Luca Frusone, deputato M5S e membro della Commissione Difesa della Camera
Dopo avere votato nei giorni scorsi, sulla “piattaforma Rousseau”, i programmi in materia di energia, Esteri e Lavoro, gli iscritti al Movimento 5 Stelle (M5S) hanno votato ieri il programma sulla Difesa, e la cosa deve interessarci, atteso che il M5S è attualmente al primo posto nelle intensioni di voto degli italiani (29%, mezzo punto in più del PD, nell’ultimo sondaggio di EMG per il TG di LA7 reso noto lunedì 9 u.s.), e che pertanto potrebbe, dopo il voto, andare al governo e magari esprimere pure il Ministro della Difesa.
In funzione di detto voto, sul sito di Beppe Grillo sono stati pubblicati i 5 punti programmatici, rispetto ai quali il M5S ha aperto la consultazione con i propri iscritti e che riguardano i seguenti quesiti:
Tutela militare: bisogna equiparare i diritti dei militari a quelli degli altri lavoratori del settore civile? (e pensare che, da noi, c’è qualcuno che vorrebbe invece “equiparare” i civili ai militari….);
Risorse umane: in che modo valorizzare e ottimizzare le risorse umane interne alla Difesa?;
Patrimonio immobiliare: si deve favorire il recupero delle strutture in via di dismissione del Ministero della Difesa a vantaggio di opere di utilità sociale o lasciare il compito di dismissione al demanio?;
Sistemi d’arma: in ottica revisione modello Difesa, tagliare i sistemi di armamenti prettamente offensivi, vedi F-35, destinando le risorse ad altri strumenti innovativi come la cyber security, o lasciare la programmazione come oggi pianificata?;
Bilancio Trasparente: scegliere gli investimenti economici sulla base di una rigida valutazione costi/benefici o mantenere lo stato attuale senza una valutazione? (quale è la mente che ha partorito questa domanda?).
Questi i 5 quesiti. Ci chiediamo: tutto qui per il programma M5S per la Difesa? Sì, tutto qui, purtroppo. Colpisce molto, e spiace dirlo, che le questioni complesse e complicate del sistema Difesa vengano semplificate in questo modo, con domandine tipo “lascia o raddoppia” mancanti di una preventiva analisi, seria e approfondita, della situazione attuale e delle alternative possibili, concrete e praticabili.
Francamente, c’è da rimanere un po’ sconcertati di fronte a tal genericità, dove, solo per fare tre esempi:
neanche un quesito riguarda il progetto di legge attuativo del Libro Bianco attualmente all’esame del Senato (A.S. 2728) che, se varato, stravolgerebbe l’attuale assetto del MD creando pericolosamente l’”uomo forte” (il Capo di SMD) che porrebbe problemi di ben più larga portata;
neanche un pensiero (e un quesito) viene dedicato al ruolo dei quasi 27.000 lavoratori civili che, se impiegati pienamente, consentirebbero la più efficace delle spending review nel M.D., restituendo in una miriade di casi il personale militare ai ruoli che gli sono propri, quelli appunto di militari, per i quali è anche giusto che percepiscano più soldi, e tanti più soldi di noi, mentre non lo è per nulla, come oggi avviene, in condizioni di pari impiego;
e dove, infine, non si pongono quesiti sulla attuale insostenibilità del bilancio della Difesa, dove oltre il 73% delle risorse si spende per il personale (al 90%, militare) con una conseguente e corposa riduzione delle spese di esercizio, che è fonte di enormi criticità, mentre nella media europea le spese per il personale viaggiano sul 50%.
Il problema della abnorme spesa per il personale era stato posto qualche giorno fa, proprio sul sito di Beppe Grillo, da un giornalista, Toni De Marchi de IL FATTO QUOTIDIANO, che aveva parlato dei militari come di una “delle caste più organizzate” e di una “categoria che mantiene privilegi assurdi, che sfuggono all’opinione pubblica”. Ebbene, successivamente, è stato pubblicato sullo stesso blog un “post scriptum”, ufficiale ma non firmato, che sconfessa pienamente il De Marchi, giudicando “affermazione fuori da ogni logica che i militari siano una casta”, e negando in toto i privilegi dei militari, che sarebbero invece appannaggio “solo degli alti Cti” (sul nostro sito, il link con il sito del M5S con l’articolo e video di De Marchi e il post di precisazione del M5S).
Siamo un po’ delusi: da una forza che si dice nuova e ambisce al governo, ci si aspetterebbe francamente qualcosa di più.
Servirebbe una maggiore conoscenza dei problemi e un maggiore ascolto, anche per evitare questi scivolamenti da vecchia politica.
Nel pomeriggio di martedì 24 u.s., la Ministra della Difesa sen. Roberta Pinotti è stata audita dalle Commissioni Difesa di Camera e Senato, riunite in seduta congiunta sotto la presidenza del sen. N. La Torre. Oggetto dell’audizione, il “Documento programmatico Pluriennale per il trennio 2014-2016” in corso di presentazione, e cioè il testo che illustra le scelte del bilancio annuale in materia di Difesa.
