L’on. Paolo Sisto, Presidente della 1^ Commissione della Camera
Riportiamo di seguito il documento di sintesi che la nostra Confederazione CSE ha inviato al Presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera On.le Francesco Paolo Sisto al termine dell’audizione delle Parti sociali sull’Atto Camera 3098 (DDL delega per la riforma della PA) che si è tenuta nella serata del 3 giugno ultimo scorso.
“ Il DDL delega di riforma delle Pubbliche Amministrazioni per il quale siamo auditi è in preoccupante continuità con gli interventi normativi effettuati dal Governo Berlusconi e dal recente Decreto Legge 90/2014, che porta il nome dell’attuale Ministro della Pubblica Amministrazione, convertito nella Legge n. 114/2014.
Volendo riassumere i principi sui quali si basano tutti i provvedimenti citati, è possibile affermare che sono:
L’inespressa ma malcelata idea che lo Stato – inteso non solo come apparato burocratico – sia sempre il problema e mai la soluzione ai problemi del Paese e quindi deve limitare al minimo la propria presenza;
Il costo zero, figlio della concezione appena enunciata, che ha la sua applicazione pratica nell’evitare di investire risorse in un settore considerato improduttivo;
L’intento punitivo nei confronti del personale delle pubbliche amministrazioni già declinato, nei provvedimenti che portano i nomi dei Ministri pro-tempore Brunetta e Madia, con una valutazione del merito che non promuove la crescita e la partecipazione, con la possibilità di demansionare i lavoratori i quali evidentemente non sono considerati portatori di professionalità utili al Paese e nell’istituto della mobilità ad invarianza di stipendio;
L’assoluta subordinazione dell’azione delle pubbliche amministrazioni non solo agli obiettivi programmatici dell’autorità governativa ma al Governo – nazionale o locale – tout court; principio che ha come conseguenza la precarizzazione del rapporto di lavoro della dirigenza, la ripubblicizzazione di tutto ciò che concerne il rapporto di lavoro pubblico, la previsione che in ogni comune debba esserci un dirigente apicale e che questi debba essere di nomina politica, portatore quindi non delle esigenze dei cittadini ma della maggioranza politica ad ogni livello;
L’inutilità della partecipazione dei lavoratori pubblici, in qualunque forma democratica, alla vita delle pubbliche amministrazioni in quanto attori che non portano valore aggiunto ma sarebbero solo titolari di una serie di privilegi, accumulati attraverso istituti contrattuali, che vanno smantellati attraverso interventi legislativi;
Di conseguenza, le parti sociali vanno ridimensionate, da interlocutori del Governo che fanno sintesi della progettualità espressa dai lavoratori nelle forme democratiche e la trasferiscono nei contratti collettivi, a meri organismi consultivi privi di qualunque legittimazione da parte dei datori di lavoro pubblico.
Al contrario, l’idea di Pubblica Amministrazione della CSE, in accordo con i principi costituzionali, è basata sul principio dell’apparato amministrativo-burocratico che produce valore per il Paese anziché frenarlo, assicurando al contempo l’attività di regolazione dell’attività economica prevista dall’articolo 41, secondo e terzo comma, della Costituzione e i livelli minimi di servizio che assicurino il diritto di cittadinanza anche alle fasce più deboli della popolazione.
Se la missione delle pubbliche amministrazioni deve essere quella di promuovere l’innovazione necessaria alla libera attività economica e creare le condizioni per il dispiegarsi del concetto di cittadinanza, non può essere al contempo oggetto di una “furia riformatrice” né piegata a logiche di parte; deve prevedere forme di partecipazione organizzata, non consociative o assembleari, dei lavoratori che devono essere non solo formati ma motivati e coinvolti nell’attività e nel rapporto con i cittadini; una dirigenza fortemente responsabilizzata ma non precarizzata, che promuova la crescita collettiva della struttura burocratica governata, assicuri livelli di accountability, attui piani e programmi fissati dall’autorità di governo – nazionale o locale – senza essere a questa subordinata.
