Notiziario FLP DIFESA n. 15 del 25 febbraio 2022 –
Pubblichiamo di seguito il testo integrale del comunicato diffuso in data di ieri dalla Confederazione CSE in merito all’aggressione operata dalle Forze Armate russe nei confronti di un libero e sovrano Paese europeo, l’Ucraina, che porta di fatto – per la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale – la guerra nel continente europeo, a solo poche centinaia di km dal nostro Paese. Un’aggressione in nessun modo giustificabile, frutto del sogno egemonico di Putin che rincorre il sogno di riportare il mondo ai vecchi equilibri della guerra fredda, che occorre ovviamente battere, esprimendo al contempo una fattiva solidarietà e vicinanza al popolo ucraino.
“La Confederazione CSE condanna gli inaccettabili atti di guerra della Russia contro le popolazioni dell’Ucraina che violano il diritto internazionale, l’integrità territoriale di quel Paese e il diritto all’autodeterminazione dei popoli.
Un’aggressione che va subito fermata, per evitare un’escalation dell’azione militare che non solo produrrebbe perdite di vite umane e indicibili sofferenze per le popolazioni interessate, ma avrebbe conseguenze devastanti sulla nostra economia, già duramente colpita dalla pandemia di questi due anni.
E’ necessario che l’Unione Europea adotti con forza ogni iniziativa utile, assumendo direttamente il ruolo negoziale e diplomatico che gli spetta, dal momento che il teatro delle azioni interessa da vicino le nostre popolazioni e i confini dell’Europa.
In questa direzione il nostro Governo, che rappresenta uno dei Paesi fondatori della Comunità europea, non può essere spettatore o subire passivamente gli eventi, ma deve agire con immediatezza nel solco delle nostre tradizioni, della nostra Costituzione e degli ideali di democrazia e di pace che sono alla base del nostro ordinamento.
La Segreteria Generale CSE”
A tal riguardo, dobbiamo anche segnalare che il Presidente Mattarella, stante la gravissima situazione innescata dall’azione armata russa sul territorio ucraino a Nord , a Est e a Sud, ha immediatamente convocato, sempre in data di ieri, il Consiglio Supremo di Difesa, dei cui contenuti e risultanze fa fede il comunicato diffuso dal Quirinale che ha espresso “la più ferma condanna per l’ingiustificabile aggressione militare lanciata dalla Federazione Russa contro l’Ucraina, che rappresenta una grave e inaccettabile violazione del diritto internazionale e una concreta minaccia alla sicurezza e alla stabilità globali”, ha chiesto “ l’immediata cessazione delle ostilità e il ritiro delle forze fuori dai confini internazionalmente riconosciuti dell’Ucraina” e assicurato “il pieno sostegno all’indipendenza e all’integrità territoriale dell’Ucraina, Paese europeo amico e democrazia colpita nella sua sovranità.” e la “massima vicinanza e solidarietà al popolo ucraino e alle sue legittime Istituzioni, alle vittime e alle tante persone che ne soffriranno le conseguenze”, auspicando al contempo azioni concertato da parte dell’Unione Europea e della NATO (in questa stessa pagina, il comunicato diffuso dal Quirinale).
Per concludere, diamo notizia che il Presidente della Repubblica dovrà nominare a breve il nuovo Segretario del Consiglio Supremo Difesa, l’organismo cui spettano le scelte di politica militare del nostro Paese, incarico allo stato vacante dopo le dimissioni del gen. Rinaldo Mosca Moschini. Da informazioni diffuse dai media, pare che il Presidente Mattarella sia orientato, questa volta, a nominare un civile (pare l’on. Francesco Saverio Garofani, gia’ Presidente della Commissione Difesa della Camera). Una scelta indiscutibilmente coraggiosa, che certo provocherà qualche mugugno nei Vertici militari da sempre “titolari” dell’incarico, ma che avverrebbe finalmente nel segno di una concreta civilizzazione, da sempre annunciata ma mai praticata.
Notiziario FLP DIFESA n. 12 del 14 febbraio 2022 –
Pubblichiamo di seguito il testo integrale del notiziario n. 2 di data odierna diffuso dal nostro Sindacato Pensionati CSE-FLP, che riferisce degli sviluppi del negoziato finalmente avviato dal Governo da gennaio u.s. e relativo alle novità da introdurre in materia pensionistica per assicurare la flessibilità in uscita oggi purtroppo inesistente:
“ Come è noto, concluso il triennio sperimentale della c.d. “quota 100” introdotta dal primo Governo Conte e non oltre prorogata in ragione dei costi che la Corte dei Conti ha giudicato molto alti, invece di procedere ad una seria riforma della Fornero per dare soluzione definitiva ai tanti problemi innescati nel tempo da quella legge, e soprattutto di affrontare finalmente in modo strutturale lo spinoso problema relativo alla flessibilità in uscita, il Governo Draghi ha operato in legge di bilancio 2022 il solito intervento tampone per scongiurare il famoso scalone che avrebbe comportato il brusco innalzamento di 5 anni nell’uscita dal mondo del lavoro.
