Madia e CGIL-CISL-UIL, felici e contenti per lo straordinario accordo raggiunto
Si riporta il testo del “comunicato stampa” di ieri di CSE che esprime considerazioni di merito molto critiche sul’ “accordo truffa” del 30.11.2016 che, dopo 7 anni di blocco, arriva a soli pochi giorni dal voto referendario e rappresenta di fatto un autentico endorsement al “si”, come tutti i lavoratori hanno ben compreso. Lo pubblichiamo su questa stessa pagina per la goduria dei colleghi.
” Altro che contratto degli statali!!!
A pochi giorni dalla consultazione referendaria CGIL CISL e UIL firmano una dichiarazione di intenti preelettorale assolutamente generica che non produrrà alcun effetto immediato. Un’iniziativa che vuole far credere ai lavoratori che si sia rinnovato il contratto, quando non è così.
L’intesa sottoscritta con il Governo non è il contratto di lavoro ma semplicemente un impegno di carattere politico e la strada per arrivare al rinnovo risulta ancora lunga e piena di ostacoli. Assecondando la propaganda elettorale del Premier Renzi, CGIL CISL e UIL non solo non hanno portato a casa nulla per i lavoratori del pubblico impiego, ma hanno anche pregiudicato il futuro della contrattazione che, necessariamente, dovrà aprirsi all’Aran con tutti i soggetti rappresentativi. Perché oltre quelle cifre, lanciate senza che vi sia alcuna copertura per il 2018, difficilmente si potrà andare nel momento in cui si parlerà veramente di rinnovi contrattuali. Le risorse stanziate fino ad oggi dalle leggi di Stabilità 2016 e 2017 ammontano a meno di 1 miliardo, equivalenti a circa 20 € lordi pro capite. Una cifra ben lontana dai 5 miliardi necessari per raggiungere gli 85 euro sbandierati dal Governo. La differenza dovrebbe essere allora reperita nella legge di Bilancio 2018.
Con l’intesa CGIL, CISL e UIL rinunciano a difendere il diritto dei lavoratori pubblici ad avere una giusta retribuzione e la possibilità di recuperare – almeno parzialmente – il potere di acquisto delle buste paga svalutate artificialmente con un blocco legislativo delle retribuzioni di ben 7 anni. Basti ricordare che i contratti del lavoro privato rinnovati in questi mesi hanno previsto aumenti medi di 90 €, dopo aver già avuto gli aumenti medi complessivi di circa 230€ con i due rinnovi relativi ai trienni precedenti.
Tra le altre cose, con questa intesa, si rinuncia anche ai 6 mesi del precedente triennio contrattuale, che la Corte Costituzionale aveva sancito spettare ai dipendenti pubblici.Inoltre, fino a quando non verrà approntata una legge apposita che dia la possibilità di superare i vincoli imposti dalla riforma Brunetta, sarà estremamente difficile aprire concretamente il tavolo negoziale per il nuovo contratto. L’articolo 17 della legge delega 124 del 2015, infatti, non fa alcun riferimento alla possibilità di modifica delle norme sulla contrattazione. Servirà dunque una legge ad hoc per aprire il vero e proprio contratto che, a sua volta, sarà reso difficile dalla necessità di omogeneizzare la parte normativa dei comparti unificati dopo l’approvazione della riforma della pubblica amministrazione.
La FLP-CSE, che è il sindacato grazie al quale si è pronunciata la Corte Costituzionale e si è costretto il Governo a riparlare di contratti pubblici, continuerà, invece, la sua battaglia al fianco dei lavoratori e delle lavoratrici per un rinnovo contrattuale vero a tutela degli stipendi stipendi e delle professionalità del lavoro pubblico” .
Il comunicato evidenzia la fumosità dell’accordo, che è stato accompagnato in queste ore da un indecoroso battage da parte dei media. Ma ci poniamo altri interrogativi: si parla di 85 € (a regime e medi, attenzione!), ma le coperture 2018 non ci sono nel DDL bilancio votato dalla Camera; che senso ha poi sottoscrivere un accordo con un Governo che tra tre giorni potrebbe saltare? chi stipulerebbe un accordo di compravendita con un’azienda che solo dopo tre giorni potrebbe fallire? e quale infine è l’affidabilità di questo Governo che negli anni si è caratterizzato per le posizioni ostili verso lavoratori e sindacati? Allora, è chiaro: solo un assist al “si”, anche da parte di chi è scesa in piazza per il “no”. Meditate gente, meditate!
Il Sottosegretario alla Difesa Domenico Rossi, già generale di CA dell’Esercito ed ex Presidente COCER IF
Il Sottosegretario Rossi ha incontrato oggi le OO.SS., a tavoli separati (cinque in totale, uno per la triplice e quattro per ciascuna delle altre OO.SS.), nei quali ha fatto la stessa relazione per cinque volte consecutive in due ore (così si usa in Difesa…) illustrando la proposta di A.D. per risolvere la spinosa questione relativa ai “lavori insalubri”, innescata dalla circolare PERSOCIV n. 16749 del 14.03.2016 (vds. allegato 1 pubblicato su questa stessa pagina) in virtù degli effetti prodotti sul personale in servizio che vede azzerarsi o allontanarsi di molto il beneficio pensionistico (dai numeri forniti dal Sottosegretario, sono 8 i lavoratori bloccati e 711 quelli pensionandi nei prossimi 10 anni).