Pertanto la CSE chiede di sostituire alla “furia riformatrice” alla quale si assiste senza sosta da oltre vent’anni, un riordino dei principi di azione basilari ai quali le pubbliche amministrazioni devono attenersi che permetta la responsabilizzazione dei lavoratori pubblici ad ogni livello ma in un quadro di continuità e di tregua normativa che torni a valorizzare la partecipazione dei lavoratori attraverso la contrattazione, il pieno dispiegarsi delle professionalità acquisite, la valorizzazione del merito in un quadro quanto più possibile condiviso che promuova la crescita, il rapporto sempre più osmotico con le varie forme di cittadinanza, organizzate e non.
Più concretamente, la CSE condivide l’esigenza del Governo di assicurare sempre maggiore trasparenza dell’attività amministrativo-burocratico, anche attraverso un uso più consapevole e responsabile delle nuove tecnologie; chiede però che il fulcro della norma sia costituito: dalla individuazione dei livelli di Governo e della presenza dello Stato sul territorio che assicurino gli standard minimi di servizi necessari alla piena attuazione della libertà di impresa ma anche dei diritti di cittadinanza; dal riordino del sistema delle società partecipate; dalla razionalizzazione delle risorse e al contempo dei livelli di investimenti necessari al miglioramento dell’azione amministrativa.
La CSE chiede invece che tutto ciò che si riferisce ai rapporti di lavoro sia oggetto di un puntuale atto di indirizzo del Ministro della Pubblica Amministrazione ai soggetti che curano l’attività di contrattazione per conto del Governo e la conseguente apertura di una stagione contrattuale che, ridando fiato al potere d’acquisto di più di 3 milioni di lavoratori pubblici dopo 6 anni di ingiustificato blocco degli stipendi e delle retribuzioni, promuova e accompagni l’azione di modernizzazione delle pubbliche amministrazioni.
Nel merito dell’articolato del disegno di legge, quindi, la CSE chiede preliminarmente di ridurre gli eccessi e l’indeterminatezza delle numerose deleghe richieste al Parlamento e di seguito propone alcuni emendamenti al testo in discussione alla camera.
Articolo 7 – Organizzazione/Riorganizzazione dell’amministrazione dello Stato
Ribadiamo che ogni processo di riorganizzazione debba comunque salvaguardare i livelli occupazionali e le professionalità del personale interessato da tali processi.
Si propone di inserire la garanzia delle relazioni sindacali previste dai CCNL nei processi di riorganizzazione e di conseguente ricollocazione del personale all’interno del comma 1, lettere a e c, di tale articolo.
Si propone di affidare ai Prefetti solo ed esclusivamente compiti di coordinamento organizzativo quali responsabili di UTS e non quelli legati alla responsabilità della erogazione dei servizi all’utenza che devono rimanere in capo ai dirigenti degli uffici preposti delle singole amministrazioni centrali sul territorio, modificando quanto previsto al comma 1 lettera d, di tale articolo.
Inoltre la riduzione del numero degli UTS non è in alcun modo condivisibile perché ridurrebbe ancora di più la presenza dello Stato sul territorio, i livelli di erogazione di servizi e di presidio.
Articolo 9 – Personale/Dirigenza Pubblica
La previsione dei ruoli unici della dirigenza comporta la necessità di individuare specifiche modalità di equiparazione tabellare.
L’interscambiabilità e la mobilità tra comparti ed amministrazioni diverse può comportare disconoscimento di professionalità e peggioramento di servizi resi all’utenza.
Non è accettabile l’ipotesi di decadenza dalla funzione a seguito di mancato incarico.
Si propone inoltre di prevedere l’inserimento all’interno dell’articolato, di specifici riferimenti al mantenimento della contrattualizzazione del rapporto di lavoro e della contrattazione quale elemento di garanzia nella regolazione dello stesso.
Articolo 10 – Semplificazione delle attività degli enti pubblici di ricerca
Si propone di prevedere un meccanismo che introduca risorse nuove per favorire la ricerca e non che preveda lo sviluppo del settore in ragione della invarianza delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili. Si propone di cassare tale riferimento previsto al comma 1 dell’articolo.
