L’intervento in Commissione Difesa del Coordinatore Generale FLP DIFESA
Prosegue in Commissione Difesa del Senato il ciclo di audizioni sulle problematiche degli Enti industriali delle Difesa (Poli dell’Esercito e Arsenali della Marina).
Dopo quelle del SGD/DNA, del D.G. AID, del Cte Logistico M.M Amm. E. Serra (vds. Notiziario n. 60 del 4 luglio) e del Cte Logistico Esercito, gen. P.F. Figliuolo (vds Notiziario n. 64 dell’11 luglio), è stata oggi la volta delle OO.SS. della Difesa (convocate solo CGIL-CISL-UIL, FLP DIFESA e UNSA), di cui pubblichiamo sul ns. sito il video.
La situazione molto critica dell’area industriale della Difesa si sta finalmente imponendo come questione politicamente rilevante, e va dato atto alla IV Commissione e alla Presidente Tesei (e la nostra O.S. lo ha fatto nel suo intervento) dell’attenzione che stanno rivolgendo a un tema che ha una valenza strategica per il sistema di sicurezza e difesa, e più in generale per l’intero sistema-paese.
FLP DIFESA ha predisposto per l’occasione, illustrato nel suo intervento in audizione, e alla fine consegnato alla Presidente Tesei, il documento che pubblichiamo come allegato su questa stessa pagina e che reca la nostra analisi sulle problematiche attuali degli Enti e offre alcune proposte di carattere operativo volte a risolverne le attuali e pesanti sofferenze e criticità.
Sofferenze e criticità messe a nudo dagli stessi Comandanti Logistici precedentemente auditi, che hanno lanciato un forte grido di allarme sulle prospettive future degli Stabilimenti in assenza dei necessari interventi urgenti (l’Amm. Serra: ”Il 2025 costituirà pertanto, per Arsenali di Taranto e La Spezia, un punto di non ritorno; il gen. Figliuolo: a fine 2024 si registrerà il “crollo delle capacità” e l’esito finale sarà quello della “paralisi totale”), conpesantissime ricadute in termini economico-sociali in tutte quelle realtà (Taranto, Spezia, Piacenza, Terni, etc.) dove gli Stabilimenti rappresentano l’elemento su cui gira la vita economica di quei territori
Ma come si è arrivati a questa preoccupante situazione?
Nel nostro documento diciamo chiaramente che, all’origine dei problemi, vi è la pesantissima carenza di professionalità civili, in particolare tecniche, che nel corso degli anni si è via via consolidata in ragione del combinato disposto di due fattori:
le limitazioni assunzionali imposte dai blocchi del turnover che si sono ripetuti in tutti questi anni e che, dal 2014 a oggi, hanno limitato a sole 120 circa le assunzioni civili nel Ministero Difesa a fronte delle 2.500 circa cessazioni dal servizio;
le limitazioni assunzionali indirettamente dovute alle previsioni della legge 244/2012 (riduzione a 20.000 degli organici civili al 31.12.2024), che ovviamente confortano i “no” di FP e MEF ad ogni piano assunzionale straordinario. Una legge, la 244/2012, di cui oggi sono ampiamente visibili gli effetti nefasti e che tutti chiedono di cambiare, dopo che a suo tempo fu di fatto solo la nostra O.S. ad assumere posizioni di contrasto.
Come si esce allora da questa situazione?
Il documento che abbiamo predisposto mette in fila alcune nostre proposte e riflessioni:
un deciso intervento correttivo sulla legge 244, che alzi i numeri delle posizioni civili al 2024;
l’approvazione del piano straordinario di assunzioni per n. 1.427 unità proposto alla F.P. da PERSOCIV a settembre 2018;
l’avvio di un piano straordinario di formazione e il varo legislativo della norma istitutiva dei “Centri di formazione”;
la reinternalizzazione delle attività di medio e alto profilo tecnologico, con evidenti benefici in termini di contenimento della spesa;
la conferma del ruolo pubblico degli Enti e del loro personale, abbandonando ogni suggestione privatistica;
un piano di investimenti, già a partire dalla prossima legge di bilancio, in nuovi impianti e in ammodernamenti infrastrutturali.
E, infine, alcune riflessioni a voce alta (sull’impiego del personale, sul gap retributivo del personale impiegato, e anche sulle relazioni sindacali), che invitiamo a leggere.
Seguiremo da vicino gli sviluppi dei lavori della Commissione – i cui membri potrebbero decidere, anche individualmente, di operare dei sopralluoghi in loco – e ne daremo come sempre conto ai colleghi.