E’ stata così introdotta la c.d. “quota 102”, che consentirà il pensionamento anticipato ai lavoratori che maturano entro il 31.12.2022 64 anni d’età e 38 di contributi. E ulteriori interventi, con la stessa logica tampone, sono intervenuti attraverso la stessa legge di bilancio in ordine:
alla “opzione donna”, che è stata prorogata a tutto il 2022, con conferma degli attuali requisiti (35 anni di contributi e 58 anni d’età per le lavoratrici dipendenti, 59 per le lavoratrici autonome) e del ricalcolo per l’assegno pensionistico su base unicamente contributiva anche per i periodi pre-1996;
all’ APE social, che verrà mantenuta in vita anch’essa per tutto il 2022, con conferma dei requisiti per l’accesso (63 anni di età e 30 anni di contributi per disoccupati, caregiver, lavoratori con handicap pari ad almeno il 74%; sempre 63 anni, ma con 36 anni di contributi, invece, per addetti a mansioni gravose o pesanti mansioni, effettuate per 6 anni negli ultimi 7, o per 7 anni negli ultimi 10), e, in aggiunta, l’allargamento della platea degli addetti a mansioni gravose o pesanti ricomprendendovi nuove categorie di cui alla tabella allegato 3 della Legge di bilancio e la conferma per le lavoratrici della riduzione del requisito contributivo di 12 mesi per ogni figlio.
Dunque, ancora una volta solo interventi tampone da parte del Governo, in assenza di una precisa azione tesa ad affrontare una volta per tutte il problema, e a trovare soluzioni adeguate. Un limite che il Governo ha riconosciuto, proponendosi per il 2022 di agire in modo diverso, e per questo, a partire da gennaio u.s., sono stati avviati dei tavoli tecnici di confronto con le Parti sociali, ai quali sarebbe seguito un primo incontro politico che era stato calendarizzato per il 7 febbraio u.s., ma che poi alla fine è saltato. E la circostanza, visto i precedenti, induce a qualche riflessione.
I tavoli tecnici si sono svolti nel corso del mese di gennaio e hanno riguardato tre aspetti importanti: la pensione dei giovani; la pensione delle donne; la previdenza complementare.
A tal riguardo, l’opinione di CSE FLP Pensionati è nota da tempo: noi siamo a favore di una “pensione di garanzia” per i giovani con impieghi lavorativi precari e discontinui e con basse remunerazioni, prevedendo al contempo meccanismi di valorizzazione contributiva dei periodi di studio e di formazione; per le donne, noi chiediamo la conferma a regime di “opzione donna” con 58 anni d’età e 35 di anzianità contributiva, ma con il calcolo dell’assegno non più su base esclusivamente contributiva, come avviene oggi; infine, in materia di previdenza complementare, noi pensiamo che la stessa debba essere ripensata, in particolare quella destinata ai lavoratori pubblici, prevedendo significativi incentivi, anche di carattere fiscale, ed eliminando il “silenzio-assenso” per la destinazione ad essa di TFR/TFS.
Come si può vedere, di tutto si è parlato nei tavoli tecnici tranne che sulla materia che ha generato sinora i problemi più grossi e che rappresenta la chiave di volta per mettere mani, seriamente e strutturalmente, ad una seria riforma della legge Fornero: la flessibilità in uscita. E la circostanza non è per nulla casuale, in quanto su questo aspetto le differenze con il Governo sono allo stato molto profonde e anche difficilmente conciliabili tra loro.
L’idea del Governo Draghi pare una sola: applicare in tolo la riforma Fornero, concedendo pillole di flessibilità in uscita alla sola condizione che il calcolo del futuro assegno pensionistico avvenga su base esclusivamente contributiva, sul tipo di “opzione donna” e dunque ricomprendendovi anche i periodi di lavoro antecedenti al 1996, che avrebbe come effetto il taglio considerevole della futura pensione, sino addirittura al 30%.
L’opinione di CSE-FLP Pensionati è invece molto diversa: noi pensiamo che, in primo luogo, occorra rendere possibile l’uscita volontaria con 41 anni di contributi o con 62 anni d’età, per tutti, e senza alcuna penalizzazione sul calcolo; in aggiunta, noi chiediamo la riduzione a 30 anni del requisito contributivo per l’APE Sociale dei lavori gravosi, ampliandone ulteriormente la platea. In campo a dire il vero c’è anche la proposta dell’INPS (uscita a 62 anni con un anticipo dell’assegno maturato con la quota contributiva, e successivamente l’assegno pieno al raggiungimento del requisito per la pensione di vecchiaia), sulla quale esprimiamo allo stato alcune perplessità.