Articolo 11 – Promozione della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro nella amministrazioni pubbliche
Si propone di inserire nell’articolato, ed in particolare al punto 1, uno specifico riferimento alla definizione di tali materie e della loro regolazione, attraverso i CCNL
Articolo 13 – Riordino della disciplina del lavoro alle dipendenze della amministrazioni pubbliche
Si propone l’inserimento, nell’articolato, di un comma che, nel prevedere una specifica delega al riguardo, modifichi gli aspetti penalizzanti della normativa oggi vigente, avvii e consenta il riordino di tali materie attraverso l’emanazione di atti di indirizzo che successivamente possano essere trasformati in specifici CCNQ o CCNL fra Aran e Parti sociali.
Quanto sopra, riprendendo una prima e datata iniziativa in tal senso ed allo scopo primario di definire un rinnovato sistema di relazioni sindacali nel pubblico impiego che superi l’attuale fase di stallo e di blocco dei contratti, per costruire una pubblica amministrazione che metta al centro della riforma, progetti di sviluppo del lavoro pubblico e del proprio personale.
LA SEGRETERIA GENERALE FLP-CSE “
Su questa stessa pagina pubblichiamo anche il testo del disegno di legge sulla c.d. riforma della P.A. votato dal Senato e oggi all’esame della Camera dei Deputati, e il relativo dossier a cura del Servizio Studi del Senato.
Mercoledì 15 marzo u.s., la sen. Roberta Pinotti ha svolto la sua prima audizione da Ministro della Difesa, nella quale ha illustrato le proprie “linee programmatiche” . Su questa stessa pagina, pubblichiamo il testo integrale della relazione.
La Ministra è partita subito dal quadro internazionale, richiamando una per una le operazioni nelle quali sono attualmente impegnate le nostre FF.AA. nei diversi teatri, e le diverse situazioni di crisi. A tal riguardo, ha detto che “è necessario mettere a punto una legge quadro sulle missioni internazionali” e che “dovrà trovare definizione anche la disciplina del trattamento del personale”. Si è poi soffermata sul “tema Europa”, segnalando “il rischio di veder arenato il processo di integrazione dei Paesi membri” e la “gigantesca opportunità offerta dal semestre europeo”, la cui Presidenza dal 1 luglio p.v. tocca all’Italia
E’ passata quindi a parlare del personale dell’A.D., tema che ha inquadrato nel contesto del processo di riduzione discendente dalla delega ex L. 244/2012, e ha precisato che “la spending review non avrà per la Difesa una connotazione esclusivamente quantitativa, ma dovrà segnalare anche un cambiamento di passo in termini di habitus mentale quantitativo”. Poi, si è soffermata sul personale civile.
E qui, dobbiamo dirlo subito, è emersa una novità assoluta, che riteniamo giusto segnalare ai colleghi: mai, a nostra memoria, in sede di illustrazione delle proprie linee programmatiche, un Ministro aveva dedicato così spazio ai lavoratori civili e mai ne aveva parlato nei termini che abbiamo ascoltato dalla sen. Pinotti.
Ne riportiamo i passaggi più significativi: “….La Difesa ha bisogno di personale ancor più qualificato, con standard estremamente elevati sia in termini di competenze settoriali, sia di managerialità complessiva. E mi riferisco, tra gli altri, al personale degli Stabilimenti, degli Arsenali e dei Centri di manutenzione, il cui lavoro è cruciale per garantire l’efficienza dello Strumento Militare in un settore di “eccellenza” nazionale, garantendo che venga assicurato il “travaso” di competenze tra “anziani” e “giovani”, per non disperderne il prezioso bagaglio professionale. …. In primo luogo, dobbiamo superare definitivamente quegli “steccati” che hanno circoscritto tradizionalmente i civili della Difesa a specifici compiti e funzioni, escludendoli da altre riservate di norma al personale militare. Con la ovvia eccezione dei compiti operativi, propri delle FF.AA., questo genere di differenziazione oggi non ha più alcun senso e, anzi, si tramuta in una penalizzazione per la stessa A.D. che, così facendo, rischia di sprecare l’opportunità di valorizzare le eccellenze sicuramente presenti anche tra il personale civile. In secondo luogo, dobbiamo sostenere adeguatamente questa trasformazione, assicurando ai civili una formazione costante e progressiva nell’arco della carriera, tale da consentire di sviluppare e di aggiornare le proprie competenze professionali, in linea con le nuove e più complesse responsabilità che gli stessi potranno assumere. In definitiva, ritengo che la valorizzazione del personale civile sia un obiettivo importante. Auspico che anche le OO.SS. possano contribuire a tal fine, pur nel rispetto dei reciproci ruoli.”. Musica per le nostre orecchie, un programma che condividiamo in pieno e rispetto al quale offriremo il contributo richiesto. Per questo, abbiamo inviato alla Ministra la lettera allegata, chiedendo un incontro.
