L’Ord. mil. mons. Santo Marcianò dopo una funzione, tra i militari
La riorganizzazione in chiave riduttiva delle FF.AA., in termini di taglio di strutture (- 30% minimo al 2018) e di uomini (150.000 militari e 20.000 civili al 31.12.2024), avviata dalla legge 31.12.2012 n. 244 e attuata attraverso i due DD.LL.gs. nn. 7 e 8/2014 con le ultime correzioni introdotte dal decreto approvato recentemente dal Consiglio dei Ministri e non ancora pubblicato in G.U., dovrebbe essere accompagnata (finalmente) anche dalla riforma dell’Ordinariato Militare in Italia (OMI), con riduzione dei costi a carico dei cittadini. A tal riguardo, è partito qualche mese fa un tavolo di lavoro tra Vaticano/CEI (Conferenza Episcopale Italiana), da una parte, e Governo dall’altra, finalizzato alla riforma dell’“assistenza spirituale”.
L’OMI è una circoscrizione della Chiesa cattolica, assimilata ad una diocesi, che ha giurisdizione sul personale di tutte le FF.AA. (EI, MM, AM, CC, e anche G.d.F.). E’ suddiviso oggi in sedici zone pastorali geografiche ed è guidato da un Vescovo (“Ordinario Militare”) designato dal Papa, nominato con DPR e in possesso del grado di Generale di C.A., incarico questo rivestito oggi da mons. Santo Marciano. L’organigramma dell’OMI prevede anche un Vicario Generale (Generale Divisione, attualmente mons. Angelo Frigerio)e degli Ispettori (Generali Brigata). A livello territoriale, le funzioni di assistenza spirituale sono svolte dai Cappellani Militari Capi (gradi a scalare da Colonnello a Maggiore) e dai Cappellani Militari Addetti (grado di Tenente). Non poteva mancare (della serie: non ci facciamo mai mancare niente..) una scuola di formazione (“Scuola Allievi Cappellani Militari”, con sede a Roma) e anche un’associazione (ASFA) finalizzata a coadiuvare il lavoro dei Cappellani.
Che tutto questo pesi parecchio sulle casse pubbliche, è del tutto ovvio. Secondo SEL, “nel 2013 la cura spirituale dei militari impegnati in missione è costata quasi 17 mln €; questa cifra comprende gli stipendi, le pensioni e il mantenimento degli uffici; solo questi pesano 2 milioni di euro l’anno”. Secondo una stima più recente, le attività afferenti all’OMI costerebbero oggi dai 15 ai 20 mln all’anno.
Di cancellare, o quantomeno fortemente ridurre, questa costosa organizzazione si parlava da un po’ di tempo. I radicali nella scorsa legislatura, e in questa l’on. Giachetti (PD) e l’on. Melilla (SI), ci hanno provato con l’obiettivo di ridurre il numero dei Cappellani (oggi 204 in organico), ma soprattutto di togliere agli stessi i gradi militari che fanno ovviamente lievitare i costi, tra i quali quelli previdenziali (156 oggi i pensionati, e tra questi il Presidente della CEI, card. Angelo Bagnasco, ex Ordinario, che percepisce la pensione di Generale di C.A. ….).
Se questo è il quadro, una marcata cura dimagrante appariva una scelta quanto mai doverosa, anzi l’assurdo è stato che mentre si bloccavano i contratti, si tagliavano le pensioni e il welfare, e si mandavano a casa centinaia di migliaia di lavoratori, i Governi hanno tollerato questa situazione e questi privilegi d’antan.
Il tavolo bilaterale Governo/Vaticano-CEI parrebbe essere ora approdato ad una intesa di massima. Ne ha riferito qualche giorno fa all’Agenzia AGI il Vicario mons. Frigerio: «Il taglio, che dovrebbe riportare entro quota 5/6 milioni di euro le spese totali dell’assistenza spirituale alle FF.AA., sarà reso possibile da una diminuzione di 46 cappellani (dai 204 previsti a 158) e da una davvero rilevante riduzione dei posti dirigenziali, dagli attuali 14 (un Generale di C.A., un Generale di D., 3 Ispettori Generali di B. e 9 Colonnelli) a solo due: l’ordinario militare (Generale C.A.) e il Vicario generale (Generale D.). Gli altri cappellani avranno meno carriera” (sono previsti scatti di grado ogni 10 anni). La riduzione dovrebbe comunque avvenire solo attraverso i collocamenti a riposo e i mancati ripianamenti. Dunque, Cappellani ridotti sì nel numero, dunque, ma con ancora i gradi militari!!!!
Ebbene, se questi sono gli approdi, dobbiamo dire che emerge in tutta evidenza la mancata rinuncia ai gradi militari, su cui gli stessi Vertici dell’OMI si erano impegnati.
Ci chiediamo: ma per fare assistenza spirituale al personale delle FF.AA. è proprio necessario che i preti siano anche militari con tanto di gradi e relativi soldi? Non potrebbero farlo solo come semplici preti? O perché non affidare l’assistenza ai preti/parroci del luogo in cui hanno sede gli EDR della Difesa?
