopo i molti anni di blocco, ma avrebbe voluto un contratto dai contenuti molto diversi da quelli oggi recepiti nel CCNL. E’ il caso di ricordare che FLP è stata la prima O.S. a presentare, subito dopo la presentazione del nostro ricorso nell’ottobre 2011, la piattaforma all’ARAN, e le nostre richieste erano sin da allora ben chiare.
Le ricordiamo in sintesi. In materia di relazioni sindacali, chiedevamo il recupero della contrazione e delle relazioni esistenti prima della destrutturazione operata da Brunetta con il D.Lgs. 150/2009; in campo normativo, chiedevamo che il CCNL operasse una rivisitazione delle norme che regolano il rapporto di lavoro e la riscrittura per via pattizia di quelle più fortemente penalizzanti introdotte in questi anni per via legislativa in assenza di ogni negoziazione (pensiamo alla penalizzazione delle assenze di malattia o alle sanzioni disciplinari); in materia di trattamento economico, ci aspettavamo un significativo recupero del potere d’acquisto dei nostri stipendi falcidiati nel corso degli ultimi nove anni in presenza di una gravissima crisi economica, e, sul fronte della produttività, chiedevamo più risorse e la loro distribuzione in ragione della “performance organizzativa” e non più della “performance individuale” così cara a Brunetta.
E sono anche queste le richieste che, insieme a CGIL FP e UIL PA, abbiamo unitariamente presentato a migliaia di lavoratori nelle decine di assemblee fatte in Difesa tra aprile e luglio 2017, con l’aggiunta di altre importanti e non certo secondarie questioni: l’allineamento alle regole del privato dei tempi di erogazione del TFS e in ordine alle visite fiscali, che sono invece totalmente assenti nel CCNL.
Di fronte a queste richieste, cos’è poi arrivato di fatto con il CCNL?
In materia di relazioni sindacali, solo la conferma dei modelli a suo tempo voluti da Brunetta, con l’introduzione, al posto della concertazione, del “confronto” che tradotto in soldoni vuol dire: “parliamone, ma poi alla fine chi decide sono Amministrazione e Dirigente” e la istituzione del Comitato paritetico per l’innovazione di cui si vedranno i frutti (ma, sulla base delle precedenti esperienze, è lecito nutrire dubbi). In materia di regole del rapporto di lavoro, nessuna novità sull’ordinamento professionale e nessuna scelta per allineare le diverse realtà del nuovo comparto ma il solito rinvio alla solita “Commissione paritetica”, nella circostanza quella prevista dall’art. 12 (almeno la cancellazione dell’area 1^ poteva essere fatta da subito!); per il resto, il CCNL propone solo un assemblaggio in forma di “testo unico” delle norme già operanti e che vengono riaffermate senza modifiche, con solo pochissime novità.
Alcune anche positive (artt. 36 e 49, per esempio), ma altre dal segno non propriamente positivo: pensiamo, solo per fare un esempio, alle “18 ore per visite specialistiche e diagnostica”, introdotte dall’art. 35 che è stato voluto dalla F.P. (si veda l’atto di indirizzo della Ministra Madia del 7.07.2017, altro che vittoria del Sindacato!) e sul quale, per merito della denuncia operata dalla nostra O.S., si è sviluppato un dibattito anche aspro. Un dibattito che ha costretto le sigle firmatarie a ripetute precisazioni e a rincorrere alcune modifiche (abbiamo osservato correzioni nel testo del CCNL pubblicato dall’ARAN, è la prima volta che succede….: c’è qualcuno che crede all’ “errore materiale”?), e, da ultimo, a emanare note interne destinate alle proprie strutture che riferiscono di (precipitosi) incontri in sede ARAN e di aggiustamenti in arrivo.
In materia di trattamento economico, è di tutta evidenza come non ci sia stato alcun recupero di potere d’acquisto delle nostre retribuzioni massacrate da nove anni di blocco, e sia gli arretrati (percepiti a febbraio) che gli incrementi stipendiali (che arriveranno nel presente mese) lo testimoniano: c’è bisogno di parlarne ancora? Per quanto poi attiene alla c.d. “produttività”, il senso di marcia imboccato dal CCNL va in una direzione diametralmente opposta a quella sbandierata anche nelle assemblee unitarie fatte in Difesa da aprile a luglio 2017: la performance (individuale, non organizzativa!) raddoppia (dal 15 % di oggi al 30% minimo, vds. art 77, comma 3 ) ed è addirittura previsto il recupero del “fondino” di antica e infelice memoria (vds. art.78).