Nel prosieguo del suo intervento, la Ministra ha poi parlato di altre importanti questioni (dismissione immobili; valorizzazione beni; servitù militari; ruolo della Difesa nello sviluppo economico ed occupazionale dell’Italia, etc.). Sulla partita legata ai sistemi d’arma, la Ministra ha detto che “il governo è pronto a ripensare o a ridurre i grandi progetti avviati“, con ovvio riferimento agli F35, posizione ribadita proprio ieri a SKY TG 24 (vedi sotto allegato 3 e leggi articolo de IL SOLE 24 ORE allegato 4).
Infine, ha confermato la predisposizione di un “libro bianco sulla sicurezza internazionale e la difesa”, utile a “raggiungere la sintesi politica tra le diverse necessità” oggi in campo.
Il seguito dell’audizione della Ministra presso le Commissioni Difesa è fissato per martedì 18 p.v..
Seconda puntata relativa all’audizione del Capo di SMD, amm. Luigi Binelli Mantelli, avvenuta in data 21 u.s. di fronte alle Commissioni Difesa di Camera e Senato in seduta congiunta, che ha chiuso il ciclo di audizioni dei Vertici militari in merito agli schemi dei decreti attuativi della delega per il riassetto delle FF.AA. La prima puntata (Notiziario n. 126 del 23 u.s.) l’abbiamo dedicata alle esternazioni del Capo SMD sulla ravvisata necessità di sottrarre competenze a PERSOMIL e PREVIMIL e di attribuirle alle FF.AA., che dovrebbe costituire il piatto forte del redigendo Regolamento ex art. 15.
In quest’altra parte del suo intervento, il Capo di SMD ha fornito alcuni spunti davvero interessanti. E’ innanzitutto partito dai crescenti squilibri finanziari di bilancio (la spesa per il personale è arrivata a toccare il 71%, quella per l’investimento il 18% e quella per l’esercizio solo l’11%), che rendono necessaria una riqualificazione della spesa per rendere “virtuoso e non virtuale” lo strumento militare. E’ seguito il grido di dolore sul blocco delle retribuzioni del personale militare (le c.d. “promozioni bianche” ) e sulla ingiusta “penalizzazione delle pensioni militari”, affermazioni che ci appaiono francamente contraddittorie a fronte degli squilibri di bilancio prima evidenziati (naturalmente, non una sola parola sul blocco delle retribuzioni civili e sulle nostre regole di accesso alle pensioni, decisamente più penalizzanti).
Dopo aver accennato al “significato taglio della dirigenza militare” previsto dai decreti (-30% Generali/Ammiragli; – 20% Colonnelli/Capitani di vascello) e dei Sottufficiali (-6% ) accompagnato “da uno speculare incremento ponderale della truppa” (+6% ), il Capo di SMD è quindi passato a illustrare le opzioni previste per la gestione delle eccedenze militari (“esenzione dal servizio”; “estensione dell’ARQ”; “transiti“; etc.), e ha difeso a spada tratta le scelte operate nei decreti attuativi, al punto da affermare che ove si toccasse solo una di quelle opzioni, l’intero processo di riassetto ne verrebbe minato nel profondo, affermazione che a noi suona francamente eccessiva e forse anche un pò pretestuosa.