(Giancarlo Pittelli)
Notiziario n. 38 del 14 aprile 2014 –
Il Capo di SMD, amm. Binelli Mantelli
Il Capo di Stato Maggiore Difesa, amm. Binelli Mantelli, ha inviato a tutti i dipendenti militari e civili una e-mail recante delle “precisazioni” in merito ai due decreti legislativi nn. 7 e 8 del 28.01.2014, attuativi delle delega per la riduzione delle Forze Armate. Si tratta di una sintesi, per la verità anche efficace, dei due provvedimenti, ma rispetto a contenuti e percorsi ampiamente noti al personale anche per il risalto dato, via via, dalle Rappresentanze, e che stranamente diventa oggetto di comunicazione solo oggi e cioè a distanza di mesi dalla loro pubblicazione. Come mai tutto questo, ci si chiede? Come mai il Capo SMD decide di scrivere solo oggi ai lavoratori? E’ la domanda che ci viene posta da molti colleghi.
La nostra impressione è che quella e-mail del Capo di SMD sia destinata, di fatto, ai soli militari, e che sia stata mossa da intenti rassicuranti nei loro confronti e comunque tendenti alla ricomposizione della frattura esistente tra SMD e COCER, che si è materializzata lungo il lungo corso del confronto sui contenuti dei due decreti attuativi, e più in particolare nelle ultime battute. Ricordiamo tutti i giudizi sferzanti dei COCER nei confronti dell’ “operazione riduzione” e del suo padre putativo (l’amm. Di Paola); ricordiamo tutti le lacerazioni che si sono prodotte in diverse momenti del confronto; ricordiamo tutti, infine, il gesto clamoroso nei confronti del Ministro Mauro da parte del COCER IF, che ha disertato la riunione del 9.01.2014, per poi incontrare il Ministro (e solo Lui…) in altra sede. Una frattura, quella tra COCER e SMD, tenuta sinora comprensibilmente sottotraccia, ma che alla fine è emersa in superficie. Lo ha reso evidente una interrogazione presentata da un membro della Commissione Difesa della Camera, l’on. D’Arienzo, che “venuto a conoscenza delle dinamiche che hanno contraddistinto recentemente e negativamente il rapporto tra il Consiglio centrale di rappresentanza, il Ministro della difesa e lo Stato Maggiore della Difesa” e, in particolare, “del grave contrasto esistente tra COCER e SMD” che ha prodotto “una palpabile tensione” dovuta al fatto che “lo Stato Maggiore della difesa procede nelle sue attività ritenute avulse da quelle che sono le varie realtà vissute dal personale”, ha chiesto alla Ministra cosa intendesse fare “affinché le legittime aspirazioni del personale siano compiutamente portate a termine positivamente dai propri rappresentanti senza che a questa siano frapposti inutili ostacoli da parte di chiunque”. Come si vede, una frattura forte, che non crediamo sia stata ricomposta attraverso la risposta resa dal Sottosegretario Alfano, anche se prove di riavvicinamento sono in atto (pubblichiamo su questa stessa pagina: il resoconto parlamentare e il comunicato COCER AM sulla riunione dell’11 u.s., che ha visto ribadire la volontarietà dei transiti).
C’è un punto, però, della e-mail del Capo di SMD che appare interessante, ed è quello che, partendo dalla ravvisata necessità di “favorire un migliore ricollocamento nel mondo del lavoro o per il reimpiego nell’A.D. o in altre Amministrazioni sia del personale militare che di quello civile”, preannuncia la costituzione di “un Polo di formazione unico a valenza interforze che avrà origine dalla riorganizzazione delle strutture formative-professionali già esistenti nel Dicastero e arricchite dal contributo di strutture già accreditate quali CEFODIFE”. A tal riguardo, pubblichiamo, sempre su questa stessa pagina, le slide predisposte da SMD che illustrano contenuti e tempistica del progetto legato al costituendo Polo.
Ultima questione: a sentir parlare di riduzioni delle FF.AA., viene in mente (e la mail del Capo di SMD lo mette in evidenza) che il M.D. è stata sinora il solo a fare davvero la spending review (e sarebbe proprio il caso, questo, di farlo presente a Renzi e Cottarelli). Quello che invece il M.D. non ha ancora fatto, a nostro avviso, è agire in profondità per cancellare gli sprechi e i privilegi che da noi ancora esistono in abbondanza. Tra questi, quelli riconducibili ai Cappellani Militari, emersi attraverso un servizio TV (Le Iene) e un articolo (La Stampa) con successiva smentita dell’Ordinariato, che pubblichaimo sempre su questa stessa pagina.
Notiziario n. 66 del 27 maggio 2016 – La riorganizzazione in chiave riduttiva delle FF.AA., in termini di taglio di strutture (- 30% minimo al 2018) e di uomini (150.000 militari e 20.000 civili al 31.12.2024), avviata dalla legge 31.12.2012 n. 244 e attuata attraverso i due DD.LL.gs. nn. 7 e 8/2014 con le ultime […]
Notiziario n. 38 del 14 aprile 2014 – Il Capo di Stato Maggiore Difesa, amm. Binelli Mantelli, ha inviato a tutti i dipendenti militari e civili una e-mail recante delle “precisazioni” in merito ai due decreti legislativi nn. 7 e 8 del 28.01.2014, attuativi delle delega per la riduzione delle Forze Armate. Si tratta di […]