A fronte di questa diversità di vedute di partenza sul tema della flessibilità in uscita, che tocca e coinvolge ovviamente tutte le Parti sociali facendone dello stesso il nodo gordianoin ottica riforma Fornero, il Governo ha deciso di annullare l’incontro politico con i Ministri Franco e Orlando già in agenda per il 7 u.s. rinviandolo a data da definire, e ha invece convocato martedì 15 febbraio un tavolo tecnico proprio sul tema della flessibilità in uscita, atteso che sino ad oggi non c’è stato alcun confronto in materia, e la circostanza appare alquanto inverosimile trattandosi appunto del nodo fondamentale sulla strada della riforma della legge Fornero.
Bene, conosceremo così finalmente, da vicino e sperabilmente nel dettaglio, gli orientamenti della parte pubblica in materia di flessibilità in uscita, ben consci che trovare soluzioni condivise su questo tema significa aver fatto un grande passo in avanti sulla strada della riforma.
IL COORDINAMENTO NAZIONALE CSE FLP PENSIONATI”
Come FLP DIFESA, seguiremo da vicino gli sviluppi di questo negoziato attraverso i comunicati del nostro Sindacato dei Pensionati, e ne daremo conto alle tante lavoratrici e ai tanti lavoratori interessati al problema, che nella nostra Amministrazione sono notoriamente tanti.
IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA
Notiziario FLP DIFESA n. 42 del 14 giugno 2021 –
Facendo seguito alle precedenti riunioni (Notiz. n.14 del 25.02.2021 e n.36 del 18.05.2021), si è riaperta oggi, con una bozza di accordo tutta rielaborata, la trattativa sul FRD e sulle progressioni 2021, e con una bozza di accordo integrativo, la contrattazione per l’integrazione della Indennità di Amministrazione, bozze di lavoro pubblicate nei giorni scorsi sul nostro sito le quali, fra l’altro, contengono anche la ripartizione delle risorse aggiuntive provenienti dalla legge di bilancio 2021 legate alla riduzione organica del personale civile a 20.000 unità entro il 31.12.2024 previste dalla Legge 244/2012. Vediamo nel dettaglio le questioni emerse:
Particolari posizioni di lavoro: Nelle bozze presentate dall’AD a febbraio, a maggio, e oggi, è presente un’altalena di proposte di incremento delle diverse voci di Indennità, che, di massima, avrebbero dovuto crescere del 15%; tuttavia tale incremento non ha riguardato in modo equanime tutte le voci: la disagiata è rimasta al palo (e ci pare illogico, alla luce dei dati a seguire); il rischio radiologico, la indennità professionale, il rischio, la bonifica campi minati , il premio disattivazione, i centralinisti non vedenti e la distruzione armi chimiche sono tutte voci incrementate del 15% (scelta assolutamente condivisibile); per la reperibilità si continua ad applicare la disciplina di cui all’art. 20 del CCNL FC del 12.02.2018 (anche questa condivisibile, posto che si tratta di una voce che ha già goduto di incremento nella precedente tornata contrattuale) anche se rileviamo un progressivo aumento negli anni (persino con la pandemia da Covid-19 in corso) delle risorse economiche stanziate per tale istituto, ivi comprese quelle ipotizzate per l’anno 2021; per i turni si ipotizza l’applicazione di nuove maggiorazioni con l’entrata in vigore del presente CCNI (questione di cui abbiamo chiesto conto all’AD, che ha invece confermato l’intendimento di mantenere le preesistenti condizioni contrattuali, recependo quindi la necessità di adeguare il testo in tal senso); per le indennità di Imbarco/Lavorazione/Collaudo è stata presentata una bozza molto articolata e rinnovata, nella quale, per le diverse fattispecie coinvolte, è stata formulata una serie di incrementi particolarmente consistenti, in percentuali di aumento che variano dal 18% al 800%!!! (In merito, l’AD ha precisato che questa proposta è stata elaborata su spinta della Marina, che per risolvere le problematiche connesse con la carenza di personale tecnico e con le mancate assunzioni, prova a risolverle facendo ricorso ai citati aumenti economici per incentivare i cambi di profilo del proprio personale; ovviamente abbiamo contestato questo metodo, che costituisce grave precedente nell’attingere dalle risorse del salario accessorio di tutti per risolvere questioni che hanno di per sé altre fonti di finanziamento!!!).
In merito, abbiamo rilevato come certamente queste variazioni intervenute di recente, sicuramente incidano significativamente sui conteggi complessivi e sulle risorse da destinare a queste voci, ove approvate, e abbiamo chiesto di fornire prospetti aggiornati e analitici sulle ricognizioni già effettuate, e in particolare su quelle del 2020, rappresentando peraltro la necessità di avviare un apposito tavolo tecnico.
A tutto ciò, si aggiunge la necessità per l’AID di effettuare una ricognizione con le articolazioni dipendenti, in base ai nuovi importi prospettati per le singole voci e alla decorrenza temporale di tali aumenti, al fine di quantificarne gli effettivi fabbisogni per l’anno 2021.