Interessanti e ben calibrate ci sono apparse invece alcune considerazioni in merito all’impiego di personale civile. In primis, il “problema invecchiamento” della forza lavoro civile in conseguenza del mancato turnover (allo stato, 15mila lavoratori hanno un’età compresa tra 46 e 55 anni e ben 9mila tra 56 e 65 anni), con la previsione di raggiungimento di un’età media di 56 anni nel 2020 e addirittura di 59 anni nel 2024. Le criticità connesse a questo stato di cose sono presenti soprattutto negli Enti dell’area industriale che sono in grande sofferenza, e per i quali è necessario prevedere un “piano straordinario di assunzioni”, con un invito esplicito (“datemi una mano”) rivolto dall’Ammiraglio ai parlamentari presenti. Musica per le nostre orecchie, atteso che FLP DIFESA chiede da molti anni di imboccare questa strada, l’unica che può arrestare il declino degli Stabilimenti e consentire la trasmissione dei saperi lavorativi.
Infine, da parte del Capo di SMD, un richiamo, pienamente condivisibile, sulla necessità di reperire risorse aggiuntive da destinare “alla manutenzione delle strutture industriali”, oggi in grande sofferenza
Questi, in estrema sintesi, i passaggi che ci sono apparsi i più significativi dell’intervento dell’amm. Binelli Mantelli, di cui sul nostro sito sono pubblicati sia il testo predisposto per l’audizione che il video con gli interventi dei membri della Commissione e le risposte dell’audito (vedasi a tal riguardo gli allegati al Notiziario n. 126 del 23 novembre 2013).
Chiudiamo, informando che l’audizione del Ministro, prevista per il 3 u.s., è stata annullata e differita ad altra data, e annullato pure il calendario dei lavori di questa settimana delle due Commissioni.
Decisa anche una proroga di 10 giorni per i pareri delle Commissioni Difesa sui decreti: rinvii solo tecnici o bolle dell’altro in pentola (una proroga della delega, per esempio: si legga la risoluzione in allegato) ?
L’audizione, presso le Commissioni Difesa di Camera e Senato in seduta congiunta, del Capo di SMD amm. Luigi Binelli Mantelli, avvenuta in data 21 novembre u.s. e di cui pubblichiamo sul nostro sito sia il testo predisposto che il video con gli interventi dei membri della Commissione e le relative risposte, è apparsa davvero molto interessante in quanto ricca di spunti e anche di alcuni elementi di chiarezza.
Rinviando per le altre questioni a un successivo Notiziario, iniziamo oggi a riferire dell’audizione del Capo di SMD partendo dall’argomento del giorno, su cui (pare) si sia concentrata l’attenzione delle Commissioni Difesa, e che anche per questo è stato uno dei punti al centro del confronto con il Ca. SMD.
Ci riferiamo alla ripartizione delle competenze tra SEGREDIFESA e STAMADIFESA, e dunque tra area tecnico-amministrativa e area tecnico-operativa, che l’art. 15 del Codice dell’Ordinamento Militare (COM), novellato dal decreto attuativo c.d. “ordinamentale”, affida ad un redigendo e successivo Regolamento. FLP DIFESA ha denunciato sin da subito il tentativo, portato avanti attraverso i decreti delegati, di depotenziare il ruolo di SGD e dell’area del Segretariato a tutto vantaggio di SMD, e lo ha fatto all’interno del proprio documento datato 15 luglio 2013 (allegato al Notiziario n. 82 di pari data) che abbiamo consegnato all’attenzione del Ministro in previsione degli allora imminenti tavoli di confronto sui due provvedimenti. Ne riportiamo di seguito il passaggio contenuto a fine pagina 6, che così recita testualmente:“le modifiche (dell’art 15) depotenziano, a nostro avviso, il ruolo di SGD, e, in abbinata ad altre modifiche previste (art. 41, comma 1, let c), riducono significativamente il ruolo del Segretario generale nei confronti del Capo di SMD, la cui posizione, viceversa, viene fortemente potenziata” . Sull’argomento siamo intervenuti più volte in sede di confronto con l’Amministrazione, ma ottenendo il più spesso risposte liquidatorie e negatrici della realtà; e identiche risposte sono venute anche da parte del Segretario Generale, gen. E. Stefanini, nel corso della sua recente audizione (si veda il Notiziario n. 124 del 18 u.s.), che ha presentato una situazione del tutto in linea con il passato e senza alcuna novità.