La Commissione Difesa del Senato si sta occupando, in questi giorni, dell’ “affare assegnato n. 257”, che riguarda “lo stato e le funzioni degli enti dell’area industriale della difesa” e, a tal proposito, ha programmato un ciclo di audizioni. Sono già stati auditi il S.G./DNA e poi il D.G. AID, che gestisce nove degli originari 36 Enti industriali (su questa stessa pagina, rispettivamente in allegato 3 e 4, i video delle due audizioni); poi, ieri, è stato audito il Comandante Logistico della Marina, amm. E. Serra, che ha relazionato sui tre Arsenali della F.A. ( resoconto in allegato 1 e video in allegato 2 sempre su questa stessa pagina).
Dopo avere fornito elementi informativi sulla struttura ordinamentale logistica della Marina e sulla mission affidata ai tre Arsenali, e dopo aver riferito dei “ridimensionamenti e trasformazioni degli arsenali con una progressiva riduzione del personale addetto, un crescente incremento delle attività manutentive svolte in “outsourcing” e una diffusa carenza di risorse per il mantenimento in efficienza delle infrastrutture e l’aggiornamento degli impianti”, il Comandante Logistico si è quindi soffermato sull’attuale modello organizzativo “che ricalca essenzialmente una struttura di tipo cantieristico fondata su infrastrutture ed impianti quali assetti pregiati per la conduzione delle attività manutentive navali … e risorse umane specializzate, in primis personale civile “ad elevato profilo tecnico, deputata allo svolgimento delle attività manutentive dirette”.
Ha poi illustrato “il concetto di approccio logistico integrato nel settore della manutenzione navale”, che si traduce in “attività manutentive di primo e di secondo livello, affidate agli equipaggi di bordo con l’eventuale supporto dei servizi di efficienza delle basi navali. Le manutenzioni di terzo livello sono invece affidate alle avanzate competenze tecniche delle maestranze degli Arsenali, mentre quelle di quarto livello sono eseguite dall’industria privata”, affermando che “l’internalizzazione delle attività a medio contenuto tecnologico comporta pertanto benefici” mentre non appare efficace, a suo giudizio, “la re-internalizzazione delle attività a basso contenuto tecnologico”.
L’oratore ha poi fornito dati sulle “attività produttive recenti dei tre Arsenali”, rilevando “un valore percentuale di attività eseguite con risorse interne pari a circa al 15 % per gli Arsenali di La Spezia e Taranto e pari a circa al 23 % per Augusta rispetto all’esigenza manutentiva complessiva”. L’amm. Serra si è quindi soffermato sulle “principali criticità che affliggono oggi gli arsenali, essenzialmente riconducibili alla contrazione degli organici del personale civile (in particolare “figure tecniche” direttamente connesse alle manutenzioni navali”) a causa del così detto blocco del turn-over, e dalla mancanza di adeguati investimenti in impianti ed infrastrutture.”, che hanno determinato “la modesta produttività ed efficienza degli stabilimenti”. Ha successivamente richiamato le ricadute negative determinate dall’applicazione delle Legge 244/2012, e fornito dati estremamente preoccupanti sui suoi effetti: “le stime al 2024 prevedono una contrazione di personale pari a circa il 59 per cento su Taranto, a circa il 51 per cento su La Spezia, a circa il 47 per cento su Augusta, al netto del personale ex militare transitato nei ruoli civili e di coloro che hanno già presentato domanda di uscita anticipata in virtù della cosiddetta “quota 100“. Pervenendo infine a questa amara e drammatica considerazione: ”Il 2025 costituirà pertanto, per Arsenali di Taranto e La Spezia, un punto di non ritorno in cui la marcata riduzione del personale civile determinerà di fatto il collasso dell’attuale modello organizzativo”.
Cosa fare allora? Ad avviso del relatore, occorre “ un piano industriale di forza armata che, valorizzando le specificità dei singoli stabilimenti, sia orientato ad acquisire quelle capacità in termini di impianti, infrastrutture e formazione del personale, in grado di assicurare il necessario supporto manutentivo… mediante il ripianamento delle tabelle organiche ordinative previste … unitamente alla finalizzazione degli interventi di adeguamento e ammodernamento delle infrastrutture e degli impianti conseguenti al completamento del “Piano Brin”. Una terapia che riteniamo condivisibile, e per la quale occorrerà spendersi in tutte le sedi, e noi lo faremo.