Per le Posizioni Organizzative, le tre bozze successivamente presentate dall’AD hanno presentato un’altalena: dall’iniziale proposta di raddoppio degli importi, siamo arrivati all’attuale incremento del 32% circa degli importi (da €.2.380 a 3.123 per la 1^ Categoria; da €. 1.459 a 1.925 per la 2^ Categoria, al lordo degli oneri a carico del datore di lavoro).
Pur comprendendo le aspettative di ciascuna componente sopra citata, che certamente rappresenta la propria insoddisfazione per il trattamento economico da troppi anni assolutamente inadeguato alle nuove stagioni, non possiamo tuttavia non tenere conto delle aspettative che più generalmente riguardano l’intera compagine dei nostri colleghi, legittimando fughe in avanti di parte delle diverse anime. La nostra proposta è dunque di incentivare tutte le fattispecie in percentuale omogenea (con esclusione di quelle che già hanno goduto di analoghi incrementi con le contrattazioni immediatamente precedenti), quale può essere un incremento del 15%, e di destinare la differenza tra gli aumenti da noi proposti e gli aumenti ipotizzati nella bozza, all’incremento della maggiorazione della performance prevista nel contratto per la 1^ Area (quantificata nella ultima bozza in €. 600 al netto degli oneri a carico del datore di lavoro).
Queste le variabili ancora in discussione, che sicuramente possono modificare gli importi residui destinati a Performance Individuale (nell’ultima bozza, la quota individuale è di €. 332,24 al lordo degli oneri a carico del datore di lavoro), e al FUS (€.491,77).
Poco è cambiato per le progressioni, per 10.352 unità, calcolate sul 50% del personale in forza per ciascuna fascia retributiva. In merito, è ancora aperta la possibilità di modificare la voce relativa alla esperienza professionale, mediante il superamento del limite dei 30 anni, che consenta di valorizzare appieno la storia di ciascuno, e in particolare dei più anziani; ciò mediante un abbassamento del punteggio attribuito per ciascun anno di anzianità, fino ad un massimo da legare alla massima anzianità potenzialmente candidabile, su cui l’Amministrazione si è riservata di pronunciarsi.
Per quanto riguarda l’art.29 sulle “Modalità di utilizzo delle risorse destinate alla contrattazione locale”, la FLP DIFESA ha ripresentato la richiesta all’Amministrazione di ripristinare nell’interezza la norma condivisa negli accordi FRD 2019 (art.3, co.3) e FRD 2020 (art.3, co.3) che riconosce il diritto di contrattare in sede locale i criteri per la ripartizione delle risorse del FUS.
Infine l’ipotesi di accordo presentata dall’AD sulla Maggiorazione dellaIndennità di Amministrazione prevede la ridistribuzione dei 30 milioni attribuiti a tal fine dalla legge di bilancio per il 2021, stante il soddisfacimento del vincolo del raggiungimento dei numeri previsti dalla riforma Di Paola mediante il Piano Triennale del Fabbisogno del Personale per il triennio 2021 – 2023, nel rispetto delle proporzioni in essere per l’attuale Indennità di Amministrazione. In realtà qualche dubbio sulla procedura ci sarebbe, posto che questo Istituto sembrerebbe dover essere ricondotto alla Contrattazione Collettiva di Livello ARAN. Tuttavia l’AD prova a promuovere una trattativa integrativa di Settore, tenuto conto della specifica destinazione delle risorse, ed alla luce delle norme contrattuali vigenti, mirando ad ottenere per l’accordo una sanzione positiva della Funzione Pubblica. Pur condividendo l’obbiettivo di velocizzare quanto più possibile l’attribuzione delle risorse ai tutti i dipendenti, non ci può tuttavia sfuggire che l’istituto, come formulato nella legge di bilancio per il 2021, non porta gli stessi benefici a tutte le componenti, andando a minor favore per la componente dei militari transitati. Ma noi la nostra parte l’avevamo fatta a novembre, quando, fra l’altro, avevamo proposto la destinazione di quelle risorse ad uno specifico Fondo Integrativo del trattamento economico accessorio del personale civile della Difesa (vds. ad es. Notiz. n.105 del 1° dic. 2020) destinato a remunerare la peculiare situazione d’impiego del personale civile e al contributo fornito in termini di integrazione delle funzioni di difesa e sicurezza assicurate dal personale delle FF.AA., in analogia con quanto già attuato al Ministero della Salute ove costituisce quota di salario fisso. Su questo non siamo stati ascoltati, e oggi ci sarebbe bisogno di un intervento normativo per sanare questo divario. Vedremo che fare per il futuro.