Dobbiamo dare atto all’amm. Binelli Mantelli di aver fatto chiarezza sull’argomento, andando al sodo del problema e alla sostanza vera delle intenzioni. Nel suo intervento, e successivamente in risposta all’on. Callipari che lo ha interrogato al riguardo, il Capo di SMD ha detto quasi testualmente così: “Serve una diversa ripartizione di compiti tra SMD e SGD. Serve una soluzione che attualizzi le competenze delle FF.AA. su aspetti interconnessi, e difficilmente separabili tra di loro, come il reclutamento, l’addestramento, la disciplina, lo stato giuridico, la formazione, le operazioni, le dinamiche salariali e la previdenza, e per questo serve conferire ai Capi di S.M. di Forza Armata le competenze di cui sopra. La parte innovativa del presente riassetto, il suo punto chiave, è dunque la <<governance>> del personale, che va gestita dalle FF.AA. e posta alle dirette competenze dei Capi di S.M., eliminando l’accentramento che c’è stato sinora su SGD e l’approccio burocratico che l’ha caratterizzata in questi anni” (vds. video).
Non servono commenti al riguardo, il progetto è ben chiaro e oramai in fase di ultimazione dopo le proposte del “Gruppo di progetto”. Lo hanno ben compreso i lavoratori di PERSOMIL e PREVIMIL, che ne hanno denunciato le finalità e le ricadute negative nel corso della assemblea del 31 ottobre u.s. (vds. Notiziario n. 118) promossa dalle RSU e che ha visto la presenza delle OO.SS. . Quell’assemblea ha approvato, con il voto unanime dei lavoratori, l’indizione di una manifestazione cittadina di protesta in via XX settembre, che è prevista per il 28 p.v.La nostra O.S., fedele all’impegno assunto, ci sarà, perché va lanciato un segnale forte e va fatto subito. Il Regolamento, infatti, è oramai alle porte!
Nel quadro delle audizioni disposte dalle Commissioni Difesa di Camera e Senato ai fini di una ricognizione, in avvio di legislatura, delle problematiche relative alla Difesa, dopo le audizioni del Ministro, del Capo di SMD e del Capo di SME, nella giornata di mercoledì 19 u.s. è stata la volta del Capo di Stato Maggiore Marina, amm. G. De Giorgi, che ha svolto un’ interessante relazione, della quale però non è ancora disponibile il resoconto stenografico. Pur tuttavia, proviamo a fornire ai colleghi una sintesi delle linee programmatiche esposte dall’Ammiraglio, attingendo dal documento reperito sul sito della Marina, che pubblichiamo in questa pagina come allegato.
Dopo aver ricordato i numeri di cui dispone la F.A. (al 31.03.2013: 30.923 militari e 2.981 civili) e la sua articolazione che si sviluppa principalmente sui tre poli di Taranto, La Spezia e Augusta, il Capo di SMM ha accennato alla “radicale ristrutturazione in corso, che è destinata a concludersi entro l’inizio del 2014” con la nuova configurazione relativa alle aree operativa, logistica e formativa, e di cui alla Direttiva del precedente Capo di SMM datata 31.12.2012 e alle successive riunioni tecniche cha abbiamo avuto con SMM-1° Reparto. E’ poi seguita l’elencazione delle “criticità” che riguardano il personale: molto dettagliate quelle che toccano i militari (“insufficienza delle retribuzioni”; “collocazione sotto la soglia di povertà del personale divorziato”; etc.), molto più stringata, invece, la parte relativa al personale civile, ma con una importante affermazione circa “il mancato riconoscimento della specificità del loro ruolo, che è complementare a quello del personale militare ed è fondamentale per l’efficienza complessiva della Marina”.