C’è però, a nostro avviso, qualche elemento di novità. Sono anni che le OO.SS. della Difesa lanciano grida di allarme sul decadimento degli Enti industriali, quasi sempre nel disinteresse generale. Da qualche mese assistiamo però a fatti nuovi: le 294 assunzioni straordinarie nel triennio, certo poca cosa ma comunque un segnale; poi le 235 assunzioni ordinarie 2019 ex DPCM 20.06.2019 (si veda il precedente Notiziario n. 59 del 1.07.2019), il 60% delle quali destinato all’area industriale; ed ora anche l’attenzione del Parlamento. Occorre allora tenere alto il profilo, e anche per questo abbiamo inviato alla Presidente della predetta Commissione la richiesta di essere auditi come O.S. sulle problematiche degli Enti industriali del Ministero Difesa, che pubblichiamo in allegato 5 su questa stessa pagina.
Nei prossimi giorni, scriveremo al nuovo Capo di SMM e gli chiederemo, analogamente a quanto avverrà nella giornata di oggi per i Poli dell’Esercito e peraltro a seguito di nostra specifica richiesta, di avere un incontro con il Cte Logistico della Marina per un punto di situazione sugli Arsenali a quasi quattro anni di distanza dai decreti di struttura emanati in ragione del riordino in attuazione del D. Lgs. 8/2014.
L’ammiraglio Valter Girardelli, Capo di Stato Maggiore della Marina
Continuano, presso le Commissioni Difesa riunite congiuntamente, le audizioni dei Vertici della Difesa, che si iscrivono nel contesto della “ricognizione” disposta dalle stesse Commissioni in avvio del loro mandato. E così, dopo l’audizione della Ministra Trenta (Notiziario n. 86 del 9 u.s.), sono venute quelle del Capo SMD gen. Graziano (Notiziario n. 89 del 20 .08.2018) e del Capo SMA gen. Veciarelli (Notiziario n. 100 del 13.09.2018; e, quindi, del Capo SMM, amm. V. Girardelli, avvenuta il 12 settembre u.s., e della quale ora riferiremo.
Diciamo subito che l’intervento introduttivo del Capo di SMM (su questa stessa pagina ne pubblichiamo il video integrale) è stato estremamente pulito e preciso e ha offerto una panoramica a 360° di Marina Militare. e dei suoi problemi, indicando le sue linee programmatiche e dedicando spazio, caso infrequente in A.D., anche ai lavoratori civili.
Ha innanzitutto ricordato come l’economia italiana dipenda dal mare, essendo basata sulla trasformazione; ha fornito i dati di import/export per via mare e quelli relativi ai prodotti petroliferi (per il mare passano l’80% di petrolio e il 42% di gas importati), ha ricordato che i nostri porti intercettano il 30% del transito nel mediterraneo. Ha poi delineato le attività di M.M. che si articolano in quattro “domini”: la difesa nazionale e marittima; il supporto al sistema paese; la cooperazione internazionale e lo sviluppo del potere capacitivo anche in ottica interforze.
Ha quindi indicato le operazioni in corso della M.M.: quelle militari (operazioni “Mare sicuro”; “Sophia”; etc.); quelle “concorsuali” (nei campi: idroceanografico, segnalamenti e fari, antinquinamento, bonifica, monitoraggio vulcani, medicina iperbarica, etc.); e, infine , quelle afferenti alla “cooperazione internazionale” (abbiamo rapporti con 25 Marine e sono attivi 33 piani di cooperazione).
Per tutte queste attività, la nostra M.M mette in campo oggi n. 58 unità navali di prima linea a fronte delle 64 previste, che però si ridurranno solo a 30 tra 15 anni, e dunque in numero fortemente ridotto. Fortunatamente, è intervenuta la legge finanziaria 2014 che ha stanziato risorse importanti per la costruzione di unità navali di nuova generazione (n. 9 operative già da questo anno), che prenderanno il posto di quelle già andate o che andranno in disarmo (2018, nave Anteo). Servirebbe comunque un maggior efficientamento dello strumento navale, con acquisti di altre unità, in primis sul fronte della attività subacquee e di aviazione.
L’amm. Girardelli ha poi affrontato l’importantissimo tema del parco infrastrutturale della F.A. Ha ricordato che l’età media delle infrastrutture è molto alta, che il deficit manutentivo in essere riduce al 51% la loro efficienza, che occorrerebbe pertanto procedere ad un forte ammodernamento per il quale servirebbero circa 70 mln annui, mentre la F.A. ne dispone solo di 13 all’interno del bilancio 2018 del M.D.