E’ tutto, vi terremo aggiornati, come sempre.
p. LA SEGRETERIA NAZIONALE FLP DIFESA – Maria Pia BISOGNI e Pasquale BALDARI
Allegato:
Notiziario FLP DIFESA n. 56 dell’ 8 giugno 2020 –
Il Presidente della Commissione Difesa della Camera, on. Gianluca Rizzo
Nel DL 19 maggio 2020, n.34 (c.d. “decreto rilancio”), all’art. 211, è stata prevista la possibilità per il MD di “affidare in uso temporaneo zone, impianti o parti di essi, bacini, strutture, officine, capannoni, costruzioni e magazzini, inclusi nei comprensori militari”, rispetto alla quale abbiamo subito chiesto un incontro al Ministro e l’audizione nelle Commissioni Difesa (Notiziario n. 51 del 26.05.2020).
Ebbene, a seguito di risposta del Presidente Commissione Difesa della Camera (che pubblichiamo in allegato 1 su questa stessa pagina) a fronte della nostra richiesta del 25 maggio u.s. (che pubblichiamo in allegato 2), in data 4 giugno u.s., abbiamo formalizzato le nostre osservazioni e proposte con lettera qui integralmente riportata.
“A seguito della pubblicazione nel S.O. n. 21 alla GU n.128 del 19-5-2020 del DECRETO-LEGGE 19 maggio 2020, n. 34 recante “Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonché’ di politiche sociali connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”, la FLP DIFESA prende atto che le richieste avanzate dalla Difesa in ordine a diverse materie (arruolamenti, sanità militare, ferma volontaria, medici e infermieri militari, missioni internazionali, modifiche L. 244/2012, convenzioni o accordi per l’affidamento temporaneo di zone, strutture e impianti presenti nella Difesa e altre) hanno trovato riscontro nel testo finale del D.L. adottato dal Consiglio dei Ministri.
Tra queste, preoccupa in particolare la scrivente O.S. la norma (art.211, comma 2) che prevede “. fatte salve le prioritarie esigenze operative e manutentive delle Forze armate e al fine di favorire la più ampia valorizzazione delle infrastrutture industriali e logistiche militari, il Ministero della difesa, per il tramite di Difesa servizi S.p.A., ai sensi dell’articolo 535 del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, può stipulare convenzioni ovvero accordi comunque denominati con soggetti pubblici o privati, volti ad affidare in uso temporaneo zone, impianti o parti di essi, bacini, strutture, officine, capannoni, costruzioni e magazzini, inclusi nei comprensori militari.”.
Tale norma pone pesanti interrogativi in merito al futuro degli Stabilimenti e degli insediamenti logistici del M.D., sta creando molta preoccupazione e disagio tra i lavoratori interessati e nelle Rappresentanze sindacali locali e nazionali, queste ultime escluse dal benché minimo confronto su quella scelta, ancorché siano aperti in Difesa da tempo diversi tavoli, tra i quali quello finalizzato alla valorizzazione del personale civile e alla riduzione del gap sulla retribuzione accessoria che pone questo personale all’ultimo posto nelle retribuzioni accessorie del personale delle AA.CC. e quello sul rilancio delle attività industriali della Difesa che ha, tra le priorità, l’adozione di un piano straordinario di assunzioni e l’emanazione di urgenti bandi di concorso anche al fine di consentire un consistente ricambio generazionale, non più rinviabile anche in ragione dei molti pensionamenti.
Per quanto precede, la FLP DIFESA chiede in prima battuta che la norma di cui trattasi venga stralciata dal DL 34 anche allo scopo di avviare utili approfondimenti e confronti che coinvolgano anche le Parti sociali.
In via subordinata, nel caso che l’art. 211 comma 2 venga mantenuto nell’attuale formulazione, si propone che lo stesso venga arricchito con le seguenti integrazioni:
la stipula di convenzioni od accordi per affidamenti temporanei debba avvenire solo a titolo oneroso;
che detti oneri vengano destinati alle necessità e all’efficientamento produttivo dello Stabilimento/Ente interessato;
che l’ipotesi di convenzioni od accordi sia preceduto dalla informazione e dal confronto con le Rappresentanze sindacali locali (“sentite le OO.SS./RSU”) “
Registriamo con piacere che in sede di presentazione degli emendamenti all’art. 211, che pubblichiamo in allegato sul nostro sito, alcuni parlamentari hanno proposto modifiche ed integrazioni nel segno da noi indicato, che pubblichiamo in allegato 3
Sempre sul nostro sito, pubblichiamo il video con l’audizione in data 3 u.s. sui contenuti DL 34 di esponenti del M.D. (in allegato 4)
Al proposito, ricordiamo che sempre in data 4 giugno u.s., si è tenuta la riunione in videoconferenza con il Comando Logistico della Marina Militare per la presentazione del Piano Industriale Integrato 2020-2025 degli Arsenali e CC.TT., durante la quale la FLP DIFESA ha evidenziato, fra l’altro, come tale norma (art. 2 11 DL 34) risulterebbe, a proprio avviso, pericolosa ed in controtendenza rispetto al Piano Industriale illustrato dall’Amm. Serra(Notiziario n. 55 del 6 giugno 2020), tenuto conto che pone pesanti interrogativi in merito al futuro degli Stabilimenti e degli insediamenti logistici del M.D. e che è stata varata su iniziativa della stessa Difesa, non solo senza il benché minimo confronto con le OO.SS nonostante i tavoli tecnici aperti per la valorizzazione del personale civile e la ricerca di soluzioni ad annose criticità (Notiziario n. 92 del 15 ottobre 2019),. ma anche – in base a quanto dichiarato in riunione dal Comandante del COMLOG MM – senza anche una preventiva consultazione dello SMM – che certamente avrebbe verosimilmente consigliato lo stralcio di quella norma e l’introduzione di altre norme tese ad assicurare agli Enti industriali le risorse di cui abbisognano e le assunzioni straordinarie di cui necessitano come il pane.