Nella sua relazione introduttiva, la Ministra ha chiarito innanzitutto che il contributo del MD alle manovre di contenimento della spesa pubblica non solo è stato di gran lunga superiore a qualsiasi altro Dicastero, ma avrà un ulteriore seguito con la riduzione di 43.000 unità di personale da qui al 2024. Guardando a quanto già fatto, il contributo del MD è stato immediato e strutturato ed è già operativo. Dal 2008 ad oggi, la Difesa ha visto diminuire le consistenze iniziali del bilancio dei settori investimenti ed esercizio di 1.732,7 mln € (– 27,51% rispetto al 2008). In particolare, la spesa per i consumi intermedi si è ridotta di 1.440,3 mln € (- 63,59%) e “in proiezione, scenderà ancora”, una situazione questa in assoluta controtendenza rispetto agli altri Ministeri dove la spesa predetta è invece cresciuta. Gravi appaiono già ora gli effetti: “oltre ai pesanti sacrifici richiesti al personale, la drastica riduzione nelle risorse per l’addestramento e la manutenzione dei mezzi ha determinato una simmetrica riduzione del grado di approntamento dello strumento militare. Senza un’inversione di tendenza, esiste il rischio di non poter far fronte a impegni militari che non siano stati debitamente programmati”. Da qui l’esigenza di procedere ad un ripensamento delle scelte “attraverso la predisposizione del Libro Bianco la cui funzione è quella di tornare a ragionare sui rischi e le minacce che gravano sull’Italia, sugli interessi da tutelare e sulle scelte da compiere in tema di organizzazione e impiego dello strumento militare”.
Nel corso dell’audizione, la sen. Pinotti ha inoltre illustrato i due più significativi programmi di ammodernamento delle FF.AA. italiane: il programma navale e quello relativo ai caccia F-35. Il primo si protrarrà sino al 2032 con un costo complessivo stimato in 5.800 mln €, prevede il parziale rinnovamento della flotta MM, ela conferma dell’acquisizione della IX e X FREMM (FRegate Europee Multi Funzione). Riguardo agli F-35, la Ministra ha lanciato l’allarme sulle conseguenze della sospensione del programma, che ha confermato sino alla stesura del Libro Bianco. ”Sospensione “doverosa” in considerazione “delle indicazioni emerse in Parlamento”, ma che implica “oneri non trascurabili” e rischia “di causare effetti particolarmente negativi in termini di sostenibilità industriale”. La sen. Pinotti ha aggiunto che, ad oggi, i contratti già operanti riguardano in tutto sei velivoli; ha poi annunciato che “sono già state avviate le operazioni di assemblaggio dei primi velivoli italiani”, e nel 2015-2016ci saràla consegna dei primi tre. La Ministra ha spiegato inoltre come nel sito industriale di Cameri, in provincia di Novara, presso il quale si lavora per le componenti italiane del progetto, si sia giunti a una fase cruciale per il buon esito del progetto e che qualora le attività produttive relative ai lotti successivi non dovessero essere avviate, si potrebbe determinare “un peggioramento sostanziale della competitività dell’intero sito produttivo”.
Queste le considerazioni della Ministra. Comprensibili certamente i gridi di allarme sui tagli del settore esercizio e le amare riflessioni sui contributi del MD alla spending review. Il problema è però come si esce dalle attuali criticità: a nostro avviso, non certo aumentando la spesa per investimenti. C’è un nodo nel bilancio del MD, e riguarda la spesa spropositata (oltre il 70%, in Europea la media è del 50%) per il personale, gran parte della quale (85%) è “mangiata” dal personale militare, in primis i più alti in grado. Come mai Renzi-Madia chiedono sacrifici a tutti, cittadini, istituzioni, lavoratori pubblici, imprese, sindacati etc.etc, ma non riducono neanche una sola delle innumerevoli voci di spesa per il personale militare?
Sarebbe interessante se la Ministra rispondesse a questa semplice domanda che viene dalla società civile.
Il prof Carlo Cottarelli, Commissario alla spending review
In un momento in cui il dibattito politico, anche in chiave di confronto/scontro elettorale in previsione del voto europeo, è tutto concentrato sulla riduzione della spesa pubblica come momento essenziale per liberare risorse da destinare agli investimenti e al rilancio dell’economia, il taglio della spesa della Difesa ne è diventato uno dei motivi conduttori (pensiamo alla discussione sugli F-35). Anche per questo motivo, era particolarmente attesa l’audizione parlamentare del prof. Carlo Cottarelli, Commissario alla revisione della spesa (spending review), nominato in ottobre scorso dal Governo Letta e poi riconfermato dal Governo Renzi, che il 24 aprile u.s. è stato audito dalle Commissioni Difesa di Camera e Senato in seduta congiunta, di fronte alle quali il professore ha affrontato il tema, complesso e controverso, della spesa della Difesa e delle eventuali ipotesi di riduzione a breve/medio termine.