Ha segnalato le criticità infrastrutturali degli Arsenali, che si intrecciano con quelle legate alla vetustà dei “macchinari” e alle carenze di professionalità civili, frutto delle riduzioni operate dalla Legge 244/2012 e dei ripetuti blocchi del turnover, che hanno aperto un buco sotto il profilo della trasmissione dei saperi.
Quindi, il richiamo alle problematiche del personale, definito “il grande capitale della Marina”. Il personale militare è oggi pari a 29.000 unità (34.000 previsti), che dovranno diventare 26.800 al 1.1.2025. Una previsione del tutto insufficiente, che renderebbe problematica la tenuta in efficienza dello strumento militare, per il quale servirebbero minimo 30.000 unità. Un appello indiretto a modificare la legge 244/2012, sembrerebbe.
In questo contesto si iscrive anche la situazione critica del personale civile: 9.400 unità in organico, ma molti di meno in termini di effettivi in particolare nei ruoli tecnici, anch’esse comunque in riduzione da qui al 2024, che hanno “un ruolo fondamentale nelle attività manutentive presso i tre Arsenali” e un ruolo altrettanto importante nelle attività di studio dei Centri Tecnici, in quelle del settore cartografico e in quelle del munizionamento.
Le competenze maturate dal personale civile, “uniche nel settore navale”, ne fanno “un patrimonio che risulta fondamentale preservare e non disperdere”.
Grazie Ammiraglio, ma per preservarlo servirebbe il “piano straordinario di assunzioni” che chiediamo da anni.
Tra i provvedimenti di riordino in chiave riduttiva discendenti dai Decreti Legislativi nn. 7 e 8 del 28 gennaio 2014, attuativi della L. 244/2012, una posizione di primissimo rilievo è certamente occupata dalle riorganizzazione degli Stabilimenti industriali del MD, Poli Esercito e Arsenali MM in primis, una volta autentico vanto dell’A.D. e oggi, a causa delle scelte miopi e suicide operate in passato, in grandissima sofferenza e con crescenti criticità in ragione soprattutto della limitatezza delle risorse e del turnover. Fu anche per questo motivo che, in sede di confronto con A.D. sugli schemi dei decreti attuativi (luglio 2013), le OO.SS. posero in particolare l’accento sul riordino degli Stabilimenti industriali, e non a caso la norma che ne derivò (art. 2259-sexies COM, come introdotta dal D.Lgs n. 8/2014), fortemente voluta dalle Parti sociali, era sostanzialmente incentrata su due operazioni: “internalizzazioni” e “civilizzazione”.
Oggi, a distanza di oltre due anni da quel confronto, possiamo dire che il riordino degli Stabilimenti industriali del MD, sicuramente i più in vista sotto il profilo della presenza civile, sta procedendo in una direzione opposta a quella prevista dal D. Lgs. n. 8: invece di “internalizzazioni” e “civilizzazione”, assistiamo sistematicamente a persistenti e crescenti “esternalizzazioni” e a massicce iniezioni di personale militare collocato in posizioni apicali e al posto dei nostri funzionari. Una situazione davvero inaccettabile, che gli Stati Maggiori hanno giorno dopo giorno costruito ad arte, e alla quale hanno indirettamente contribuito anche CGIL-CISL-UIL che oggi chiedono a gran voce il “Regolamento” sulle funzioni del personale civile (art. 1 D.Lgs n. 7/2014), ma dopo un anno abbondante di colpevole disattenzione e anche di sorrisini ai tavoli ogni qual volta FLP DIFESA ne denunciava la non attuazione. Un obiettivo, quello perseguito dagli SS.MM., che di certo guarda anche alla previsione dell’art. 280 del Libro Bianco , che afferma che “sarà esplorata la possibilità che l’industria possa assorbire alcunestrutture tecnico-industriali del MD e, grazie a specifiche norme, il relativo personale”. E il cerchio così si chiude!
In questo quadro a tinte fosche e con prospettive per noi civili assolutamente allarmanti, posto che la soluzione finale sembra essere proprio la fine degli Stabilimenti industriali per come sinora l’abbiamo conosciuti, onestà intellettuale ci impone comunque di differenziare tra loro l’operato degli SS.MM. Per quanto attiene il riordino degli Stabilimenti industriali dell’Esercito, già avvenuto attraverso i DD.MM. 31.12.2014 registrati alla Corte dei Conti il 24.03.2015, va detto che le non internalizzazioni e la militarizzazione delle posizioni di lavoro, in particolare nel settore delle lavorazioni, ne hanno costituito certamente i connotati essenziali, come sta avvenendo oggi nel riordino degli Arsenali della Marina. E noi questo lo abbiamo detto con forza, basta leggere il nostro documento sul riordino dei Poli che abbiamo consegnato a SME e che riporta il nostro giudizio conclusivo (vds. il Notiziario n. 81 del 27.07.2015). Abbiamo però riconosciuto, all’interno dello stesso documento, che Stato Maggiore Esercito aveva aperto un confronto vero con il Sindacato, sul piano nazionale prima e sul piano locale poi, presentando le proprie proposte di organigrammi e incarichi nei singoli Poli e gli schemi di provvedimento. Dunque, almeno sul piano del metodo, va riconosciuto a SME trasparenza e coinvolgimento pieno delle Parti sociali.