p. LA SEGRETERIA NAZIONALE – Maria Pia Bisogni e Pasquale Baldari
Ing. Gian Carlo Anselmino, Direttore Generale di AID
La emergenza sanitaria che attanaglia il nostro paese da febbraio è stata caratterizzata dalla necessità di ripensare ad un modello di vita al quale non eravamo assolutamente preparati, ed ha costretto in particolare la nostra Amministrazione ad adottare provvedimenti di riorganizzazione che avessero prioritariamente riguardo alla prevenzione della diffusione della pandemia, e dunque alla tutela della salute dei lavoratori e della collettività.
Pur comprendendo la enorme difficoltà nella quale L’Amministrazione nelle sue diverse articolazioni si è venuta a trovare, come O.S. ci siamo ripetutamente attivati al fine di conoscere, partecipare e condividere le problematiche connesse con i vari aspetti della gestione dell’emergenza, peraltro a pieno titolo, posto che la materia della gestione delle misure in tutela della salute e della sicurezza del lavoratore è, a termini di contratto, oggetto sia di informazione che di contrattazione nazionale (artt. 4 e 7 del CCNL FF.CC.) e locale.
Invece finora la Difesa si è caratterizzata per un silenzio assordante, rimasto tale anche a fronte delle nostre reiterate richieste, come si evince dalla nostra lettera ai vertici dell’A.D. del 20 aprile ultimo scorso di cui al Notiziario FLP Difesa n. 36 del 20 aprile 2020 , nella quale sono riepilogate le questioni più significative e si chiede l’attivazione del tavolo nazionale.
Finalmente, sono arrivati i primi riscontri:
Agenzia Industrie Difesa ci ha risposto con la nota datata 23 aprile, che pubblichiamo in allegato1, e ha preannunciato una riunione con le Parti Sociali in videoconferenza per il 30 aprile prossimo venturo;
PERSOCIV che, con lettera che pubblichiamo in allegato 2, ha convocato una riunione in video conferenza per il 6 maggio p.v. con all’oggetto “la Circolare 2/2020 della Funzione Pubblica e gli assetti organizzativi e profili del lavoro agile”.
Posto che il Governo ha pubblicato oggi il DPCM 26 aprile 2020 con il quale viene dato l’avvio alla cosiddetta “Fase 2”, e che comunque la ripresa non è scevra di pericoli, è di tutta evidenza la necessità di anticipare quanto più possibile l’incontro con la delegazione trattante a Persociv.
Per questo, FLP Difesa ha formulato apposita richiesta con la lettera del 24 aprile, che pubblichiamo in allegato 3, già inviata alla Direzione Generale.
Daremo conto di quanto riscontrato e di quanto emerso nel corso delle riunioni nei prossimi Notiziari.
IL COORDINATORE GENERALE FLP DIFESA – Maria Pia BISOGNI
Riportiamo, di seguito in carattere corsivo colorato, il testo del Notiziario n. 15 del 3 aprile 2020 della nostra Federazione, che commenta la circolare n. 2/2020 della Ministra della Funzione Pubblica, che ripubblichiamo anche su questa pagina in allegato 1, Fabiana Dadone, nella quale si forniscono indicazioni e chiarimenti sulle modalità di gestione del rapporto di lavoro, come modificato dalla massiva introduzione del lavoro agile, rispetto alla quale la Pubblica Amministrazione ha reagito in modo molto disomogeneo, per lo più in balia del diverso grado di allerta dei Dirigenti sul livello locale, rispetto ai rischi determinati dalla pandemia da COVID19 sul personale che si reca sul posto di lavoro, e sulle persone che con questo vengono a contatto.