Infine, l’ultima chicca: l’aver mantenuto il “ricatto” di cui all’art. 7 del CCNL “o firmi o sei fuori”, un ricatto già presente nei CC.CC.NN.LL. in quanto discendente dalla previsione dello Statuto dei lavoratori (legge 20.05.1970 n. 300, art. 19 “Rappresentanze sindacali aziendali possono essere costituite in ogni unita’ produttiva nell’ambito…delle associazioni sindacali, che siano firmatarie di contratti collettivi di lavoro applicati nell’unita’ produttiva”), ma reso ora palesemente illegittimo a seguito dalla sentenza n. 231 del 23.07.2013 della Corte Costituzionale.
La Corte, infatti, con quella sentenza in ordine ad un ricorso di FIOM CGIL che era stata estromessa dai tavoli aziendali FIAT per non aver firmato il contratto di categoria, ha dichiarato “l’illegittimita’ costituzionale dell’articolo 19, primo comma, lettera b), della legge 20 maggio 1970, n. 300 nella parte in cui non prevede che la rappresentanza sindacale aziendale possa essere costituita anche nell’ambito di associazioni sindacali che, pur non firmatarie dei contratti collettivi applicati nell’unita’ produttiva, abbiano comunque partecipato alla negoziazione relativa agli stessi contratti quali rappresentanti dei lavoratori dell’azienda”.
E la FLP non solo ha partecipato alla trattativa, ma, a differenza del settore privato dove non è richiesta tuttora alcuna certificazione della rappresentatività, è stata dichiarata “maggiormente rappresentativa” dalla stessa ARAN attraverso l’applicazione di quanto previsto dal D. Lgs 165/2001.
Dunque, una scelta assurda, quella dell’art. 7 del CCNL, e anche verosimilmente illegittima alla luce della stessa sentenza della C.C., figlia solo di un’idea tutta particolare della democrazia in campo sindacale e della paura del dissenso. Una posizione che permane tuttora: abbiamo letto la nota CGIL FP – CISL FP – UIL PA del 14 u.s. destinata a tutte le Amministrazioni e finalizzata alla “gestione del contratto stesso” (sic), con la quale si chiede loro di “convocare le OO.SS. firmatarie del contratto collettivo (ma è proprio una fissa….) per un’analisi e una riflessione approfondita sull’intera materia”. Una richiesta irrituale, che da il senso della difficoltà del momento, e questo proprio alla vigilia delle RSU.
Ci vogliono buttare fuori dai tavoli, è chiaro. Ma noi continueremo a mostrare la schiena dritta, come abbiamo fatto in questi primi quaranta giorni, e vedremo come la penseranno i giudici nel caso fossimo estromessi. Siamo certi che la battaglia nella quale siamo impegnati non ha valore solo in campo sindacale, ma è soprattutto una battaglia civile a difesa del diritto al dissenso, che è sale in democrazia.
Da oggi è disponibile sulla home page del nostro sito e su questa stessa pagina la videoregistrazione di un’intervista rilasciata dalla FLP che spiega i tratti salienti del nuovo CCNL e i motivi alla base del nostro no.
La Ministra Pinotti in un incontro con le OO.SS. della Difesa
Oramai è evidente a tutti: FLP DIFESA è, in questa fase, al centro delle attenzioni e delle discussioni sindacali, e quotidianamente assistiamo ad una sorta di tiro incrociato che proviene da più parti e da diversi soggetti, e che ha come obiettivo quello di metterci in un angolo. Speranza vana, però!
Hanno iniziato per primi CGIL-CISL-UIL Difesa con la velenosa nota del 2 febbraio u.s., che ha tentato di rovesciare schizzi di livore e di fango su FLP DIFESA, colpevole solo di aver pubblicato una nota della nostra Federazione estremamente critica sui contenuti della preintesa contrattuale, nota che comunque ha visto la luce in tutte le Amministrazioni del comparto senza però generare le reazioni così nervose, scomposte e virulente che abbiamo osservato in Difesa.
A quella nota di CGIL-CISL UIL Difesa abbiamo risposto per le rime con il Notiziario n. 15 del 12.02.2018, proponendo una lettura di quanto avvenuto (la nostra tesi: solo un pretesto, per giustificare il reimbarco della CISL), ma ponendo al contempo alcuni interrogativi rimasti ad oggi senza risposta. Mancanza di argomenti, evidentemente.