Esattamente l’opposto di quanto sta avvenendo in ambito Marina, dove il tratto essenziale del riordino di Arsenali e Centri tecnici è costituito dalla poca trasparenza delle scelte di riorganizzazione e dalla esclusione di fatto del Sindacato, sul piano nazionale e ancor di più sul piano locale. Scelte tutte di SMM, nel merito peraltro poco condivise dalla stessa Dirigenza degli Stabilimenti, che si è trovata un riordino di fatto imposto, senza alcun legame con le situazioni e con le esigenze reali degli Stabilimenti.
Con queste premesse, e anche alla luce dei più recenti accadimenti, abbiamo scritto l’allegata lettera all’amm. G. De Giorgi, Capo di SMM, nella quale denunciamo i fatti e chiediamo un incontro.
La riunione di stamattina a Palazzo Marina con SMM-1° Reparto è servita a fare il punto di situazione sull’impegnativa riorganizzazione degli Arsenali M.M., prevista dall’art. 2259-sexies del COM.
Ricordiamo brevissimamente le tappe ad oggi di questo processo: in avvio, la presentazione in data 13 novembre 2014 alle OO.SS. nazionali del primo progetto elaborato da SMM-1° Reparto, rispetto al quale esprimemmo subito alcune valutazioni critiche: l’insufficiente civilizzazione, la “militarizzazione” di alcuni settori strategici (lavorazioni in primis), la mancanza di piani industriali, etc.; quindi, il fallimento del tentativo di trovare una sponda sui tavoli locali, atteso che dal primo tavolo locale, quello di Augusta, emerse una durissima posizione unitaria di RSU e OO.SS. terr., che indusse la F.A. a rivedere il progetto. In ultimo, l’incontro del 30 aprile u.s. con il nuovo Comandante Logistico della MM e l’annunciata rivisitazione da parte di MARICOMLOG dell’originario progetto di riordino degli Arsenali, che ripubblichiamo su questa stessa pagina, e che si è poi tradotto nella ridefinizione del progetto di riorganizzazione dei tre Arsenali con le nuove articolazioni organizzative e le relative posizioni, che, inviate a fine maggio alle tre Direzioni, hanno costituito la base di avvio dei confronti locali.
Delle prime risultanze di detti confronti locali, abbiamo già riferito nel Notiziario n. 73 del 6 u.s.: a fattor comune per tutti e tre gli Arsenali (si veda:Taranto, nota unitaria 22 giu.; La Spezia, nota RSU 7 lug; Augusta, vnota RSU 14 lug, tutte pubblicate su questa stessa pagina), sono emersi dal fronte sindacale giudizi critici sugli assetti prospettati, forti preoccupazioni sull’assenza di piani industriali, di investimenti e di turnover, e molti interrogativi sul futuro degli stessi Enti anche alla luce delle previsioni di esternalizzazioni di lavorazioni e personale del Libro Bianco. Posizioni che ben comprendiamo, atteso che hanno costituito l’asse portante delle rivendicazioni di questi mesi della nostra O.S., come è desumibile dalla lettura dei diversi nostri Notiziari sul tema Arsenali, e che peraltro, nella riunione odierna, abbiamo riproposto pari pari allo SMM.