Come si ricorderà, nei mesi scorsi non avevano prodotto alcun risultato pratico né il primo confronto tecnico richiesto dalla nostra O.S. (Notiziario n. 52 del 28.04.2016) né il secondo incontro a PERSOCIV (Notiziario n. 118 del 12.10.2016), in quanto la D.G. ritiene la circolare frutto del portato normativo e in linea con la nota sentenza del 2012 della Corte dei Conti. Da qui, il rinvio al tavolo politico.
Sul punto, questi gli intendimenti di A.D.: predisporre una modifica al Decreto Luogotenenziale n.1100/1919 per attualizzare l’elenco dei lavori insalubri; predisporre uno schema di provvedimento di modifica del DPR 1092/1973 nella parte (art. 25) in cui prevede l’applicabilità del beneficio ai soli “operai” e da cui poi le sentenze di Consiglio di Stato (Sz. IV, n. 70/1998) e Corte dei Conti (n. 545/2012), prevedendone l’applicabilità a tutto il personale (operaio e non) operante nelle aree c.d. “attive”; infine un DM con la rivisitazione dell’elenco dei “polverifici”. Questi gli intendimenti di A.D., accompagnati dalla disponibilità della Direzione Generale di riesaminare, se richiesto, la situazione di servizio dei lavoratori interessati.
Preso atto di questi intendimenti, la nostra O.S. ha segnalato in primo luogo che la circolare continuerà comunque a produrre i suoi effetti negativi sul personale in servizio, che ledono a nostro avviso precisi diritti acquisiti e peraltro sulla base di precedenti disposizioni della stessa D.G.; in secondo luogo, le soluzioni legislative prospettate, ancorchè utili ed opportune ai fini della cancellazione del riferimento alla oramai inattuale categoria degli “operai”, presentano però tempi e percorsi lunghi e peraltro da concertare con altri soggetti, che comunque, se e quando arriveranno, produrranno i loro effetti solo ex post, e dunque non risolveranno il danno già prodotto o che si produrrà sui lavoratori oggi in servizio. Il rischio evidente è che si producano una montagna di contenziosi contro A.D. e i Dirigenti responsabili.
Nella seconda parte della riunione, abbiamo rifatto al Sottosegretario Rossi l’elenco delle nostre ben note doglianze, ottenendo, come al solito, “non risposte” anche difficili da comprendere e rinvii sine die:
su “fondo aggiuntivo” e “progressioni verticali”, di cui non c’è nulla nel maxiemendamento relativo alla legge di bilancio 2017 votato lunedì scorso dalla Camera, l’on Rossi ha detto che A.D. sta continuando a lavorare, come e con quali strumenti e tempi non è dato sapere;
sulla “tabella di corrispondenza militari/civili” ci sono ulteriori ritardi e dunque non sia sa quando uscirà il DPCM (abbiamo detto all’on. Rossi che sono già passati 3 anni, e dunque ai ritardi non ci crediamo più);
sul “Libro Bianco”, abbiamo appreso dal comunicato sulla riunione ultima del Consiglio Supremo di Difesa che pubblichiamo su questa stessa pagina in allegato 2, che “a breve inizierà l’iter parlamentare” dei provvedimenti attuativi, evidentemente già impacchettati: e il confronto preventivo con le OO.SS. su cui A.D. si era impegnata?;
nessuna risposta, allo stato, nonostante gli impegni precisi assunti, su “problema transito forestali”, su transito competenze di PREVIMIL all’Arma CC e sulle “agibilità sindacali”, questione quest’ultima in campo da due anni e mezzo;
infine, le forti criticità che stanno emergendo dai tavoli locali in materia di distribuzione del FUS 2016, frutto di un accordo FUA mal fatto e poi dopo anche mal gestito, di cui il Sottosegretario ha detto di non sapere nulla (mah!), e quelle più recenti conseguenti alla nota PERSOCIV sui turnisti, diffusa senza alcun confronto con le OO.SS.
Un mare di questioni irrisolte, come si vede, che producono malessere sul personale civile, come da noi accertato nel corso delle numerose assemblee fatte in questi due mesi, e che da qui a fine anno dovranno trovare risposte e impegni precisi da parte del Vertice politico, altrimenti apriremo una fase vertenziale che risulta non più rinviabile.
Notiziario n. 141 del 2 dicembre 2016 – Si riporta il testo del “comunicato stampa” di ieri di CSE che esprime considerazioni di merito molto critiche sul’ “accordo truffa” del 30.11.2016 che, dopo 7 anni di blocco, arriva a soli pochi giorni dal voto referendario e rappresenta di fatto un autentico endorsement al “si”, come […]
Notiziario n. 140 del 1 dicembre 2016 – Il Sottosegretario Rossi ha incontrato oggi le OO.SS., a tavoli separati (cinque in totale, uno per la triplice e quattro per ciascuna delle altre OO.SS.), nei quali ha fatto la stessa relazione per cinque volte consecutive in due ore (così si usa in Difesa…) illustrando la proposta […]