A seguire, l’esame della situazione degli Arsenali “che impiegano complessivamente 2.500 addetti, di cui 1.434 a Taranto, 796 a La Spezia e 270 ad Augusta”. Diverse le criticità evidenziate dall’amm. De Giorgi: mancato riconoscimento delle specificità professionali delle maestranze; pensionamenti senza sostituzioni per il blocco del turn over; carenza di operai specializzati; invecchiamento della forza lavoro e, infine, obsolescenza delle infrastrutture e del naviglio di supporto. Cosa fare allora rispetto a questa gravissima situazione? La ricetta indicata è precisa: sbloccare il turn over per assicurare il ringiovanimento delle maestranze e la trasmissione delle conoscenze; rivitalizzare la formazione “riaprendo le scuole allievi operai” e reperendo “ulteriori risorse per l’attività formativa”; rinnovare il naviglio di supporto portuale; infine, portare a compimento il c.d. “piano Brin” e accelerare i processi di adeguamento infrastrutturale.
Successivamente, dopo aver illustrato i compiti della Marina, ricordato le diverse missioni che hanno coinvolto la F.A. negli ultimi 35 anni e delineato lo scenario internazionale, l’amm. De Giorgi si è soffermato sulle forti criticità della nostra flotta, che negli ultimi dieci anni ha già perso 20 unità (sostituite da sole 10) e che da qui al 2025, in assenza di “interventi correttivi”, ridurrà la propria consistenza “dalle attuali 60 a sole 22 unità”. Il grafico di pg. 16 del documento che pubblichiamo sul nostro sito dà visivamente l’immagine della perdita di consistenza della nostra flotta nell’arco temporale dal 1970 al 2020. Da qui la sintetica, amara conclusione finale dell’amm. De Giorgi: “entro il prossimo decennio la Marina perderà la capacità di operare nella maggioranza delle missioni e di assolvere i compiti d’istituto”. Occorrerebbe dunque invertire la tendenza, e per farlo propone di “investire in navi”, cosa questa che non solo eviterebbe la scomparsa della flotta, ma potrebbe apportare “notevoli vantaggi per il Paese” (più lavoro e un saldo positivo di quasi 2 mld per i conti pubblici). E, a tal riguardo, il Capo di SMM indica anche dove reperire le risorse necessarie per finanziare il rilancio della cantieristica militare e avviare un piano di costruzioni navali. Dunque, un grido di allarme molto forte quello dell’Ammiraglio, che ci auguriamo venga ascoltato.
Notiziario n. 61 del 15 giugno 2015 – Riportiamo di seguito il documento di sintesi che la nostra Confederazione CSE ha inviato al Presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera On.le Francesco Paolo Sisto al termine dell’audizione delle Parti sociali sull’Atto Camera 3098 (DDL delega per la riforma della PA) che si è tenuta nella […]
Notiziario n. 25 del 17 marzo 2014 – Mercoledì 15 marzo u.s., la sen. Roberta Pinotti ha svolto la sua prima audizione da Ministro della Difesa, nella quale ha illustrato le proprie “linee programmatiche” . Su questa stessa pagina, pubblichiamo il testo integrale della relazione. La Ministra è partita subito dal quadro internazionale, richiamando una […]
Notiziario n. 129 del 5 dicembre 2013 – Seconda puntata relativa all’audizione del Capo di SMD, amm. Luigi Binelli Mantelli, avvenuta in data 21 u.s. di fronte alle Commissioni Difesa di Camera e Senato in seduta congiunta, che ha chiuso il ciclo di audizioni dei Vertici militari in merito agli schemi dei decreti attuativi della […]
Notiziario n. 126 del 23 novembre 2013 – L’audizione, presso le Commissioni Difesa di Camera e Senato in seduta congiunta, del Capo di SMD amm. Luigi Binelli Mantelli, avvenuta in data 21 novembre u.s. e di cui pubblichiamo sul nostro sito sia il testo predisposto che il video con gli interventi dei membri della Commissione […]
Notiziario n. 74 del 27 giugno 2013 – Nel quadro delle audizioni disposte dalle Commissioni Difesa di Camera e Senato ai fini di una ricognizione, in avvio di legislatura, delle problematiche relative alla Difesa, dopo le audizioni del Ministro, del Capo di SMD e del Capo di SME, nella giornata di mercoledì 19 u.s. è […]