Noi pensiamo che passi in avanti – anche significativi – rispetto al primo progetto di riordino di SMM siano stati fatti di sicuro, di questo diamo atto alla FA, ma permangono purtroppo ancora punti critici. In primis, vi è la necessità di comprendere bene, oltre alla mission generale, anche le mission specifiche di ciascun Arsenale, che giustificano quella fisionomia e quell’organigramma, in una parola il c.d. “piano industriale” che andrà a sostenere il progetto di riordino, che è bene esplicitare anche perché non potrà non trovare posto nei decreti ministeriali di struttura; in secondo luogo, vi è l’esigenza di implementare il numero e le posizioni apicali civili all’interno di alcuni settori, in primo luogo il Reparto manutenzioni navali e il Reparto commerciale/lavorazioni esterne, troppo militarizzate, che a nostro avviso assumeranno una posizione strategica nei futuri gli Arsenali; in terzo luogo, vi è la necessità di proseguire il confronto sui tavoli locali, magari con una maggiore disponibilità da parte dei Dirigenti, alcuni dei quali hanno dato l’impressione di non dare il giusto rilievo alle richieste di OO.SS./RSU.; infine, vi è necessità di avere risposte, in primis politiche, su una serie di questioni (turnover; risorse disponibili; formazione; internalizzazioni; piani Brin; etc.), che appaiono decisive per il buon esito della riordino.
SMM ha preso atto delle nostre argomentazioni, ed ha confermato il proprio intendimento di procedere in avanti nel percorso di riordino, anche attraverso un maggiore coinvolgimento del Sindacato. Questa la road map: SMM rivedrà il progetto di riordino di COMLOG anche alla luce di quanto emerso sinora sui tavoli locali, e ce lo invierà per un’ ultimo esame; contestualmente, A.D. procederà alla messa a punto degli schemi dei DD.MM. (struttura sino a livello di Reparto), che abbiamo chiesto vengano inviati alle OO.SS.; a chiudere, gli o.d.g. del CSMM, con l’assetto a valle dei Reparti, che auspichiamo condiviso.
Un’ incontro, quello di oggi, certo utile, in attesa delle indifferibili e urgenti risposte politiche.
La Marina Militareha deciso di forzare la mano e le tappe sul riordino degli Arsenali MM, una forzatura che fa il paio con quella portata avanti, pur non da sola, sulla vicenda legata alla “legge navale” che ha sortito una denuncia pubblica da parte di un autorevole membro del Parlamento.
Partiamo da quest’ultima vicenda. E’ noto che l’amm. De Giorgi, Capo di SMM, vuole fortissimamente il rinnovo della flotta navale, a suo giudizio ridotta quasi ai minimi termini, come ha ripetuto anche nel corso dell’audizione del 12 novembre in Senato: entro il 2025, delle attuali 60 navi (di cui, a suo dire, mediamente operative solo in 20), in 54 dovranno essere dismesse e verranno sostituite da una trentina di nuove unità, per le quali si prevede una spesa complessiva di 10 mld. Di questo si è discusso in Commissione Difesa della Camera, che in data 4.12.2014 ha espresso parere favorevole sull’A.C. 116 (programma navale) ma condizionandolo a una serie di richieste non di poco: ricerca del dettaglio sulle unità da dismettere; garanzie da parte delle imprese assegnatarie; trasparenza sui contenuti degli accordi negoziali tra A.D. e le stesse imprese; richiesta al Governo di diversi chiarimenti sulla spesa per armamenti posta a carico del MISE (Ministero dello Sviluppo Economico), mentre il 20 gennaio ha dato sempre parere positivo all’A.C. n. 128 (Schema DM sulle modalità di utilizzo dei contributi pluriennali), ma anche questa volta condizionato. In primis, alle richieste precedenti su A.C. 116, ribadite dalla Commissione perché ancora inevase dall’AD, che evidentemente fa difficoltà ad accettare quanto previsto dalla L. 244 sul controllo parlamentare della spesa per armamenti; in secondo luogo, ad un ulteriore e pesante vincolo relativo alla prima tranche dei finanziamenti, pari a 5,4 mld di euro, somme già trovate e iscritte al bilancio del MISE, con un risparmio secco di quasi 1,5 mld di interessi su mutui. Ebbene, il relatore on. Scanu ha avuto l’ardire di chiedere che questo 1,5 mld. risparmiato fosse destinato al miglioramento dei conti pubblici, e non impegnato in altre navi. Immediata è stata la reazione dei poteri forti della Difesa, come denunciato dallo stesso on. Scanu, che aveva già detto di “essere stato fatto oggetto di continue pressioni, provenienti da parti diverse, miranti a indurlo a rivedere la sua proposta di parere” (vds. resoconto 4.1.2014, sul nostro sito). Senza risultato, però, atteso che il parere è rimasto quasi lo stesso. Pubblichiamo su questa stessa pagina i pareri e i resoconti parlamentari in argomento e un articolo di novembre u.s. sull’argomento del Fatto Quotidiano.