” Nei giorni scorsi, da ultimo con la nota del 31 marzo 2020, la FLP ha sollecitato la Ministra per la Pubblica Amministrazione Fabiana Dadone ad emanare specifiche direttive indirizzate alle diverse Amministrazioni che, a distanza ormai di tanti giorni dalla proclamazione dello stato di emergenza sanitaria, continuavano a frapporre ostacoli all’attivazione del lavoro agile in forma generalizzata, nonostante le disposizioni emanate dal Governo per il tramite prima dei DPCM e poi con il DL” Cura Italia”. Nella medesima nota sollecitavamo pure l’apertura di uno specifico confronto per definire le ricadute delle nuove modalità di articolazione della prestazione lavorativa in forma agile, ormai non più sperimentale, ma generalizzata, sull’organizzazione del lavoro e soprattutto sul rapporto di lavoro.
Nella giornata di ieri la Ministra per la Pubblica Amministrazione, in esito e a riscontro delle nostre richieste, ha pubblicato una specifica Circolare, la n. 2/2020, in corso di registrazione presso gli Organi di controllo, nella quale fornisce ulteriori chiarimenti in merito al lavoro agile come fattore ordinario di svolgimento della prestazione lavorativa in questa fase emergenziale, alla necessità di ridurre al minimo le attività di presenza anche per le cosiddette attività indifferibili, alla questione dell’utilizzo delle ferie pregresse, alle modalità di fruizione degli istituti dell’esonero dal servizio, ai permessi ex legge 104, ai congedi e ai bonus per i dipendenti pubblici, al riconoscimento per il personale affetto da gravi patologie dell’istituto del ricovero ospedaliero per giustificare le assenze dal servizio fino al 30 di aprile 2020.
Inoltre, con riferimento alle ricadute organizzative e sul rapporto di lavoro, invita le Amministrazioni pubbliche ad attivare da subito momenti di confronto con le Organizzazioni sindacali, anche con riferimento all’attribuzione dei buoni pasto.
Valutiamo, nel complesso, positivamente i chiarimenti intervenuti, che seppure con qualche bizantinismo di troppo e indicazioni talvolta contraddittorie, contribuiscono sostanzialmente e su diversi aspetti, a superare le interpretazioni restrittive e penalizzanti delle Amministrazioni, e forniscono un quadro di indirizzo a cui le stesse non potranno sottrarsi.
Con particolare riferimento alla questione dell’utilizzo delle ferie pregresse, che è uno dei punti centrali della nota da noi indirizzata alla Ministra il 31 marzo 2020, viene chiarito che le stesse sono unicamente quelle maturate nel 2019 e anni precedenti, e che il termine di fruizione è quello rinvenibile nei contratti nazionali di lavoro al 30 giugno 2020.
Viene inoltre chiarito che non è in alcun modo possibile posticipare l’attribuzione del lavoro agile all’utilizzo preventivo delle ferie pregresse, e tantomeno che le stesse possano essere disposte unilateralmente.
Sulla base di queste considerazioni la FLP, per il tramite delle proprie strutture nazionali di Amministrazione e di Ente, ha chiesto a tutte le Amministrazioni di uniformarsi ai contenuti della circolare e di prevedere da subito l’attivazione del confronto sulle ricadute organizzative e quelle sul rapporto di lavoro anche con riferimento all’attribuzione dei buoni pasto.
E’ di tutta evidenza però che queste fattispecie, in particolare quelle relative alle ricadute sul rapporto di lavoro, pur nella necessaria declinazione del confronto di Amministrazione e di Ente, non possono essere lasciate alla discrezionalità dei singoli vertici, dal momento che non sarebbe tollerabile un trattamento diverso tra lavoratori a seconda dell’Amministrazione in cui prestano servizio.
Ecco il perché in data odierna abbiamo risollecitato la Ministra per la Pubblica Amministrazione ad attivare comunque il già richiesto tavolo di confronto per un accordo quadro sul lavoro agile, per la definizione di ulteriori precisazioni sui contenuti della Circolare n. 2 e anche alla necessità di raggiungere un accordo quadro sulle misure da adottare rispetto alla tutela sanitaria e al rispetto delle regole di sicurezza sul lavoro che, ora come non mai, debbono essere garantite in tutti i luoghi di lavoro.
LA SEGRETERIA GENERALE FLP “
FLP Difesa, ha ricevuto numerose segnalazioni pervenute da diversi territori in merito alla pretesa di molti Enti, di far fruire obbligatoriamente ai propri dipendenti, senza esclusione di quelli in lavoro agile, le ferie, in particolare le ferie residue del 2019, entro il termine del 30 aprile 2020; pertanto, anche alla luce dei contenuti della circolare di cui sopra, ha avviato una iniziativa di cui alla lettera al Ministro della Difesa in data 3 aprile 2020, che pubblichiamo su questa stessa pagina ain allegato 2, con la quale si sollecita la nostra Amministrazione a sancire con provvedimento univoco e generale il differimento dal 30 aprile al 30 giugno, e comunque non prima della fine dello stato di emergenza sanitaria, del termine di fruizione delle ferie per ragioni di carattere personale.