A distanza di pochi giorni dalla prima nota, i soliti noi hanno calato il carico da novanta (loro pensano): la richiesta di “tavoli separati”, che ha visto associata nella circostanza anche UNSA (sic). Questa scelta è apparsa agli occhi dei lavoratori ingiustificata e insensata, oltre che pericolosamente divisiva: non solo per il fatto in sé (i tavoli separati avvantaggiano da sempre la controparte… divide et impera dicevano i latini… ci hanno mai riflettuto i richiedenti? ), ma anche perché vien da sbellicare dalle risate a pensare che, dopo aver messo da parte CISL e scelto e accreditato FLP DIFESA come compagno di un viaggio che qualche risultato ha portato alla categoria (che ne dite?), di colpo, con una sorta di gioco dei bussolotti, CGIL e UIL Difesa hanno messo da parte la nostra O.S. e reimbarcato CISL a suo tempo considerato la causa di tutti i mali. E senza dire una parola che sia una, per spiegare il giro di valzer.
Poi, nel mazzo, è comparsa anche CONFINTESA: il 23 dicembre non aveva firmato la preintesa del CCNL, immaginiamo per i contenuti non condivisi, ma in sede di accordo definitivo quella firma è stata apposta. Scelta legittima, sia chiaro, al pari di quella di chi non ha firmato. Ma da qui, a solo poche ore dalla firma, ergersi a paladini del nuovo CCNL e delle sue norme, e inviare una nota a tutti gli Enti della Difesa chiedendone l’immediata applicazione in ordine alla composizioni delle delegazioni trattanti, appare davvero inverosimile (ma chi ha fornito a quella O.S. gli indirizzi di posta certificata di tutti gli Enti del MD?). E’ evidente che l’incredibile iniziativa di CONFINTESA ha creato qualche problemino da noi: chiedere, come fa CONFINTESA DIFESA, di uscire dal comparto e dalla contrattazione e poi trovarsi con la propria Federazione che si fa paladina dell’applicazione del nuovo CCNL, non appare davvero molto coerente da parte di chi ha cercato di mettere a nudo le (supposte) contraddizioni altrui. Ma tant’è!
Deve essere ben chiaro, a tal proposito, che quando si chiede all’Amministrazione di buttare fuori dal tavolo una sigla, l’effetto che si produce è quello escludere dalla rappresentanza le migliaia di lavoratori che in quella sigla si riconoscono. Che lo faccia l’Amministrazione, transeat… che lo faccia una sigla sindacale, appare davvero un controsenso logico. Solo per un pugno di tessere o per qualche voto in più….
Più oltre, la compagnia di giro si è accresciuta di un nuovo soggetto: con nota del 23 u.s., la CGIL Difesa, questa volta da sola, ha chiesto alla dr.ssa Corrado (ma non dovrebbe essere quello politico il livello di riferimento?) “l’urgente convocazione di un incontro a tema riservato alle sole OO.SS. firmatarie, finalizzato ad individuare e congiuntamente definire le modalità ritenute più consone ed efficaci a dare coerente applicazione alle innovazioni contrattuali introdotte” (traduzione: vorremmo parlare di come far fuori chi non ha firmato il CCNL, quindi FLP). Dunque, anche CGIL Difesa partecipa alla lotteria ad escludendum….. Bene, 7+.
Come FLP, riteniamo di aver ampiamente spiegato, nei nostri Notiziari e ora anche direttamente ai lavoratori attraverso le decine e decine di assemblee che stiamo facendo nelle sedi e negli Enti della Difesa (il calendario aggiornato delle iniziative è pubblicato nella home page del nostro sito, parte alta a sinistra, area “Agenda Nazionale”), le ragioni del nostro convinto dissenso e la scelta di non firmare. Ragioni diverse, riconducibili a opinioni evidentemente diverse rispetto ai firmatari su singoli punti del CCNL, ma soprattutto una: l’aver mantenuto il “ricatto” di cui all’art. 7 del CCNL “o firmi o sei fuori”, un ricatto già presente nei CC.CC.NN.LL. in quanto discendente dalla previsione dello Statuto dei lavoratori (legge 20.05.1970 n. 300, art. 19 “Rappresentanze sindacali aziendali possono essere costituite in ogni unita’ produttiva nell’ambito…delle associazioni sindacali, che siano firmatarie di contratti collettivi di lavoro applicati nell’unita’ produttiva”), ma reso ora palesemente illegittimo a seguito dalla sentenza n. 231 del 23.07.2013 della Corte Costituzionale, che non è impugnabile ed è immediatamente esecutiva (gli interessati, la troveranno su questa stessa pagina in allegato 1).