La seconda vicenda riguarda invece il riordino degli Arsenali M.M., che SMM sta portando avanti in modo sostanzialmente unilaterale, senza un vero confronto con il Sindacato. Una circostanza non nuova per la M.M. che da anni riordina e modifica le proprie strutture con direttive e o.d.g. a firma del Capo SMM senza uno straccio di informazione alle OO.SS. nazionali, come fanno invece SMA e SME. Alla luce dei problemi intervenuti nel riordino dei MARISTANAV (ex Maribase) e Comandi Marina (ex Maridipart), subito dopo l’entrata in vigore del D.Lgs. 7/2014, avevamo chiesto al Capo del 1° Reparto di MARISTAT di costruire un percorso di riordino che coinvolgesse le OO.SS., e di orientare le scelte nella direzione indicata dal D.Lgs. 7 (“attribuzione di compiti e funzioni al personale civile”) e dalla Ministra Pinotti.
Nel corso del primo (e sinora unico) incontro nazionale sull’argomento (13.11.2014, vds, Notiziario n. 118), il Capo del 1° Reparto, amm. P.L. Ricca, delineò le linee portanti di questo riordino, illustrate nel documento poi consegnato alle OO.SS., che ripubblichiamo sul nostro sito insieme con la nota pervenuta recentemente (e tardivamente) da MARISTAT alle OO.SS. nazionali. Non riproporremo qui le considerazioni a suo tempo svolte da FLP DIFESA e riportate nel Notiziario n. 118, ci preme solo ricordare le nostre valutazioni sul modello organizzativo proposto da SMM, rispetto al quale avevamo rappresentato “la genericità della configurazione tipo e degli organici, che sono riferiti solo ai numeri complessivi e senza alcun dettaglio relativo ai ruoli e agli incarichi del personale civile. E’ dunque chiaro che, sulla base delle comunicazioni dello SMM che appaiono allo stato solo delle buone e condivisibili intenzioni, non sia possibile esprimere alcuna valutazione di merito, né ritenere avviato in modo soddisfacente la prima tappa di questo importantissimo riordino”. Questo avevamo detto. E’ chiaro allora come sperassimo in una seconda riunione di livello nazionale, in cui fosse possibile scendere più in dettaglio sul modello organizzativo dei futuri Arsenali e definirne meglio la “configurazione tipo” e gli “organici”, in modo più rispettoso sia delle previsioni ex art. 1 D.Lgs. 7/2014 sugli impieghi civili che delle linee programmatiche della Ministra Pinotti espresse in Parlamento (vds. Notiziario n. 25 del 17.03. 2014), che apparivano disattese. Ma oltre che sperarlo, pensavamo che una seconda riunione con le finalità di cui sopra agevolasse al massimo il percorso di riordino degli Arsenali MM, che, al pari di quanto avvenuto per il riordino dei Poli dell’Esercito, fissasse configurazione base, organico e regole d’ingaggio che, proprio perché convenute sul tavolo nazionale, costituissero il punto di partenza condiviso in previsione del secondo e più importante passaggio, quello relativo ai tavoli locali di confronto con le Rappresentanze sindacali locali e le RSU, chiamate a definire a valle, negli aspetti più specifici, configurazione e dimensionamento dei tre Arsenali.
Ebbene, abbiamo sinceramente sperato che MARISTAT imboccasse decisamente questa strada. Ad un certo punto, ne eravamo quasi sicuri e attendevano per questo la convocazione del tavolo nazionale. E invece, questo secondo tavolo alla fine non s’è fatto e quindi, avendo evidentemente lo SMM considerato esaurito il confronto nazionale di avvio del percorso di riordino degli Arsenali MM fissato dalla road map, MARISTAT ha dato il via libera ai confronti locali, e ancora una volta, come è oramai costume consolidato di questa F.A. nell’era De Giorgi, senza uno straccio di informazione alle OO.SS. nazionali. Che è arrivata tardivamente, con la nota pubblicata su questa stessa pagina, e comunque dopo il nostro intervento conseguente al sorprendente avvio del tavolo di Augusta.
Ma lì, come era immaginabile, si è aperto subito un forte contenzioso con OO.SS. ed RSU, che hanno registrato una proposta della Direzione Arsenale addirittura peggiorativa rispetto a quella già estremamente limitativa di MARISTAT presentata al tavolo nazionale il 13 novembre u.s.. Una proposta così indigeribile, evidentemente, che ha dato luogo alla messa a punto di un documento unitario di tutte le sigle presenti nell’Ente e delle RSU, che pubblichiamo su questa stessa pagina. Un documento estremamente lucido e dettagliato, che invitiamo tutti a leggere integralmente, nel quale ci riconosciamo quasi pienamente come FLP DIFESA nazionale, atteso che in esso sono presenti analisi e considerazioni ripetutamente da noi svolte in nostri precedenti Notiziari, anche dedicati alla vicenda Arsenali.