Ma andiamo con ordine, partendo innanzitutto dalla relazione introduttiva del Commissario, che è stata occupata per gran parte dalla illustrazione del metodo usato per lo studio, che è consistito nel raffronto tra le spese 2013 del nostro Ministero e quella dei più importanti Paesi europei (al netto della Gran Bretagna). I fattori presi in esame sono stati: a) le spese della c.d. “funzione Difesa”, calcolata al netto della voce “Arma CC” ma incluso le risorse per le missioni internazionali ( MEF) e quelle che fanno riferimento al MISE (Ministero sviluppo economico), spese che per il 2013 sono state pari a 18,5 mld di euro, incidendo per l’1,5% sul PIL; b) i vincoli cui l’Italia è oggi sottoposta, per comprendere bene cosa ci possiamo realisticamente permettere; c) la spesa primaria, al netto degli interessi sul debito; d) infine, la compatibilizzazione con il nostro PIL, decisamente più basso. Dall’esame di questi fattori e dal raffronto con gli altri Paesi europei, emerge che la spesa per la funzione difesa può essere certamente ridotta.
A parere di Cottarelli, il “benchmark” (test per la valutazione e miglioramento di attività e processi) per il nostro Paese è dello 0,9% sul PIL, e dunque è ipotizzata una riduzione dell’0,2 sulle spese 2013, che equivarrebbe a un taglio di 3–3,5 mld di euro. Più realisticamente, però, il professore ha parlato di un taglio di 2,5 mld di euro al 2016. Precisando, al contempo, che i risparmi legati al riassetto delle FF.AA., di cui ai decreti attuativi della delega ex L. 244/2012, non incideranno sul taglio di spese, atteso che i risparmi ottenuti verranno ridestinati al riequilibrio tra le voci di bilancio (personale, esercizio, investimenti), oggi in forte disequilibrio a fronte di una notevole spesa per il personale (70%).
Ma allora, da dove ottenere i 2,5 mld al 2016 ipotizzati dal Professore? A tal riguardo, Cottarelli parla della prima tranche 2014 di risparmio, i 400 mln previsti dal DL 24.04.2014, n. 66 (si veda il nostro Notiziario n. 43 del 26 apr), ma sul resto ha detto davvero poco. Ha riferito di un “Gruppo di lavoro” non meglio precisato istituito nel MD che starebbe esaminando interventi di efficientamento sulle caserme; ipotizza in via personale possibili tagli nel settore della Giustizia militare; non ha dato elementi su dove e come tagliare la spesa per armamenti (F-35? altri?); infine, a seguito della sollecitazione dell’on. Duranti, ha parlato anche dei tagli ex L.244 di organico civile, giudicandoli importanti (7.500 unità al 2024 non sono effettivamente pochi) e proprio per questo verosimilmente non suscettibili di incremento. Tutto qua….
Ebbene, diciamo subito che le risultanze di questa discussione durata complessivamente solo 1 ora e 10 minuti (il video è accessibile su questa stessa pagina), hanno tradito un po’ le attese. Dal prof. Cottarelli attendevamo dati e ipotesi più dettagliate (cosa, come e in che tempi tagliare, in particolare sul fronte dei tanti sprechi e privilegi che esistono ancora nel M.D.), e così non è stato; dai parlamentari ci aspettavamo interventi più incisivi, e anche in questo caso così non è stato. Se ne dovrà certo riparlare, andando molto più in profondità, e magari questa volta partendo da ipotesi concrete, come quella avanzata dall’ex Capo di SMD, gen. Camporini, che ha proposto l’unificazione dei tre Stati Maggiori.
Notiziario n. 47 dell’11 maggio 2017 – Dopo avere votato nei giorni scorsi, sulla “piattaforma Rousseau”, i programmi in materia di energia, Esteri e Lavoro, gli iscritti al Movimento 5 Stelle (M5S) hanno votato ieri il programma sulla Difesa, e la cosa deve interessarci, atteso che il M5S è attualmente al primo posto nelle intensioni […]
Notiziario n. 70 del 30 giugno 2014 – Nel pomeriggio di martedì 24 u.s., la Ministra della Difesa sen. Roberta Pinotti è stata audita dalle Commissioni Difesa di Camera e Senato, riunite in seduta congiunta sotto la presidenza del sen. N. La Torre. Oggetto dell’audizione, il “Documento programmatico Pluriennale per il trennio 2014-2016” in corso […]
Notiziario n. 45 del 2 maggio 2014 – In un momento in cui il dibattito politico, anche in chiave di confronto/scontro elettorale in previsione del voto europeo, è tutto concentrato sulla riduzione della spesa pubblica come momento essenziale per liberare risorse da destinare agli investimenti e al rilancio dell’economia, il taglio della spesa della Difesa […]