La Corte Costituzionale (C.C.) , con quella sentenza in ordine ad un ricorso di FIOM CGIL che era stata estromessa dai tavoli aziendali FIAT per non aver firmato il contratto di categoria, ha dichiarato “l’illegittimita’ costituzionale dell’articolo 19, primo comma, lettera b), della legge 20 maggio 1970, n. 300 nella parte in cui non prevede che la rappresentanza sindacale aziendale possa essere costituita anche nell’ambito di associazioni sindacali che, pur non firmatarie dei contratti collettivi applicati nell’unita’ produttiva, abbiano comunque partecipato alla negoziazione relativa agli stessi contratti quali rappresentanti dei lavoratori dell’azienda”.
In aggiunta, nel caso che ci interessa, FLP non solo ha partecipato alla trattativa, ma è stata dichiarata “maggiormente rappresentativa” dalla stessa ARAN.
E allora, come si coniugano le due cose? Si può eludere una sentenza della C.C.? Pensiamo proprio di no, anche se di furbetti del tavolino ce ne sono molti in giro, come quelli che tentano di evidenziare nostre presunte contraddizioni attraverso l’esibizione di una circolare interna FLP del 2004, peraltro esplicativa della circolare ARAN n. 4260/204 (attenzione: circolare interna, quella di FLP, non richiesta formale alle Amministrazioni!), ma in un quadro di situazione comunque profondamente diverso da quello di oggi, che è definitivamente segnato dalla sopra richiamata sentenza della C.C. Non ci vorrebbe poi molto a capirlo.
Noi comunque respingeremo tutti gli attacchi e porteremo di fronte al Giudice i Dirigenti (che rispondono dei loro atti anche patrimonialmente) che dovessero accettare i diktat dei “furbetti del tavolino”, e lo faremo perché convinti che la battaglia in cui siamo impegnati è, in primis, una battaglia di democrazia e di civiltà prima ancora che sindacale: riguarda la libertà di non dover dire sempre “sì “, e di poter anche dire “no”.
Sul piano del merito in ordine ai diversi punti del CCNL, la discussione è invece legittima, e noi non ci estraniamo certamente dal confronto e dal dibattito rispetto alle diverse posizioni in campo, come quello relativo ai permessi ex art. 35 del CCNL sulle 18 ore annue per visite specialistiche/diagnostica. Su questa questione, si sprecano comunicati e dichiarazioni rassicuranti delle Federazioni firmatarie, segno che il problema è molto avvertito dai lavoratori, e dunque FLP ha fatto proprio bene a porre il problema.
Al riguardo, abbiamo letto la nota del 20 u.s. di UIL Difesa, che parla di art. 35 e di incrementi netti.
In merito all’art. 35, la nota UIL rammenta quanto previsto dal nuovo contratto sulle 18 ore, ma non tocca minimamente il problema da noi posto, che è il seguente: cosa succede dopo aver esaurito le 18 ore ex art. 35 e pure le 18 ore ex art. 32?Rimane tutto come prima del CCNL, o si deve ricorrere alle ferie?
Il dubbio ci sovviene anche rileggendo l’atto di indirizzo a firma Madia della FP all’ARAN del 6.7.2017, che ripubblichiamo su questa stessa pagina in allegato 2. Si legga, a pg. 12, il contenuto della let. a), e si vedrà che, sul punto, il contenuto dell’atto di indirizzo è quello poi scritto nell’art. 35 del CCNL. La ratio di quella indicazione all’ARAN era di ridurre la possibilità di utilizzo dell’istituto della “malattia” per quella fattispecie di assenze. Dunque l’art. 35 non è una conquista del Sindacato, ma è quello che la Funzione Pubblica voleva fosse scritto sul CCNL…. O no?
In merito agli incrementi netti, noi pensiamo che questa precisazione da parte UIL sia arrivata per correggere quanto da noi asserito nel Notiziario n. 19 del 19 u.s. e dalla domanda posta alla base del sondaggio pubblicato sul nostro sito (a proposito, al momento in cui scriviamo, oltre l’80% dei partecipanti giudica “decisamente inadeguati” gli incrementi retributivi e il 7% li giudica “comunque insufficienti”!).