Ad Augusta, si sta celebrando in queste ore un rito abbastanza scontato. Innanzitutto, e non è un caso a nostro avviso, che la scelta della sede del primo confronto locale sul riordino degli Arsenali sia stata Augusta, e cioè quella dove il precedente riordino di MARISTANAV e COMANDI MARINA ha registrato il minore conflitto tra le Parti, scoppiato invece in grande stile a Taranto e soprattutto a La Spezia.
In secondo luogo, in questo primo confronto, abbiamo assistito ad una sorta di gioco delle Parti, in cui la locale Direzione fa proposte ampiamente peggiorative con l’intento, alla fine, di portare a casa qualche altro punto rispetto a quelli già presenti nel modello nazionale, già ampiamente insufficiente, segnando così una traccia anche per quelli che MARISTAT prevedibilmente ritiene i confronti locali più ostici (TA e SP).
Quale è allora l’obiettivo finale di questo percorso? Molto semplice: la militarizzazione degli Arsenali Militari, l’affidamento a personale militare dei posti e degli incarichi più importanti, soprattutto quelli che fanno riferimento alla parte lavorazioni, con la collocazione in posizione secondaria delle maestranze civili. Questo è il disegno che si vuole far passare, questo è il disegno che forzatamente persegue SMM per il riordino degli Arsenali della Marina Militare, e che appare in un qualche modo parallelo e alquanto complementare alle forzature denunciate dall’on. Scanu sulla c.d. “legge navale”.
Ma è proprio questo il disegno che non deve passare in nessun modo, e che pensiamo non passerà per l’azione di contrasto forte alla quale il Sindacato tutto è chiamato, quello nazionale e quello locale. FLP DIFESA apre da subito la vertenza: avvieremo nei prossimi giorni una campagna di mobilitazione dei lavoratori con assemblee aperte in tutti e tre gli Arsenali, denunceremo ai media il tentativo di militarizzazione, e assumeremo iniziative forti presso Ministra e Commissioni Difesa.
Notiziario FLP DIFESA n. 67 del 23 luglio 2019 – Prosegue in Commissione Difesa del Senato il ciclo di audizioni sulle problematiche degli Enti industriali delle Difesa (Poli dell’Esercito e Arsenali della Marina). Dopo quelle del SGD/DNA, del D.G. AID, del Cte Logistico M.M Amm. E. Serra (vds. Notiziario n. 60 del 4 luglio) e […]
Notiziario FLP DIFESA n. 60 del 4 luglio 2019 – La Commissione Difesa del Senato si sta occupando, in questi giorni, dell’ “affare assegnato n. 257”, che riguarda “lo stato e le funzioni degli enti dell’area industriale della difesa” e, a tal proposito, ha programmato un ciclo di audizioni. Sono già stati auditi il S.G./DNA […]
Notiziario n. 105 del 24 settembre 2018 – Continuano, presso le Commissioni Difesa riunite congiuntamente, le audizioni dei Vertici della Difesa, che si iscrivono nel contesto della “ricognizione” disposta dalle stesse Commissioni in avvio del loro mandato. E così, dopo l’audizione della Ministra Trenta (Notiziario n. 86 del 9 u.s.), sono venute quelle del Capo […]
Notiziario n. 131 del 9.12.2015 – Tra i provvedimenti di riordino in chiave riduttiva discendenti dai Decreti Legislativi nn. 7 e 8 del 28 gennaio 2014, attuativi della L. 244/2012, una posizione di primissimo rilievo è certamente occupata dalle riorganizzazione degli Stabilimenti industriali del MD, Poli Esercito e Arsenali MM in primis, una volta autentico […]
Notiziario n. 78 del 15 luglio 2015 – La riunione di stamattina a Palazzo Marina con SMM-1° Reparto è servita a fare il punto di situazione sull’impegnativa riorganizzazione degli Arsenali M.M., prevista dall’art. 2259-sexies del COM. Ricordiamo brevissimamente le tappe ad oggi di questo processo: in avvio, la presentazione in data 13 novembre 2014 alle […]
Notiziario n. 17 del 9 febbraio 2015 – La Marina Militare ha deciso di forzare la mano e le tappe sul riordino degli Arsenali MM, una forzatura che fa il paio con quella portata avanti, pur non da sola, sulla vicenda legata alla “legge navale” che ha sortito una denuncia pubblica da parte di un […]