Inoltre, con tale lettera si è anche chiesto di avviare con urgenza il confronto con le OO.SS. previsto dalla circolare in materia di “aspetti di tipo organizzativo e profili attinenti al rapporto di lavoro, ivi compresi eventuali riflessi sull’attribuzione del buono pasto”.
Alla vigilia della festa dell’8 marzo, ci è pervenuta dalla collega Maria Pia Bisogni, nostra rappresentante in seno al CUG, la seguente riflessione che proponiamo alle colleghe e ai colleghi.
“Anche quest’anno arriva la ricorrenza della Festa delle donne, e sempre più spesso si sente dire dalle stesse che non credono più al valore di questa giornata. Questo probabilmente non perché siano certe che la parità sia stata raggiunta, quanto piuttosto perché si sono convinte della inutilità della battaglia.
Sta di fatto che i dati forniti dai recenti studi elaborati dal CENSIS e dall’OCSE confermano che il nostro paese restafanalino di coda in Europa nel superare le differenze di genere. Questi sono alcuni degli elementi valutati: in cifre, le italiane lavorano sempre di più, sono pagate meno, e il peso degli impegni familiari è soprattutto sulle loro spalle; la giornata media vede le donne avere: un’ora in meno di tempo libero rispetto agli uomini, quasi 4 ore in più di lavoro familiare, circa 2 ore in meno di occupazione retribuita. E anche se non lavorano , le donne impiegano per gli spostamenti soltanto 17 minuti in meno degli uomini, in auto o su mezzi pubblici, presumibilmente per accompagnare bambini e genitori anziani. Per contro è caduto lo stereotipo che “le donne passano davanti allo specchio più tempo degli uomini”: in una giornata, uomini e donne tra i 25 e i 64 anni dedicano alla cura personale il 46% del loro tempo (la differenza è dello 0,2%, e nelle 11 ore circa è compreso il riposo notturno).
Inoltre il rapporto del CENSIS conferma la differenza tra le retribuzioni: nel privato i salari sono inferiori del 19,6%, e nel pubblico del 3,7% in meno dei colleghi. Proprio per la necessità di conciliare le cure familiari con il lavoro, le donne accettano il part-time più spesso degli uomini, e siamo il 3° paese in Europa, dopo Grecia e Cipro, per donne in part-time involontario (60,3%). Il tasso di disoccupazione femminile in Italia è del 12,6%, contro una media europea del 8,8%, e la percezione delle scarse possibilità di avanzamento nella professione delle donne lavoratrici è segnalata dal 53% delle donne intervistate (e le più sfiduciate in Europa sono le italiane). L’OCSE conferma che: gli uomini italiani siano ancora poco collaborativi nei lavori domestici, e che dedicano ad aiutare la partner soltanto 100 minuti in media al giorno. E siamo avanti solo a Turchia, Portogallo e Messico, paesi che certo non brillano per emancipazione femminile. Ovvio che la crisi, e il limitato welfare italiano riversino sulle spalle delle donne il loro carico. Infatti nel 2016 siamo al penultimo posto in Europa per occupazione femminile tra i 15 e i 64 anni con il 48%; davanti alla sola Grecia, mentre la migliore è sempre la Svezia, con il 74,9%.
Perciò siamo ben lontane dall’aver raggiunto parità e pari opportunità, c’è molto da fare, e nessun altro ha interesse a sostenerci, dunque è necessario riprendersi la consapevolezza della sopravvivenza del gap di genere tuttora esistente. Eppure dal 1991 il numero di donne laureate rispetto agli uomini è sempre stato maggiore, con il picco del 2011 (58,9%). Eppure l’eccellenza, la capacità delle donne nell’impegnarsi su più fronti, la loro visione dei tempi della vita, dovrebbero essere considerate una risorsa strategica rilevante, un fondamentale supporto allo sviluppo delle attività produttive; ciò tanto più se si tiene conto che le attività di cura saranno sempre più necessarie, nella prospettiva di un mondo sempre più anziano.
Sul tema, val la pena di menzionare un film recente, “Hidden figures” (Figure nascoste), che in Italia diventa “Il diritto di contare”: una storia vera che racconta di donne nere, della loro intelligenza, del loro apporto in un mondo maschile come la NASA ai tempi dei primi voli spaziali, il cui contributo è stato essenziale nella corsa americana alla conquista dello spazio: Katherine Johnson, fisica e matematica, Dorothy Vaughan, matematica e manager, Mary Jackson, matematica e ingegnere. Vi si racconta di John Glenn, primo americano a entrare in orbita attorno alla terra per 3 volte, che non fidandosi del nuovissimo calcolatore IBM, chiese che la traiettoria fosse calcolata da quella “ragazza intelligente”, Dorothy.
E perciò riprendiamoci la festa, dobbiamo crederci.
Buon 8 marzo a tutte le donne !!! “
E, anche da parte della nostra O.S., buon 8 marzo a tutte le amiche e colleghe, civili e militari.
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