Non vogliamo entrare in polemica con UIL, anche se le tabelle da noi pubblicate nella News del 2 febbraio u.s. e che ripubblichiamo su questa pagina in allegato 3, dicono però cose diverse, ma, anche volendo dare credito agli incrementi mensili netti indicati dalla UIL (per l’area 2^, da 60 a 70 €; noi avevamo parlato di circa 50 € per la posizione A2/F4), chiediamo alla UIL Difesa: fa poi così tanta differenza, a fronte di un blocco dei contratti di oltre 9 anni, avere in busta paga un incremento di 60 € al posto di 50?
Pubblichiamo di seguito, a beneficio di tutti i colleghi:
la tabella predisposta da FLP DIFESA che reca gli importi relativi agli arretrati dal 1 gennaio 2016 al 28 febbraio 2018 e agli incrementi retributivi dal 1 marzo 2018, distinti per per area e fascia retributiva e con indicate le somme al lordo e al netto;
la circolare PERSOCIV 13277 del 23.02.2018 avente per oggetto “applicazione del Contratto Collettivo Nazionale di lavoro del personale del Comparto Funzioni Centrali – Triennio 2016-2018”
Come già precedentemente anticipato, gli arretrati dovrebbero essere corrisposti con un cedolino straordinario emesso da NoiPA a breve, già nella giornata di domani; gli incrementi retributivi mensili, a regime, verranno invece corrisposti a partire dal cedolino del prossimo mese di marzo.
Questi gli straordinari incrementi che ci regala il nuovo contratto dopo nove anni (dicesi: nove anni) di blocco contrattuale. Chi si dichiara soddisfatto, alzi la mano!
Invitiamo tutti i colleghi a partecipare al sondaggio di FLP DIFESA sui contenuti economici del contratto, che è pubblicato sulla parte alta a sinistra della home page.
Si riporta, di seguito, il Notiziario FLP n. 9 del 20.02.2018 che reca la sesta nota della nostra Federazione sui contenuti del CCNL del comparto Funzioni Centrali, firmato in data 12 febbraio da CGIL, CISL,UIL, CONFSAL UNSA e CONFINTESA (che ripubblichiamo su questa stessa pagina), e che nella circostanza è dedicata al controverso art. 35 avente per oggetto le 18 ore annue di permesso “per l’espletamento di visite, terapie, prestazioni specialistiche od esami diagnostici”.
” Uno degli aspetti più controversi – e più contestati dalla FLP – del nuovo contratto del Comparto Funzioni Centrali è quello del diritto alla salute che viene fortemente compromesso dalla limitazione a 18 ore, comprese il viaggio, della possibilità, nella quasi totalità dei casi, di eseguirevisite, terapie, prestazioni specialistiche od esami diagnostici, dando attuazione per via contrattuale alla circolare F.P. n. 2/2014 che proibiva l’istituto della malattia in caso di visite specialistiche ed esami diagnostici in cambio di 3 giorni di permesso, annullata dal TAR su ricorso FLC CGIL.
Conosciamo le spiegazioni, contraddittorie, date in queste settimane dai firmatari del contratto Funzioni Centrali: prima hanno detto che tutto restava come prima, poi hanno iniziato ad ammettere che le regole cambiavano ma se spariva, di fatto, il trattamento malattia, c’erano comunque tre giorni aggiuntivi per visite e diagnostica. Fino ad arrivare alla recente giustificazione, fornita dalla FP CGIL, che i sindacati sono stati quasi costretti a firmare le nuove regole perché o si cambiava per contratto o sarebbe intervenuta la legge unilateralmente.
Poi però è stata firmata, lo scorso 9 febbraio, la preintesa del nuovo contratto del Comparto Istruzione e Ricerca, e abbiamo “scoperto” che le nuove “regole” sulle prestazioni specialistiche sono state introdotte per il personale Amministrativo, Tecnico e Ausiliario (ATA) ma non per i docenti.
Ci chiediamo: è solo un caso che la preintesa del CCNL Istruzione e Ricerca (firmata dalla FLC CGIL) non preveda per i docenti queste “generose” 18 ore, ma mantenga la normativa precedente?
È un caso che questo succeda proprio nel comparto in cui è stata impugnata (dalla FLC CGIL) la Circolare unilaterale della F.P.n. 2/2014? Dobbiamo ritenere che, adesso, i docenti possano essere considerati una categoria “discriminata” rispetto alle altre che invece usufruiranno della munifica novità introdotta dai sindacati per gli altri lavoratori? Come mai, i firmatari del contratto Istruzione e Ricerca rivendicano il merito di non aver cambiato la normativa precedente in materia di permessi retribuiti?
Siamo certi che esisterà una spiegazione o che questa, come capitato nelle scorse settimane, sarà abilmente confezionata ad arte sul momento. In questo caso, non potendo intervenire direttamente come sindacato davanti ai giudici, trattandosi di un diritto soggettivo alla salute e alla vita, la FLP ha deciso di offrire a tutti i lavoratori, iscritti e non iscritti alla FLP – compresi gli iscritti alla FP CGIL – la difesa legale in tutti quei casi nei quali, e ci auguriamo non avvenga mai, un lavoratore avendo terminato le ore disponibili (compresi altri permessi e ferie) venga punito o licenziato per essersi preoccupato della propria salute e della propria vita utilizzando l’istituto della malattia.
Ci auguriamo che nel frattempo anche la FP CGIL (e gli altri sindacati) voglia(no) per iscritto assicurare i lavoratori che eventuali conseguenze che potessero derivare a coloro che si atterranno alle interpretazioni rassicuranti da loro diffuse, saranno integralmente risarciti dai sindacati firmatari del contratto del Comparto Funzioni Centrali e garantiti dal patrimonio di questi ultimi.
La Segreteria Generale FLP “
Le questioni poste dalla nota FLP si intrecciano con i comprensibili interrogativi che si fanno i lavoratori, a cui le sigle firmatarie stanno cercando affannosamente di dare risposte, eludendo il vero tema. E’ successo anche in Difesa (nota UIL DIFESA datata 20 febbraio su art. 35 e incrementi stipendiali netti), su cui diremo nei prossimi giorni la nostra.
Infine, pare che gli arretrati vengano corrisposti con cedolino NOIPA straordinario il 27 p.v., il voto si sta avvicinando, e bisogna correre…….
Notiziario n. 76 del 13 luglio 2018 – E così (ne abbiamo informato i colleghi con il Notiziario n. 74 di ieri), anche il M.D. si è allineato agli orientamenti dell’ARAN sull’applicazione dell’art. 35 del CCNL in materia di “assenze per l’espletamento di visite, terapie, prestazioni specialistiche ed esami diagnostici”. La nostra Amministrazione era stata […]
Notiziario n. 31 del 27 marzo 2018 – Si riporta di seguito il testo del Notiziario FLP n. 17 del 23 u.s. che reca la nota della nostra Federazione in merito a quanto sta avvenendo per nascondere agli occhi dei lavoratori le penalizzazioni del CCNL in materia di tutela della salute e rinviarne la conoscenza […]
Notiziario n. 30 del 26 marzo 2018 – Si riporta di seguito il testo del Notiziario FLP n. 16 del 21 u.s. che reca la nota della nostra Federazione in merito al c.d. “elemento perequativo” di cui all’art. 75 del CCNL 2016-2018 del comparto unzioni Centrali. ” LA FLP ha denunciato, al momento della mancata sottoscrizione, […]
Notiziario n. 28 del 19 marzo 2018 – Siamo a metà circa del percorso che, tra 30 giorni esatti, porterà le lavoratrici e i lavoratori pubblici a esprimere il loro voto per rinnovare le “Rappresentanze Sindacali Unitarie” nei quattro comparti del pubblico impiego. Un appuntamento importante, come ogni qualvolta si dà la parola direttamente ai […]
Notiziario n. 22 del 28 febbraio 2018 – Oramai è evidente a tutti: FLP DIFESA è, in questa fase, al centro delle attenzioni e delle discussioni sindacali, e quotidianamente assistiamo ad una sorta di tiro incrociato che proviene da più parti e da diversi soggetti, e che ha come obiettivo quello di metterci in un […]
NEWS FLP DIFESA del 26 febbraio 2018, h 20.00 – Pubblichiamo di seguito, a beneficio di tutti i colleghi: la tabella predisposta da FLP DIFESA che reca gli importi relativi agli arretrati dal 1 gennaio 2016 al 28 febbraio 2018 e agli incrementi retributivi dal 1 marzo 2018, distinti per per area e fascia retributiva […]
Notiziario n. 20 del 21 febbraio 2018 – Si riporta, di seguito, il Notiziario FLP n. 9 del 20.02.2018 che reca la sesta nota della nostra Federazione sui contenuti del CCNL del comparto Funzioni Centrali, firmato in data 12 febbraio da CGIL, CISL,UIL, CONFSAL UNSA e CONFINTESA (che ripubblichiamo su questa stessa pagina), e che […]